Storie di farmaci, cure, delitti e leggendefrancesca.boccaletto
Gio, 10/31/2019 – 08:30


Italian

Francesca Boccaletto

Ad aprire l’allestimento, e per la prima volta esposte insieme, due sepolture, rinvenute nel Bellunese, pertinenti a due orizzonti cronologici diversi ma accomunate da grumi di sostanze organiche presenti tra le offerte funebri. La sepoltura del Riparo Villabruna in Val Cismon, risalente al Paleolitico Superiore, e il sito di Mondeval de Sora di San Vito di Cadore, dal Mesolitico, sono legate da primitive prove di cura dentale e da un impasto di resina, propoli, cera d’api e ocra, quest’ultima utilizzata per il suo potere antisettico. Da qui in poi, attraversando i secoli, si snocciolano storie di medicamenti e veleni: tra archeologia e storia della farmacia, il Museo nazionale Atestino di Este ospita la mostra Veleni e magiche pozioni. Grandi storie di cure e delitti (fino al 2 febbraio), progetto espositivo proposto dal Polo museale del Veneto – Museo nazionale Atestino, dall’Università degli studi di Ferrara e dalla città di Este, curato da Federica Gonzato, archeologa, direttrice del museo di Este e, dal prossimo 2020, alla guida del Museo archeologico nazionale di Verona, e da Chiara Beatrice Vicentini, studiosa di storia della farmacia all’Università di Ferrara.

CULTURA

A definire genesi e sviluppo di questo originale allestimento è Federica Gonzato: “Questa mostra è il risultato di un lungo lavoro di studio e ricerca: parte da una riflessione sui farmaci, sui veleni e sulla storia dell’uomo che attraversa tempo e luoghi, soffermandosi sulle trasformazioni degli usi quotidiani e delle conoscenze. Io e Chiara Beatrice Vicentini ci siamo concentrate su un particolare settore di esperienza dell’uomo: abbiamo scelto il farmaco e da lì siamo partite per articolare il percorso, lavorando sul concetto di salute in senso ampio”. E Gonzato precisa: “Il valore scientifico di questa mostra è altissimo, sia dal punto di vista archeologico, i miei studi sull’oppio sono iniziati dieci anni fa, che dal punto di vista della storia della farmacia, Vicentini fa ricerca approfondita, partendo dagli erbari”. 

Le prime evidenze dell’uso dell’oppio nell’Europa continentale risalgono al Neolitico, nel 1329 Cangrande della Scala fu ucciso dalla digitale ed è di Paracelso, nel primo Cinquecento, la definizione del concetto di dosaggio, che segna la linea di confine tra cura e veleno. Dal passato più lontano, passando per Medioevo e Rinascimento, fino a raggiungere l’età odierna, indagando le trasformazioni della vita quotidiana, l’allestimento propone un buon numero di reperti e oggetti, dipinti, manifesti, testi scritti che raccontano frammenti di storia e di mito.

 


Sa molte cose sulla belladonna, l’oppio e i veleni in genere

Dottor Whatson a proposito di Holmes, “Uno studio in rosso”, Sir Arthur Conan Doyle

Il simbolo dei farmacisti è il caduceo, bastone alato con due serpenti che rappresentano l’uno la dose terapeutica, l’altro quella tossica, il veleno. Partendo dall’esplorazione di questo confine, la mostra allarga lo sguardo viaggiando nel tempo e indagando l’evoluzione del sapere e l’acquisizione lenta delle conoscenze mediche, diventate oggi solida scienza ma per secoli legate a leggende, credenze e magie. Accanto ai già citati reperti archeologici, trovano posto confezioni storiche di veleni e farmaci, dipinti con immagini di guarigioni, rare edizioni e manoscritti  che svelano fantasie e leggende popolari, legate nel passato alla stregoneria. Così, ogni vetrina diventa occasione di scoperta, scrigno di informazioni, misteri svelati e curiosità, tappa di un percorso e di una esperienza da consumare senza fretta, seguendo l’ordine coerente pensato dalle curatrici, con il filo rosso dei veleni scelti come protagonisti del racconto, o saltando da una narrazione all’altra, per approfondire ora i miti di Medusa e del fantastico Basilisco, creatura presente in antiche leggende con il potere di uccidere o pietrificare con un solo sguardo, ora gli effetti delle intossicazioni che, nel passato, portavano a scambiare le allucinazioni per possessioni demoniache e in alcuni casi contribuivano alla creazione di leggende che si tramandano ancora oggi: quella che racconta del bacio miracoloso capace di trasformare un rospo in un principe nasce da una verità: la tossina principale isolata dalla cute del rospo Bufo è la bufotenina, una triptamina psichedelica che provoca allucinazioni, euforia e dissociazione dalla realtà. 

Un focus è dedicato ai veleni minerali, uno ai veleni vegetali, un altro ai veleni che gli animali hanno sviluppato sia per la protezione che per la predazione. E ancora, per secoli in cosmetica si usarono prodotti apparentemente innocui, emblematico è l‘utilizzo di prodotti radioattivi nella prima metà del Nocevento, come la saponetta e la cipria Radia (1923) delle Saponerie F.lli Bernardi di Torino, per essere “belle da morire”. La sezione di chiusura si concentra sulla letteratura che spesso ha raccontato storie in cui il veleno è stato protagonista: “Questa ultima vetrina è stata pensata come un gioco, per poter progettare i laboratori per le scuole”, ecco allora Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle e, ovviamente, la saga di Harry Potter di J.K. Rowling.

Il confine tra farmaco e veleno, strettamente legato al dosaggio, è protagonista della mostra “Veleni e magiche pozioni” allestita al Museo nazionale Atestino. Reperti, oggetti, dipinti, libri per scoprire l’origine della medicina e distinguerla dalle fantasie popolari. A raccontare il progetto espositivo è l’archeologa Federica Gonzato, co-curatrice e direttrice del museo di Este
Domenico Scattola, Giulietta nel prendere il sonnifero

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Domenico Scattola, Giulietta nel prendere il sonnifero, olio su tela, 1846, Fondazione Cariverona (dettaglio)
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