Socialità nei cetacei: come si comportano i Beluga?mattia
Mer, 08/12/2020 – 08:00


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Riccardo Trentin

Proprio come gli esseri umani, anche i beluga formano dei gruppi sociali che vanno oltre il legame di parentela. Questa scoperta giunge dal Harbour Branch Oceanographic Institute della Florida Atlantic University, che ha analizzato le dinamiche nei gruppi di beluga ed il grado di parentela degli individui che ne fanno parte. 

Secondo gli etologi che studiano le interazioni sociali dei mammiferi, il meccanismo evolutivo che chiarisce i vantaggi nel vivere in gruppo è la fitness inclusiva. Questa teoria, introdotta da William Donald Hamilton nel 1964, è una pietra miliare della biologia e spiega come il successo riproduttivo di un individuo (fitness) non dipenda esclusivamente dal numero di figli che produce in grado di sopravvivere fino all’età riproduttiva, ma deriva anche dal successo nella riproduzione degli individui strettamente imparentati. Forse questo concetto può risultare complicato, ma la teoria di Hamilton spiega come un individuo possa trasmettere i propri geni alle generazioni future favorendo il successo riproduttivo dei suoi parenti più prossimi. 

Tale ipotesi si rispecchia in alcuni comportamenti altruistici, come evidenziato nello studio delle ghiandaie della Florida. Nei gruppi sociali di questi uccelli si osserva un fenomeno molto particolare durante la stagione riproduttiva quando alcuni individui, invece di trovare un compagno, rinunciano alla riproduzione per aiutare altre coppie di individui imparentati con loro a raccogliere il cibo e proteggere il loro nido dai predatori.  Aiutando un fratello o una sorella nelle cure parentali, questi ‘aiutanti’ garantiscono una maggior probabilità di sopravvivenza del nipote e si assicurano la trasmissione di parte dei loro geni.  

La teoria di Hamilton offre dunque un’interpretazione in chiave evolutiva del comportamento gregario che si può osservare in molte specie che ha affascinato i biologi per anni. 

Fino alla pubblicazione dello studio dei ricercatori dell’università della Florida sulla rivista Scientific Reports, si riteneva erroneamente che i beluga seguissero una struttura sociale simile alle orche e agli elefanti africani, che formano gruppi sociali strutturati intorno alle femmine e comprendono individui con lo stesso lignaggio materno. Lo studio in questione nasce per fare chiarezza sulla natura della vasta gamma di raggruppamenti in cui si radunano i beluga. Questi affascinanti cetacei possono formare piccoli gruppi di 2–10 individui fino a grandi branchi che contano fino a 2.000 esemplari. I ‘pod’, così sono chiamate le associazioni formate dai cetacei, sono estremamente variabili per classe d’età, sesso e durata e alcuni di questi raggruppamenti possono persistere per molti anni. 

Per far luce sull’evoluzione e sulla struttura sociale dei beluga i ricercatori si sono serviti di osservazioni sul campo e di analisi genetiche multi-locus in 10 diverse località dell’artico, dalle remote isole Svalbard alla laguna di Kasegaluk.

SCIENZA E RICERCA

Le 7 ipotesi di partenza avanzate dagli scienziati, basate sulle conoscenze della struttura sociale di altri odontoceti (come i delfini) e sulle teorie dell’evoluzione e dell’organizzazione sociale (come quella di Hamilton), sono state testate dopo la raccolta delle osservazioni e dei dati molecolari. 

In particolare le analisi genetiche hanno rivelato che, inaspettatamente, i pod di beluga (ad eccezione delle coppie madre-figlio) non sono costituiti da individui imparentati tra loro per discendenza materna. I gruppi sociali, sia quelli di piccole che di grandi dimensioni, comprendono abitualmente individui appartenenti a più linee materne, al contrario di quanto accade in altre specie di cetacei.

I dati pubblicati da questo studio mostrano anche la presenza di un alto legame di parentela tra individui nei pod di soli maschi in cui nonni, genitori e figli creano associazioni stabili nel tempo. 

I fattori in gioco nella formazione delle strutture sociali dei beluga sono estremamente complessi. Gli autori suggeriscono come la formazione di pod potrebbe dipendere dal contesto sociale, come già proposto per i delfini tursiopi, da alcuni tratti di life history, come la migrazione, l’alimentazione e le cure parentali, e caratteristiche ecologiche. 

Non è ancora chiaro fino a che punto questi gruppi siano cooperativi o ‘egoistici’, ma sembra che il concetto di fitness inclusiva di Hamilton non sia una teoria sufficiente a spiegare come nascono i pod di beluga. 

L’ipotesi più probabile è che vi siano più meccanismi evolutivi coinvolti nella formazione di queste reti sociali tanto simili per struttura alle società umane. Secondo Greg O’Corry-Crowe, uno degli autori di questo studio, il sistema di comunicazione altamente sofisticato dei beluga potrebbe permettere loro di rimanere in regolare contatto acustico con parenti stretti anche quando non si associano insieme. 

I beluga, come molti cetacei, sono esposti a numerosi di fattori di stress e minacce come l’inquinamento marino (sia chimico che acustico), la pesca commerciale e i cambiamenti climatici. Alcune popolazioni di beluga mostrano forti segni di declino in varie parti del mondo. In Alaska, più precisamente nella baia di Cook, il numero di beluga è diminuito di quasi l’80% dal 1979, passando da circa 1.300 a 279 individui nel 2018. Comprendere come i cetacei, in particolare i beluga, costituiscano gruppi sociali complessi, potrebbe aumentare l’interesse del pubblico verso questi animali e promuovere nuove ricerche sulle loro risposte alle minacce che attualmente mettono a rischio il loro stato di conservazione. 

Proprio come gli esseri umani, anche i beluga formano dei gruppi sociali che vanno oltre il legame di parentela. Questa scoperta giunge dal Harbour Branch Oceanographic Institute della Florida Atlantic University, che ha analizzato le dinamiche nei gruppi di beluga ed il grado di parentela degli individui che ne fanno parte

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