Stage di Bologna. 40 anni dall’attacco terroristico che sconvolse l’intera Italiafederica.dauria
Dom, 08/02/2020 – 08:03


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Federica DʹAuria

Il 2 agosto di 40 anni fa, un ordigno esplose nella stazione di Bologna alle 10.25, uccidendo 85 persone e provocando una profonda ferita negli abitanti della città e dell’intera Italia.
Ricordiamo questo tragico episodio con l’aiuto di Gianfranco Pasquino, professore emerito di scienza politica dell’università di Bologna.

“Durante tutti gli anni Settanta, c’erano due terrorismi nel nostro paese: da un lato un terrorismo di sinistra, variegato, più o meno organizzato, che ha visto il culmine della sua attività con il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro, ad opera delle Brigate rosse”. Spiega il professor Pasquino. “Dall’altro lato, c’era un terrorismo di destra che aveva radici profonde e qualche presenza anche nei settori dei servizi segreti, probabilmente di parte della magistratura, delle forze armate e del ministero degli interni, e che godeva di un certo sostegno indiretto.
Il confronto tra questi due terrorismi ha prodotto una specie di competizione per portare a termine le azioni criminali più grandi e più visibili. Potremmo dire che tutto inizia il 12 dicembre 1969, con la strage alla banca nazione dell’agricoltura a Milano. Il rapimento e l’uccisione di Moro è stata poi, senza dubbio, un’azione straordinaria ad opera della sinistra, e sul versante della destra è stato altrettanto straordinario l’episodio della strage di Bologna.

Contrariamente ai terroristi di sinistra, che producono e firmano documenti per testimoniare le loro azioni, quelli di destra sostanzialmente non rivendicano le loro imprese.
Mirano a colpire indiscriminatamente, e le stragi sono la loro modalità d’azione per indebolire il tessuto sociale, creare paura e terrore e favorire, come conseguenza, l’emergere di uno stato autoritario, oppressivo e repressivo”.

CULTURA

Chi furono gli autori della strage? E quali aspetti della vicenda restano ancora da indagare?

“Non sapiamo mai fino in fondo quali siano stati i contesti, gli attori, i protagonisti di questi fatti drammatici”, commenta il professor Pasquino. “Infatti ancora si continua a indagare anche sull’assassinio di Moro. Quello che non sappiamo, in questo caso, è chi siano stati i mandanti. Credo che sia provato che gli esecutori materiali siano stati Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, assieme a Gilberto Cavallini e Luigi Ciavardino, i quali sono identificati più di recente. Sono quindi loro i quattro ad essere stati condannati in quanto esecutori materiali.
Credo che la magistratura abbia fatto un buon lavoro in questo senso, ma resta da scoprire chi siano stati i mandanti di un’azione di questo genere. L’ampia operazione di depistaggio che c’è stata, infatti, dev’essere stata organizzata da qualcuno più in alto.

Sembra che ci sia la possibilità di provare che uno dei mandanti fosse Licio Gelli, appartenente alla P2. Siamo infatti a conoscenza del coinvolgimento di molti personaggi della P2, del ministero degli interni e anche del circolo di coloro che dovevano indagare il terrorismo di strage”.

Allora si può dire che niente è perduto? Sarà possibile, secondo la sua opinione, riuscire a risalire ai nomi dei mandanti?

“È un’impresa molto difficile, perché con il passare del tempo le persone muoiono e portano via con sé eventuali segreti. Però non è impossibile, perché attraverso la ricostruzione del contesto dei depistaggi, dei documenti, e del trasferimento di ingenti somme di denaro, è possibile rintracciare la filiera degli eventi”.

Perché è di fondamentale importanza, oggi, non dimenticare questo tragico episodio?

“Prima di tutto, perché una strage di queste dimensioni è inusitata nel mondo occidentale. Oltre alla drammaticità dell’evento, poi, è importante ricordare che ci fu una straordinaria reazione da parte della città colpita, e anche una risposta rilevante da parte della massima autorità di quei tempi, cioè Sandro Pertini, presente alla commemorazione in Piazza Maggiore, immortalato in una celebre foto di fianco a Renato Zangheri, con la mano sul suo leggio.

Dobbiamo riuscire a comunicare che questo non è il modo con cui la comunità dovrebbe rapportarsi, che la violenza politica dovrebbe essere esclusa per sempre dalla società democratica che l’Italia era, voleva essere e probabilmente è ancora (salvo alcuni marginali avvenimenti di questo periodo), perché tutti noi dobbiamo conoscere la storia del nostro paese. Questo periodo storico nelle scuole è poco studiato e poco comunicato. Ci sono infatti ancora molti studenti che attribuiscono la strage di Bologna alle Brigate rosse, ed è semplicemente intollerabile”, conclude il professor Pasquino.

Gianfranco Pasquino, professore emerito di scienze politiche dell’università di Bologna, ricorda la strage di Bologna, avvenuta il 2 agosto di 40 anni fa

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