Venezia 1600: un dialetto e una linguafrancesca.forzan
Sab, 05/29/2021 – 08:11


Italian

Francesca Forzan

È lunga quanto quella di Venezia la storia che racconta l’evoluzione del suo dialetto, per secoli lingua ufficiale della Repubblica di Venezia e dei territori in cui veniva parlato.

CULTURA

Il prosessor Lorenzo Tomasin racconta l’origine del veneziano

Il punto di svolta per il dialetto veneziano arriva con il Rinascimento, quando Venezia è all’apice della sua storia politica ed economica. È una delle città più popolose d’Europa, centro nevralgico per il commercio, terra che accoglie immigrati dalla terraferma veneta, lombarda e friulana e da molti di quei paesi oltre confine con cui intratteneva relazioni commerciali. A dimostrarlo, tracce ancora oggi esistenti nella toponomastica della città dove negli storici “nizioleti” (cartelli stradali dipinti sugli intonaci e sui muri delle case) si incontrano, ad esempio, calle degli Albanesi e dei Ragusei, il fondaco (‘emporio commerciale’ dall’arabo) dei Turchi, la chiesa degli Armeni o in parole come ‘ghetto’ coniata nel 1500, quando la comunità ebraica di Venezia viene chiusa in una zona in cui era presente una fonderia, chiamata ‘getto’. 

È una delle capitali culturali dell’Italia e dell’Europa e principale centro di produzione dell’industria tipografica. Ed è proprio in questo momento che Venezia diventa centrale del dibattito sulla lingua e sulla letteratura e centro da cui si diffonde buona parte della produzione poetica, narrativa e teatrale italiana.
Qui vengono scritti e stampati alcuni tra i principali contributi dedicati alla ‘questione della lingua’ e alcune fra le prime grammatiche della lingua italiana. Ricettiva nei confronti della letteratura toscana medievale, Venezia ha avuto un ruolo decisivo nell’elaborazione rinascimentale del modello linguistico unitario. Proprio nella città lagunare, infatti, vengono date alle stampe nel 1525 le Prose della volgar lingua di Pietro Bembo, cardinale, umanista e uomo di lettere che, con questo testo, propone l’utilizzo del toscano del Trecento come lingua letteraria. Il veneziano fin dall’origine, è tra i dialetti italiani, il più affine al toscano dal punto di vista strutturale, basato primariamente sul Toscano vernacolare, sulle opere degli scrittori toscani, in particolare Petrarca, Dante e Boccaccio.

In questo crocevia di lingue e culture diverse, la lingua usata nella vita di tutti i giorni era il volgare cittadino. Un linguaggio utilizzato anche nella poesia e nel teatro che proprio in questo periodo vedono una grande fioritura. Ne sono dimostrazione i contributi in veneziano per il teatro lasciati da Ruzante, Carlo Goldoni, dei fratelli Gaspare e Carlo Gozzi e da molti altri ancora. Leggi, decreti e documenti vengono invece redatti in volgare illustre, una mescolanza tra latino, linguaggio locale ed elementi linguistici sovraregionali.


«Una lingua è un dialetto che ha fatto carriera» Ugo Vignuzzi, docente di dialettologia all’Università La Sapienza di Roma

All’inizio del Seicento, l’utilizzo dell’italiano e del veneziano in città è pressoché definito: il dialetto per il parlato, l’italiano per lo scritto. Continuano invece a mescolarsi, quando utilizzati negli ambienti tecnici, artigianali e marinareschi in particolare dove il veneziano esporta nell’italiano, e in varie altre lingue europee, molti termini specialistici ancora oggi in uso. ‘Quarantena’ una parola che prende origine dall’isolamento di 40 giorni che navi e persone dovevano fare prima di entrare a Venezia, ‘regata’ che sembra indicare le sfide tra barche a remi, ‘gondola’ dal termine greco ‘kountelas‘,  ‘barca’ o dal latino ‘cymbula‘, ‘barchetta’.

Con la fine della Repubblica (1797), il veneziano diventa a tutti gli effetti un dialetto. Vive un periodo di grande vitalità linguistica, quasi esclusivamente relativa al parlato, che dura fino all’età più moderna. Ancora oggi il suo utilizzo è superiore alla media nazionale, sia in ambito domestico, sia in quello informale, sia in quelli legati ad altre situazioni comunicative.

Anche se meno influente rispetto al passato, il dialetto veneziano è ancora oggi particolarmente vivo e attivo. A dimostrarlo sono i dati Istat che dell’anno 2000 raccontano l’uso esclusivo o prevalente che ne veniva fatto in famiglia, pari al 42,6% (contro la media nazionale del 19,1%), con gli amici, pari al 38,2% (media 16%), con estranei, pari al 14% (media 6,8%). La situazione è di sicuro cambiata negli ultimi anni ma secondo il Report Istat riferito al 2015, gli italofoni esclusivi restano al di sotto della metà della popolazione italiana (il 45,9%) e il Veneto, è la regione dove si utilizza di più il dialetto in modo esclusivo: lo parla il 28,7 per cento degli abitanti.

Attualmente il veneziano è parlato a Venezia e nei territori lagunari limitrofi ma anche nell’entroterra e le varianti di questo dialetto sono diffuse in tutto il Veneto. Una caratteristica che riguarda anche la produzione letteraria: il dialetto veneziano, infatti, continua come in passato ad essere anche oggi una lingua produttiva che si identifica con autori e autrici come Marco Paolini, Andrea Zanzotto e molti altri ancora.

È un percorso lungo secoli quello del veneziano, il dialetto che ha accompagnato la storia della città lagunare e che ancora oggi è una lingua viva e particolarmente attiva parlata in città e non solo
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