Storie d’acqua, fiumi del Veneto: il Silefrancesca.boccaletto
Lun, 05/10/2021 – 08:31


Italian

Francesca Boccaletto

Da Cavasagra e Casacorba di Vedelago fino a raggiungere Portegrandi e la laguna di Venezia: un viaggio lungo 95 chilometri, dalla sorgente alla foce, alla scoperta del fiume Sile, tra aspetti faunistici, lineamenti della flora e presenza degli esseri umani. Dall’area delle risorgive, con i fontanili (fontanassi), i laghetti e le aree paludose, le torbiere, la rete di corsi d’acqua, attraversando l’oasi naturalistica del Mulino di Cervara, le restere, fino a raggiungere il centro storico di Treviso e, infine, la laguna veneziana. Il Sile è un fiume di risorgiva, il più lungo d’Europa, un corso d’acqua con una portata pressoché costante. Un fiume unico, con acque limpide e vive, di straordinaria bellezza ma non privo di fragilità, che da sempre lega il suo scorrere alla storia, alle tradizioni, alla vita delle comunità.

Del Sile scrive Dante. Lo fa nel Convivio, all’interno del quarto trattato, nel capitolo XIV: “Lo terzo si è che molte volte verrebbe prima lo generato che lo generante; che è del tutto impossibile; e ciò si può così mostrare. Pognamo che Gherardo da Camino fosse stato nepote del più vile villano che mai bevesse del Sile o del Cagnano“. E lo fa, soprattutto, con un verso memorabile, nella Commedia, per la precisione nel canto nono del Paradiso, “e dove Sile e Cagnan s’accompagna“, riferendosi al punto in cui i due fiumi (il secondo è il Cagnano) si congiungono, nella città di Treviso. Un riferimento “geografico” che serve al Poeta per introdurre la figura di Rizzardo da Camino: “tal signoreggia e va con la testa alta, che già per lui carpir si fa la ragna“. 

Anche lo scrittore e saggista trevigiano Giuseppe Mazzotti, di cui quest’anno si ricordano i quarant’anni della scomparsa -avvenuta il 28 marzo 1981-, descrive il fiume, illustrandone l’incanto della “nascita”, il corso e ritrovando le tracce del già citato Dante e di Petrarca: “Ad un certo punto, nel fondo di un fossatello, fra due filari di alberi, si vede un po’ d’acqua. Non stagnante, ma viva. Più in qua, più in là si vedono bulicare altre polle e presto la natura del suolo si rivela incerta fra la terra e l’acqua. Sono queste le sorgenti del Sile, che inizia il suo corso tranquillo fra bassi canneti ed erbe palustri. Le sue sorgenti sono state paragonate a quelle del Clitunno, sebbene in realtà siano assai più modeste. Vero è che il piccolo fiume si allarga presto, senza ristagnare, fra rive a cui si affacciano gruppi di alberi, e si distende anche in laghetti formati talvolta da vecchie cave di ghiaia; ma il suo corso, in principio, è indeciso, quasi che l’acqua fosse stupita di ritrovarsi alla luce dopo il lungo viaggio sotto la terra. Dall’aridità del Grappa e del Montello nasce così il miracolo delle chiare, fresche e dolci acque di Treviso. Il Petrarca le vide, e ci piace credere che si sia ricordato di esse nel rievocare la bella contrada di Trivigi. Anche Dante, di Treviso ricorda solo il fluire dei fiumi, e riunisce in un solo verso l’immagine del Sile e del Cagnan scorrenti insieme per lungo tratto senza confondere le acque dell’uno con quelle dell’altro: Dove Sile e Cagnan s’accompagna. Perfino un poeta oscuro e stentato come Fazio degli Uberti, incantato dalla purezza di tali acque, nel suo Dittamondo trova un mirabile verso per definire Treviso che di chiare fontane tutta ride“.

SOCIETÀ


e dove Sile e Cagnan s’accompagna

Dante, Paradiso IX, Commedia

Apriamo così questo episodio dedicato al Sile, inserito nella serie Storie d’acqua, fiumi del Veneto, e a queste prime altissime citazioni affianchiamo le parole di Francesco Vallerani, tra i maggiori studiosi di fiumi, “esploratore” dell’idrografia minore del Veneto, geografo e docente all’università Ca’ Foscari di Venezia (tra i protagonisti anche dell’episodio precedente dedicato al Brenta). Suo questo passaggio, tratto da Acque sorgive tra valori ambientali e idrofilia: il caso del fiume Sile nel Veneto Centrale, che ben descrive le peculiarità del fiume. “Il Sile, dalle sue sorgenti poste nella media pianura a ovest di Treviso fino all’antica foce in laguna di Venezia proprio di fronte all’isola di Torcello, non è solo un corso d’acqua di origine sorgiva, con portata costante e con acque discretamente rapide e pulite fino al centro storico di Treviso, raramente soggetto a dannose tracimazioni, dunque un corridoio fluviale attrattivo fin dall’età preromana. Il Sile ha assunto anche, a più riprese nel corso del ’900, peculiari significati culturali in grado di esprimere lo spirito dei tempi e le attitudini sociali, sia che si tratti delle prime timide prove del modernismo italiano, molto attento allo sfruttamento delle vie d’acqua, che della celebrazione di matrice ruralista di una crepuscolare estetica fluviale durante il ventennio fascista, trasformandosi in seguito nella indiscussa icona dell’ambientalismo regionale, tanto da essere ancora oggi apprezzato come oasi allungata all’interno della caotica città diffusa del Veneto”. 

Entriamo dunque nel vivo di questo viaggio di scoperta. Per raccontare il Sile – esplorandone il percorso, la relazione con l’uomo, la flora, la fauna, le caratteristiche dell’Oasi naturalistica di Cervara, punto di accesso al Parco naturale regionale del fiume Sile – abbiamo scelto di riunire tre voci autorevoli e appassionate: quelle del naturalista Michele Zanetti, del botanico Bernardino Carpenè e di Erminio F. Ramponi, naturalista e direttore dell’Oasi di Cervara.

Montaggio: Elisa Speronello. Foto di Michele Zanetti

Dalla sorgente alla foce

“Le acque limpide e perennemente fluenti del Sile confermano, al primo sguardo, che si tratta di un fiume di risorgiva – spiega il naturalista Michele Zanetti, invitato a descrivere il corso del fiume accompagnandoci dalla sorgente alla foce (qui sopra il suo contributo audio) – Che le sue acque sgorgano cioè da una sorgente collocata in ambiente di pianura e precisamente nella fascia delle risorgive a ovest dell’insediamento urbano di Treviso. Una sorta di ‘culla delle acque nascenti’, collocata tra i terrazzi diluviali dell’alta pianura veneta e i depositi di sedimento fine e impermeabile della bassa pianura. Qui, tra le località di Cavasagra e Casacorba, al confine tra i comuni di Vedelago e di Piombino Dese e dei territori provinciali di Treviso e di Padova, le acque del Sile vengono alla luce. La sorgente, o meglio, quella che per convenzione viene considerata tale è una pozza di risorgiva denominata Fontanazzo della coa longa, dove la coa, coda in italiano, è il ruscello che si snoda dalla pozza e che rappresenta il Sile neonato”.

Sono acque figlie del Piave, non dimentichiamolo. Perché è il Piave che, a monte, perdendo le acque nei materassi diluviali composti da sedimento grossolano le fa poi filtrare fino alla fascia delle risorgive”.

Dalle campagne intrise d’acqua, con il Sile ancora ruscello all’area urbanizzata che precede la città di Treviso, fino a diventare un vero e proprio “fiume urbano” a valle di Sant’Angelo. “In corrispondenza del tratto urbano, il Sile riceve da nord il tributo di alcuni importanti affluenti, che lambiscono o attraversano la stessa città. Limbraga, Melma, Nerbon e Storga contribuiscono ad arricchire il fiume di nutrienti, dopo aver attraversato le campagne a nord di Treviso e lo stesso insediamento urbano. A valle di Treviso inizia il tratto relativo al medio corso del fiume e l’alveo si inclina, orientandosi verso sudest, per defluire in direzione della Laguna nord di Venezia”.

Quando il fiume raggiunge Portegrandi, “le acque sono state incanalate nel rettilineo alveo artificiale del Taglio del Sile, che dopo una decina di chilometri le fa confluire nel vecchio e dismesso alveo naturale del Piave, in località Caposile (Caput-Silis). Da Caposile comincia il tratto finale del fiume e dunque il Basso Sile, che però non è più tale, almeno nella toponomastica, ma che assume di nome di Sile-Piave Vecchia. L’orientamento dell’alveo, moderatamente sinuoso, è ora sud-sudest ed esso lambisce il margine della Laguna nord di Venezia, fino a giungere all’abitato di Jesolo Capoluogo. Qui, dopo aver aggirato completamente l’appendice settentrionale del bacino lagunare veneziano, l’orientamento muta nuovamente in direzione ovest-sudovest. Ancora pochi chilometri, con il fiume che separa di fatto le valli lagunari jesolane dall’insediamento balneare nastriforme di Jesolo Lido e il Sile-Piave Vecchia mette foce presso il Faro del Porto di Piave Vecchia, separando i lidi jesolani da quelli di Cavallino-Treporti”.


Tra le località di Cavasagra e Casacorba, al confine tra i comuni di Vedelago e di Piombino Dese e dei territori provinciali di Treviso e di Padova, le acque del Sile vengono alla luce

Michele Zanetti

L’uomo e il fiume

I rapporti di natura ecologica tra il fiume Sile e le comunità umane insediate presso il suo corso sono antichissimi – Michele Zanetti sposta l’attenzione alla relazione tra la natura e gli esseri umani, tra il fiume e le comunità – Così come il fatto che tali, strettissimi rapporti nascono in ragione della preziosa risorsa di tipo potabile, igienico e produttivo che le stesse acque di risorgiva del Sile rappresentano. Ecco allora che la geografia naturale del fiume ha determinato la stessa geografia dell’insediamento umano perifluviale, così come accaduto in ogni altro luogo del Pianeta. La stretta e antichissima coesistenza e dipendenza delle comunità umane dalle acque del Sile rende pertanto complesso il tema del rapporto uomo-fiume, anche in ragione del fatto che questo stesso ha subito profondi mutamenti nel divenire delle diverse fasi storiche”.

Nel suo contributo audio Zanetti offre all’ascoltatore un excursus attraverso le trasformazioni ambientali e dunque morfologiche, idrauliche, ecologiche e biologiche “cominciando da quelle relative all’ambiente fisico e idraulico del Sile e dunque dall’imbonimento delle polle sorgive, avvenuto nel corso di Ottocento e Novecento, così come alle modifiche d’alveo storiche ed alle escavazioni più recenti”.

“Le trasformazioni d’ambiente riguardanti il fiume non hanno scalfito soltanto la naturalità della sua geografia e del suo regime idraulico, bensì quella del suo ecosistema. Tra Ottocento e Novecento, l’immissione di specie ittiche alloctone nelle acque della pianura veneta, ha profondamente modificato la struttura della sua ittiofauna e della sua fauna acquatica a invertebrati. Con il risultato che, attualmente, gli abramidi del Danubio, i siluri del Volga e i gamberi rossi della Louisiana, hanno sostituito per larga parte le tinche, le anguille e i lucci abbondantemente presenti nel fiume, storicamente. A tutto questo si è poi aggiunto il sempre maggiore apporto di nutrienti – si chiamano così, attualmente, gli inquinanti urbani – dovuti a insediamenti abitativi cresciuti enormemente nell’ultimo secolo”.

La flora

A descrivere la vegetazione del Sile, con dovizia di particolari, è il botanico Bernardino Carpenè. Qui proponiamo un estratto del suo ampio contributo audio (inserito qui di seguito). “La vegetazione sommersa rappresenta l’aspetto più interessante della vegetazione fluviale. È quella che tutto sommato caratterizza un corso d’acqua e ci può dare molte informazioni sul suo stato di salute. La zona dei fontanili che alimentano il Sile, pur essendo concentrata nel territorio comunale di Piombino Dese e di Casacorba di Vedelago, dove concordemente si fa nascere il Sile, si estende fino al centro di Treviso, rendendolo così ricco d’acque”

Oltre alla parte sommersa, per esempio con il trifoglio fibrino (menyanthes trifoliata) e la lantana (viburnum lantana), “le specie presenti hanno spesso un discreto sviluppo della parte aerea, con fusti eretti e foglie, oltre ai fiori. Troviamo il potamogetoneto e il ranuncolo-Sieto e, dove l’acqua e più corrente, anche da ranunculus trichophyllus; meno spesso, anzi piuttosto raramente, si trova l’hottonieto caratterizzato dalla bellissima, ed unica, primulacea acquatica: l’erba scopina (hottonia palustris)” 

Verso il centro del fiume la velocità del flusso d’acqua è maggiore e la vegetazione è sottoposta alle sollecitazioni più cospicue; in caso di forti correnti la vegetazione si ritrae lungo i bordi lasciando libero il centro dell’alveo. La stessa forma delle piante che vivono in questo ambiente risponde alle esigenze imposte dall’acqua corrente. I fusti sono perlopiù allungati e flessibili, le foglie ridotte a sottili lacinie o nastriformi, tutto ciò per resistere alle sollecitazioni meccaniche cui sono sottoposte”.

“Quando il fiume si allarga molto, o in qualche ansa abbandonata, l’acqua rallenta notevolmente il suo flusso, diventa quasi stagnante, e compare la lenticchia d’acqua (lemna minor). Altrove, ma solo dove le acque sono oligotrofe, troviamo la lemna trisulca, in associazione con un’interessantissima epatica acquatica, la riccia fluitans. Dove l’acqua è meno profonda e tende a impaludarsi entriamo nella zona delle elofite, o canneti anfibi, con il fragmiteto, spesso molto esteso e dominato da phragmites australis, seguito dal tifeto, con typha latifolia. Sempre in situazioni di acque ferme o debolmente fluitanti è facile trovare il ninfeeto con nuphar luteum o la meno comune nymphaea alba, oltre agli immancabili potameti. Lungo le rive del fiume, quando queste non siano state interessate da interventi umani, come per esempio la via Alzaia, le cosiddette restere, si incontra con una certa frequenza un’associazione di alte erbe con, tra le altre, la forbicina comune (bidens tripartita) e la salcerella (lythrum salicaria)”.

Montaggio: Elisa Speronello. Foto di Bernardino Carpenè e Michele Zanetti

La fauna

Il Sile può contare su un patrimonio faunistico importante: fauna e habitat complementari sono svelati da Michele Zanetti. “Nonostante le profonde e talvolta distruttive trasformazioni d’ambiente da parte dell’uomo, il fiume Sile conserva una vitalità che si esprime nella sua notevole ricchezza faunistica. Può sembrare un miracolo, in effetti, ma questo è dovuto, semplicemente, alla capacità delle acque di risorgiva di garantire all’habitat fluviale, grazie alle proprie correnti e al flusso ininterrotto, una costante diluizione e una efficace dispersione dei nutrienti immessi nel corpo idrico dall’uomo. In realtà, l’abbondanza di animali selvatici, e in particolare di pesci e uccelli, non sempre corrisponde alla qualità del popolamento faunistico; anche se questo aspetto non può essere colto dal cittadino che non sia dotato di specifica preparazione in materia”. La base faunistica dell’ecosistema fluviale è costituita dagli invertebrati: vermi, molluschi, crostacei e insetti, per quanto riguarda la presenza di vertebrati, “cominciamo dai pesci, affermando che la fauna ittica del Sile, con riferimento alle specie presenti, è attualmente rappresentata, per oltre il cinquanta per cento, da elementi di origine alloctona. Se poi si considera la biomassa e dunque la quantità in peso, i pesci estranei all’ambiente naturale del Sile eccedono sicuramente rispetto a quelli autoctoni”. Troviamo gli spinarelli, a risalire l’alveo fluviale fino a Fiera. Questi indicatori della qualità delle acque sono ancora presenti, si sono ridotti nel numero invece l’alborella, la tinca, l’anguilla, il cobite comune e il ghiozzetto di laguna. Abbondano invece specie come l’abramide danubiano, il luccioperca, il carassio, il persico sole, la pseudorasbora asiatica, il siluro d’Europa .

Tra gli anfibi, ecco la rana di Lataste e la raganella italica. Pochi sono invece gli esemplari di rospo comune e rospo smeraldino, “specie queste ultime, che risentono dell’abbondante impiego di sostanze chimiche in agricoltura”. Per quel che riguarda i rettili, “oltre a una sensibile rarefazione di specie come il ramarro, si segnala l’abbondante immissione di tartarughe nordamericane nelle lanche e nelle cave complementari al corso fluviale, dove la tartaruga palustre europea è ormai rara”.

“L’abbondanza di fauna ittica e di due specie di gamberi nordamericani richiama una notevole presenza di uccelli piscivori. Marangoni minori, cormorani, aironi cenerini, aironi bianchi maggiori, nitticore, ma anche svassi maggiori e tuffetti, gabbiani reali e gabbiani comuni, affollano i tratti fluviali più tranquilli, soprattutto nei mesi invernali, ma anche nel resto dell’anno. Tra le specie di uccelli che si nutrono di pesci non mancano il martin pescatore e le sterne”.

Sono numerosi anche gli uccelli erbivori: cigno reale, germano reale, folaga, gallinella d’acqua. Tra gli uccelli insettivori troviamo il porciglione, i passeriformi usignolo di fiume, usignolo, capinera e cinciallegra, picchio rosso maggiore. Da segnalare una specie diffusa nel Nord Europa: la moretta. Questa è presente, con una piccola popolazione nidificante, nei laghi di Quinto di Treviso. Infine, i mammiferi: la lontra è scomparsa, rimangono ma sono poche le puzzole e le arvicole d’acqua, specie queste indicatrici di buona qualità dell’ambiente. Si nota invece la presenza del ratto norvegico, la pantegana, indicatore di scadente qualità dell’ambiente, così come la nutria.

Oasi Cervara, il parco naturale del fiume Sile

Situata a Santa Cristina, nel comune di Quinto di Treviso, lungo l’alto corso del fiume, l’Oasi naturalistica di Cervara è l’ultima grande palude, rimasta pressoché intatta, lungo il Sile. Si estende per 25 ettari e rappresenta uno dei principali punti di accoglienza, interesse e accesso al Parco naturale regionale del fiume Sile. A raccontarne caratteristiche e attività di conservazione, tra flora spontanea e fauna costituita soprattutto da specie allo stato selvatico, è il naturalista e direttore Erminio F. Ramponi.

“Le risorgive, alle sorgenti ma anche lungo il corso del fiume, tengono in vita e in attività questo ambiente palustre. Il paesaggio è di tipo boschivo: si tratta di un grande zona umida colonizzata da salici, pioppi, ontani e dagli ultimi lembi di canneto e prato umido […] Dal 2002 ci occupiamo della conservazione di questo ambiente, e per conservazione si intendono tutte quelle operazioni avviate per la tutela di questi biotopi”.

Montaggio: Elisa Speronello

“Questa ultima palude è una zona di rifugio per le piante e soprattutto per gli animali […] A un certo punto si è dovuto decidere come coinvolgere e appassionare i suoi visitatori: perché un’area naturalistica abbia valore, questo valore deve essere percepito dal visitatore, il quale deve prendere coscienza dell’importanza di conservare quell’ambiente. Dal 2002 in poi abbiamo cercato di rendere interessante questo luogo per naturalisti, famiglie e scolaresche. Per creare interesse abbiamo messo a fuoco alcuni progetti […] Ciò che più motiva il visitatore è l’incontro con gli animali. All’interno dell’Oasi, per esempio, c’è una grande colonia di aironi, il motivo per cui nel 1984 il Comune ha acquistato e tutelato questi terreni. Ma la colonia di aironi non è facilmente visibile perché situata nel bosco di ontani che all’interno della palude, lontana dai sentieri: la maggior parte dei nostri ospiti visitava il parco ma non riusciva a percepire la presenza degli animali. Abbiamo dunque sviluppato dei progetti per creare occasioni di incontro e valorizzazione della fauna”.

Nel 2009 il primo progetto è stato dedicato al ritorno della cicogna bianca lungo l’alto corso del fiume Sile. L’Oasi ospita all’interno di una grande voliera due coppie di cicogna bianca (Ciconia ciconia) con lo scopo di invitare alla sosta le sempre più numerose cicogne selvatiche. “In questo momento all’interno del parco ci sono quattro coppie che si stanno riproducendo liberamente”.

Nel 2012 è stato avviato il progetto La selva dei gufi con l’obbiettivo di sviluppare il primo centro italiano dedicato alla conoscenza dei rapaci notturni. “All’interno dell’Oasi oggi ospitiamo due gufi reali, due allocchi, tre barbagianni e un gufo comune […] Grazie a un progetto europeo, tra il 2012 e il 2013, abbiamo allestito una arena in legno per l’incontro con i rapaci notturni”.

“Oggi l’Oasi è un laboratorio di esperienza a contatto con la natura. Cerchiamo di trasformare queste esperienze in valore aggiunto per il nostro visitatore. Grazie al lavoro delle nostre guide, raccontiamo aironi, cicogne, gufi, martin pescatori al pubblico: la mission di questo parco è coinvolgere il più possibile le persone per permettere la comprensione del valore della conservazione della natura”.

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei corsi d’acqua regionali. Questo episodio è dedicato al Sile, fiume di origine sorgiva, le cui acque raggiungono il centro storico di Treviso. Il racconto è affidato al naturalista Michele Zanetti, al botanico Bernardino Carpenè e a Erminio F. Ramponi, direttore dell’Oasi di Cervara

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Cigno reale con pulli nel Sile di Treviso, foto di Michele Zanetti
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