Si può valutare l’originalità di un’opera creativa con metodo scientifico?federica.dauria
Mar, 08/11/2020 – 08:00


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Federica DʹAuria

È possibile quantificare la creatività? La metodologia computazionale ha fatto grandi progressi nell’analisi di dati eterogenei su larga scala, tanto da riuscire a valutare il “livello di innovazione” di un’opera creativa. Uno studio ha abbracciato una nuova e difficile sfida in questo settore: la quantificazione dell’originalità e dell’influenza sui posteri applicata alla storia della musica classica. Grazie all’analisi di 900 composizioni per pianoforte datate tra il 1700 e il 1900, Doheum Park, Juhan Nam e Juyong Park, dell’Advanced Institute of Science & Technology di Daejeon, in Corea del sud, hanno lavorato a un metodo scientifico in grado di riconoscere, tramite l’analisi dei dati, quali siano stati i compositori e le opere più originali e innovativi nella storia della musica classica e quale sia stata la loro influenza sulle successive generazioni di musicisti.

Come evolvono le imprese creative? È possibile individuare con metodo scientifico quali tra loro abbiano rivoluzionato maggiormente il corso della storia in uno specifico ambito culturale? Partendo dalla tesi secondo la quale le opere più “innovative” sono tendenzialmente quelle che, storicamente, si rivelano le più decisive nel rivoluzionare un paradigma, gli studiosi si sono chiesti quali potessero essere i “modelli caratteristici della loro apparizione e del loro impatto”.

Per quanto riguarda la musica classica, le innovazioni che ne hanno influenzato la storia hanno avuto a che fare con sperimentazioni di elementi musicali (note, accordi e ritmo) e delle regole compositive (scale, modi, forme e tonalità).
Una composizione musicale, analizzata in questo senso, può essere vista come “il risultato, scritto in note, di una sperimentazione”.

In che modo, allora, si possono calcolare gli elementi innovativi di un’opera rispetto a un’altra? Gli studiosi, analizzando le caratteristiche di ogni opera e confrontandole con quelle delle opere precedenti, hanno individuato gli elementi che le componevano, individuando quelli “convenzionali”, che apparivano spesso nelle composizioni precedenti, da quelli “romanzi”, che non presentavano familiarità con quelli delle opere apparse prima nel tempo. Secondo la loro tesi, infatti, un’opera che contiene al suo interno più elementi romanzi rispetto a quelli convenzionali è più innovativa, e viceversa.

C’è comunque da tenere conto, in tutto ciò, che individuare gli elementi romanzi da quelli convenzionali non è certamente scontato. Il fatto che un elemento esistesse già non significa che sia stato “copiato”; al contrario, un elemento innovativo non è detto che sia stato sperimentato ex novo, ma potrebbe essere stato ispirato da altre composizioni minori non presenti nell’insieme delle opere considerate.

SCIENZA E RICERCA

Tornando alla domanda iniziale, cioè come cambiano le novità e le influenze nel tempo e come evolve la cultura attraverso per “cambi di paradigma” – come sosteneva Thomas Kuhn – resta da considerare un’altra variabile: il grado di influenza che una certa innovazione ha avuto. Infatti, non è sufficiente introdurre un’innovazione per determinare un cambiamento di stile in un campo creativo, ma c’è bisogno che tale innovazione sia recepita positivamente, ovvero venga ampiamente riproposta dalle generazioni successive.

Per testare il loro metodo, gli studiosi hanno quindi deciso di applicarlo alla storia occidentale della musica classica per pianoforte dal 1700 al 1900 circa, caratterizzata da imprese creative di “alto valore scientifico e intellettuale”.
Per questo periodo della storia, era disponibile un ampio corpus di studi di musicologia, opere critiche, ricerche di topologia e dinamica della musica e analisi stilometriche della musica che potevano confrontate con il loro lavoro, potendo così confermarne i risultati o porre nuove sfide.

Hanno quindi preso in considerazione 900 file raccolti dagli archivi del Kunst der Fuge e dal sito tedesco Classical Piano Midi appartenenti ai 19 più famosi compositori del periodo barocco, classico, classico-romantico, romantico e tardo romantico.

I valori di cui hanno tenuto conto gli scienziati per calcolare la quantità degli elementi innovativi sono la novità storica, che indica quanto è originale una certa opera in confronto alla storia precedente la sua creazione (ovvero quanti elementi romanzi contiene) e la novità psicologica, che mostra l’originalità di una certa opera in confronto alle altre dello stesso autore, e che serve a mostrare come un compositore evolve il suo stile compositivo nel corso della sua carriera musicale. Questi due valori sono di solito collegati, nel senso che un alto grado di novità storica si accompagna, quasi sempre, a un altrettanto elevato grado di novità psicologica, il che significa che chi era portato a deviare dalla musica convenzionale, tendeva maggiormente anche a evolvere il suo proprio stile musicale.
I risultati hanno poi mostrato che nel periodo classico, le opere presentavano tendenzialmente una bassa novità sia storica sia psicologica, mentre per i compositori romantici sono entrambe piuttosto alte. Questo risultato conferma la tesi, ampiamente diffusa tra storici della musica e musicologi, secondo la quale i compositori romantici avrebbero il merito di aver infranto molte convenzioni musicali e di aver dedicato molto impegno alla sperimentazione personale.

Come abbiamo anticipato, però, non è sufficiente sapersi rinnovare per diventare celebri. Un altro valore che gli autori hanno preso in considerazione, infatti, è stato quello dell’influenza di un certo autore sulle generazioni successive di musicisti. Calcolando tutte le influenze possibili tra tutte le coppie di compositori hanno tracciato quindi l’influenza media di ognuno di loro, tenendo conto che un artista presenta un alto grado di influenza quando le opere che gli succedono condividono molti degli elementi che hanno caratterizzato la sua musica. Tracciare come l’influenza di un artista muti nel tempo, fino ad esaurirsi, aiuta inoltre a delineare i momenti e le modalità con cui avviene, in musica, quel “cambio di paradigma” di cui Kuhn parlava riferendosi alla progresso scientifico.

I risultati, ancora una volta, sono coerenti agli studi di storia della musica. Per il periodo barocco, infatti, Handel sembra essere stato il più influente, perché molti dei suoi elementi compositivi si ritrovano in un secondo momento tra i suoi contemporanei, Bach e Scarlatti, mentre non avveniva l’opposto.
Se l’influenza di Handel rimase quella dominante fino al periodo medio-classico, nel periodo classico emersero maggiormente le influenze di Haydn e Mozart, che superano l’influenza media di Handel e sono superati a loro volta da Beethoven, la cui musica caratterizzò il periodo di transizione classico-romantico e la cui influenza sui suoi contemporanei ebbe un grande significato storico. I suoi contemporanei più giovani dimostrarono di utilizzare molti dei suoi elementi compositivi nelle loro opere, e questa tendenza continuò anche nel periodo romantico.
Un meccanismo simile è quello che ha accompagnato l’emergere di Schubert, Chopin e Listz nel periodo romantico.

Dallo studio emerge poi un altro aspetto degno di nota: che l’originalità di un artista e il suo successo non sono sempre proporzionati, aspetto particolarmente evidente nel periodo classico. Mozart, infatti, ha importato un numero minore di nuovi codici, ma le sue opere hanno goduto di una grande influenza in futuro. Tutto questo è coerente con la musicologia tradizionale, che caratterizza il periodo classico come quello che “valorizzò le convenzioni condivise, la moderazione razionale e lo sfruttamento giocoso dei vincoli stabiliti”. Al contrario, il periodo romantico fu caratterizzato da una maggiore introduzione di elementi nuovi e di ritmi più veloci, confermando la tradizionale valutazione musicologica di perseguimento di valori come individualità, peculiarità, originalità.

In conclusione, il quadro delineato dagli studiosi suggerisce un metodo per quantificare la novità e l’influenza di un’opera creativa in un determinato periodo della storia. Per quanto gli autori stessi hanno evidenziato come il loro metodo possa essere ulteriormente perfezionato, i loro risultati sono incoraggianti, perché sono coerenti con la comprensione convenzionale delle caratteristiche dei periodi, dei compositori e dell’emergere e l’affermarsi di nuovi paradigmi nella storia della musica.
La novità e l’influenza sono infatti valori che potrebbero rivelarsi utili per studi futuri volti a definire sistematicamente le relazioni tra opere creative, in modo tale da iniziare a studiare lo sviluppo e l’evoluzione del talento umano in diversi campi culturali e creativi, delineando un approccio scientifico di principio grazie al quale sarà possibile “una nuova comprensione della creatività umana e delle dinamiche del progresso dei prodotti intellettuali e culturali”.

Si possono valutare con metodo scientifico le innovazioni che hanno influenzato maggiormente l’evoluzione di un campo creativo, determinando i cosiddetti “cambi di paradigma”? Un gruppo di studiosi ha affrontato la sfida, applicando il suo metodo alla storia della musica classica per pianoforte

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