Zanardi, lo sport e una società inclusivamattia
Gio, 07/02/2020 – 08:13


Italian

Angela Lorenzin

In questi giorni stiamo seguendo le notizie sulle condizioni di salute di Alex Zanardi, che, dopo l’incidente in handbike di venerdì 19 giugno, si trova ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Siena. Dalle corse con le auto alle paralimpiadi, la carriera sportiva del campione è stata segnata da innumerevoli successi, ottenuti con una tenacia straordinaria.

Alex Zanardi è da anni un esempio di impegno, di forza e di resilienza: una persona che è stata in grado di riprogrammare la sua vita, riaffermandosi nuovamente nello sport come campione in ambito olimpico: il suo operato è uno stimolo per molti, siano esse persone con o senza disabilità.

Ragionando su come la sua “seconda vita” possa essere considerata un esempio importante, abbiamo colto l’occasione per trattare il tema dell’inclusione.

SOCIETÀ

Ne abbiamo parlato con la professoressa Laura Nota, docente del dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia dell’università di Padova e delegata del Rettore in materia di inclusione e disabilità: “Alex Zanardi ha agito con grinta e ha affrontato una situazione difficile, con fatica, investimento e duro lavoro. Questi aspetti sono importanti per tutti e per tutte”.

Quando questo può associarsi con l’inclusione?

“C’è inclusione quando iniziamo a pensare a quali condizioni possano essere realizzate per far sì che si permetta a tutti e a tutte di crescere ed evolversi al meglio. Si tratta di creare condizioni sociali, economiche ed educative, perché coloro che hanno delle difficoltà, ma non solo, possano vivere vite di qualità. Dobbiamo ricordare ad esempio che le possibilità economiche e le conoscenze che una persona ha, grazie ad esempio allo status socio-economico, possono fare la differenza in termini di opportunità di recupero: inclusione significa creare queste condizioni per chi non le possiede”.

Come può, quindi, un atteggiamento inclusivo fare la differenza, non solo nello sport ma in ogni ambito di vita, nello sviluppo di nuove abilità? Tutti noi possiamo fare la differenza se sviluppiamo la capacità di individuare le eterogeneità negli ambienti che frequentiamo, di  favorirle e promuoverle. Come spiega Laura Nota, “sviluppare una mentalità inclusiva significa agire perché le eterogeneità aumentino, coinvolgendo persone con caratteristiche molto diverse e valorizzandone le differenze e le unicità”, prosegue la professoressa, “dare spazio a tutte le voci è un processo impegnativo e lungo che richiede sensibilizzazione, educazione, formazione e attenzione”.

Non è quindi sufficiente prevedere la presenza di una persona con disabilità in un contesto per parlare di inclusione: inserimento e integrazione non sono suoi sinonimi.

C’è inclusione quando si mette in atto un cambiamento culturale, che consiste nel guardare la realtà con occhi diversi, per scovare le discriminazioni e lottare per eliminarle. Una mentalità, dunque, che valorizza eterogeneità, unità e partecipazione di tutti e tutte.

Nonostante la nostra società abbia dato valore e importanza all’idea che tutti possano fare sport, e che le attività sportive siano fonte di benessere e di crescita per gli esseri umani, al di là delle eterogeneità che li caratterizzano, è necessario investire ancora molte risorse per raggiungere l’obiettivo. Laura Nota sottolinea: “Lo sport favorisce la qualità della vita, permette le relazioni sociali, garantisce un tempo libero piacevole e positivo, aiuta a mantenersi in salute. Questi sono diritti per tutti e tutte. Ora il mondo dello sport si sta interrogando più a fondo su cosa significhi costruire contesti sportivi inclusivi, perché questi richiedono la compresenza di tutti all’interno della stessa attività sportiva, invece che in percorsi separati”.

Uno degli esempi di inclusione in ambito sportivo è portato dal baskin, uno sport che si ispira al basket, ma che ha strutturato le sue regole per favorire i gruppi misti, per genere e per presenza o meno di disabilità. Con l’introduzione di un regolamento innovativo si mette in discussione la rigida struttura degli sport ufficiali e si creano nuove possibilità di relazione attraverso la condivisione degli stessi obiettivi sportivi: “Il baskin promuove i momenti sportivi che esprimono la forza dell’eterogeneità e trasmette l’idea che si debba aumentare la percezione della complessità della realtà in cui viviamo”.

Promuovere una mentalità inclusiva non è semplice: si tratta infatti di un processo complesso, ostacolato da innumerevoli barriere di tipo sociale, culturale ed economico.

“La costruzione di una società inclusiva è forse un’utopia, ma il nostro compito è costruire vie per andare verso la Luna. L’inclusione è una via, un abbattimento di barriere che possono essere sociali, come i pregiudizi, gli stereotipi, la propensione a non coinvolgere le persone nelle decisioni, la conservazione dei privilegi, le discriminazioni, ma anche economiche, come la distribuzione iniqua di ricchezze e opportunità”, e prosegue, “l’inclusione è ostacolata inoltre da barriere linguistiche, usate per etichettare gruppi di persone e per creare immagini negative che alimentano il distanziamento sociale, e da barriere burocratico-amministrative che comportano difficoltà ulteriori per chi ha delle vulnerabilità”.

Le problematiche che si affrontano nella sensibilizzazione al vivere inclusivo sono connesse, dunque, all’abbattimento di queste barriere, perché, come spiega la professoressa, “gestire un contesto in modo inclusivo significa distribuire di più il proprio potere decisionale. Questo costa fatica e necessita di strumenti culturali adeguati”.

Per questo motivo, la formazione all’inclusione va fatta a partire dalla tenera età. I bambini sono i nuovi germogli della società: insegnare loro a riconoscere le eterogeneità, a esaltare i punti di forza delle unicità delle persone e a non lasciare indietro nessuno sarà la chiave per la creazione delle società inclusive del futuro.

Avanzare a passi spediti verso l’inclusione è auspicabile e possibile. L’università di Padova si sta muovendo in questa direzione seguendo le indicazioni della letteratura scientifica più recente, oltre a quelle fornite dalle migliori istituzioni internazionali, tra le quali l’Agenda 2030. L’impegno dell’ateneo è costante nei progetti che prevedono azioni di sensibilizzazione, formazione ed educazione, promozione di linguaggi inclusivi, oltre che nella creazione di alleanze con le istituzioni del territorio e le università.

“Bisogna imparare a ragionare con una visione più complessa della realtà, perché ciascuno possa declinare il proprio lavoro in modo inclusivo e sostenibile”, e conclude “In questa operazione c’è posto, e anzi, c’è il bisogno di tutti e tutte”.

Alex Zanardi nella sua “seconda vita” può essere considerato un esempio di inclusione, nello sport e non solo. Il suo operato è stato di stimolo per molti, persone con o senza disabilità: “C’è inclusione quando iniziamo a pensare a quali condizioni possano essere realizzate per far sì che si permetta a tutti di crescere ed evolversi al meglio”, spiega la professoressa Laura Nota

has_gallery

hp Diritti-parita-inclusione
1

Comments

comments