A scuola tutto bene? Proviamo a capirlo.elisabetta.tola
Gio, 06/03/2021 – 08:22


Italian

Elisabetta Tola

Finalmente ce l’abbiamo fatta! Grazie alla pazienza e alla tenacia del nostro Antonio Massariolo, da oggi possiamo iniziare a raccontarvi le scuole italiane a partire da una marea di dati aggiornati e, questa la vera novità di cui siamo piuttosto orgogliosi, perfino georeferenziati. 

Una novità, sì, perché nonostante il MIUR da qualche anno abbia iniziato, non senza incidenti di percorso come vedremo, a pubblicare numerosi dataset contenenti informazioni su aspetti anche molto diversi tra loro, lo fa sempre proponendo delle tabellone dove le indicazioni per trovare le scuole indicate si limitano al codice scuola e all’indirizzo vero e proprio (non senza errori e spesso incompleto). Dunque, sappiamo da anni che se vogliamo rappresentare una serie di dati in una mappa gli indirizzi sono poco utili e servono le coordinate geografiche. E mettere i dati in mappa, quando parliamo di migliaia di dati riferiti alle scuole di tutto il paese, è un modo molto efficace per consentire a chi legge di fare confronti, di cercare informazioni precise e via dicendo.

Rimane quindi un mistero per noi il perché l’anagrafica scolastica italiana debba essere priva delle coordinate. Anche perché se a fare questa operazione di assegnare a ogni scuola le coordinate e quindi di georeferenziarla (ci saranno alcuni errori, eh, abbiate pazienza) ci siamo riusciti noi, c’è riuscito Antonio Massariolo usando i modi e i metodi che vi spiegheremo in dettaglio, ci si chiede come mai il Ministero da anni non lo possa fare. Pur avendo ricevuto molteplici volte la richiesta.

SOCIETÀ


L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Articolo 33, Costituzione italiana

Un po’ di storia

Ho iniziato a preoccuparmi dello stato di salute della scuola italiana poco meno di dieci anni fa. Subito dopo il terremoto dell’Emilia, quello del 29 maggio 2012, che mi ha sorpresa proprio in un’aula di una scuola materna assieme a diversi genitori e bambini e alle loro tre insegnanti. In quell’occasione ho iniziato a chiedermi se gli e le studenti del nostro paese, assieme a che insegna e lavora nelle scuole, fossero al sicuro tra quelle mura. Una domanda retorica, intendiamoci.

Solo poco tempo prima, nel 2008, quando ministra della scuola era Mariastella Gelmini, era morto a Rivoli, vicino a Torino, Vito Scafidi, 17 anni. Ucciso, in classe, dal controsoffitto che si era staccato ed era crollato sulla sua testa e quella dei suoi compagni. Un altro ragazzo a causa dello stesso crollo è paralizzato. In quell’occasione il Ministero promette una ricognizione immediata dello stato di salute degli edifici italiani con particolare attenzione agli elementi non strutturali. Ricognizione di cui però, quattro anni dopo, in quel maggio 2012, non si trova traccia da alcuna parte.

Ma forse, nella mente di molti noi, il più tragico crollo di una struttura scolastica rimane quello di San Giuliano di Puglia, il 31 ottobre 2002. Un terremoto forte ma non fortissimo lascia in piedi tutte le case e gli edifici del paese ma fa crollare il tetto, in cemento armato, della scuola Jovine. Che uccide 27 bambini e un’insegnante. Un crollo, sappiamo dal processo che si è concluso 10 anni dopo con 5 condanne definitive, dovuto a una serie di scelte sbagliate ed errori nella ristrutturazione della scuola, conclusa poche settimane prima del sisma. Sull’onda dell’emotività e dell’indignazione pubblica, l’allora premier Silvio Berlusconi emette il primo OPCM (ordinanza del presidente del consiglio dei ministri), la 3274/2003, per stanziare fondi straordinari e avviare la valutazione sistematica della vulnerabilità sismica di tutti gli edifici pubblici italiani, scuole in primis. 

Così nel maggio 2012, anche grazie alla collaborazione con Romano Camassi, sismologo dell’INGV di Bologna, abbiamo iniziato a cercare i risultati di queste valutazioni che avrebbero dovuto, a distanza di una decade, essere ormai concluse e rese pubbliche. 

E invece, nei mesi in cui ci abbiamo lavorato insieme a Guido Romeo, allora senior editor di Wired Italia, e altri colleghi, abbiamo dovuto giungere alla sconcertante conclusione che di quelle valutazioni era difficilissimo trovare traccia in qualunque sito, documento ufficiale e nelle risposte delle decine e decine di esperti, operativi in tante diverse istituzioni italiane a partire proprio dal MIUR, che abbiamo intervistato. La stragrande maggioranza dei quali confermava, ma non voleva ammettere ufficialmente, che per diversi motivi, nell’arco di quei dieci anni, si era arrivati a malapena a controllare poco meno di 3000 scuole, ben al di sotto di una su dieci, e anche quei pochi controlli avevano restituito una fotografia davvero molto poco rassicurante. Cos’altro ci ha restituito quell’inchiesta? La cognizione che l’anagrafe scolastica non veniva aggiornata da anni (l’ultima versione disponibile risaliva al 2009 ed era priva di informazioni sullo stato degli edifici) e che non esisteva da nessuna parte un database organizzato e unico che consentisse di capire quali verifiche erano state effettuate, su quali scuole, con quale esito. Con l’eccezione di Lazio e Abruzzo che avevano reso disponibili quei dati, per le altre regioni abbiamo dovuto fare un lavoro certosino e quasi manuale di ricostruzione puntuale delle informazioni derivate dai diversi documenti e dalle pubblicazioni in Gazzetta Ufficiale relative agli impegni di spesa che i diversi enti territoriali avevano messo in preventivo per fare le verifiche. 

ll risultato finale, che nessuno ha contestato in quel periodo nemmeno al ministero, dopo la pubblicazione della nostra inchiesta e diverse interviste e discussioni pubbliche su quei dati, era che circa la metà delle scuole italiane, che si trovano in zone ad alto rischio sismico, non è affatto sicura. In quel periodo al Miur era approdato Francesco Profumo, ex presidente del CNR, e al governo c’era Mario Monti. In un incontro pubblico ho chiesto direttamente al ministro quando sarebbe stato possibile avere i dati aggiornati, sulle scuole, e aperti e consultabili per tutti. Mi ha risposto che ci stavano lavorando. Ma anche lui non è arrivato a pubblicarli.

Sulla scuola, e del suo stato di salute, peraltro abbiamo scritto più volte anche qui su Il Bo Live:

2015: l’anagrafe sbarca online, ma…

Sono tornata su quei dati due anni dopo, nel 2014, perché l’associazione Cittadinanzattiva aveva vinto il ricorso al Tar di Roma proprio su questo punto: rendere noti i dati dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica. Il Ministero era nel frattempo passato sotto la gestione di Stefania Giannini ma anche per quell’anno non si arrivò a vedere nulla. Ne abbiamo parlato in un evento al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia nell’aprile 2015. E solo poco dopo, nella primavera di quell’anno, inizia a comparire sul sito del MIUR un’anagrafe scolastica aggiornata ma ancora incompleta perché mancano i dati di alcune regioni. E però, per molti di noi che attendevamo con molto interesse quei dati, la pubblicazione si rivela una mezza delusione. Perché le tabelle non contenevano un dato necessario per capire e lavorare: la geolocalizzazione delle scuole. Insomma, adesso qualche informazione sugli interventi c’era, ma se si voleva utilizzare quei dati per fare un’analisi e operare confronti era ancora necessario andare a vedere dove si trovavano quelle scuole partendo da un indirizzo testuale e non da un dato geografico. 

Vi pare un non problema? Provate a prendere una tabella di decine di migliaia di scuole e a metterla in mappa, come ormai possiamo fare per qualunque elenco di oggetti da studiare, perché si facilita la navigazione, il controllo da parte delle persone, la possibilità di andare dritti all’edificio che ci interessa. E, in ogni caso, cosa osta che il Ministero fornisca anche questa preziosa informazione nella sua anagrafica, che ci auguriamo ovviamente abbia disponibile almeno nei propri database?

Il 2015 è l’anno della Buona scuola di Matteo Renzi. E di una sbandierata mega azione di investimenti su #scuolebelle, #scuolenuove e #scuolesicure. Torno a occuparmi di quei dati due anni dopo, nel 2017, quando insieme a Riccardo Luna, allora direttore di Agi, abbiamo fatto un lavoro nuovamente molto puntuale di analisi di dati, alcuni aperti e altri ottenuti mediante richiesta di accesso agli atti effettuata nel corso dell’estate al Miur, per capire quali interventi fossero stati fatti, di che natura, e dunque quante scuole fossero state ristrutturate. La ministra, nel frattempo, era Valeria Fedeli. Incidentalmente, quello è anche il primo lavoro giornalistico puntuale fatto per capire lo stato della digitalizzazione delle scuole italiane. Con risultati, ancora una volta, che lasciano davvero stupefatti. Le inchieste pubblicate su Agi sono ancora consultabili, una sulle ristrutturazioni e una sulla digitalizzazione.

Risulta così che sono stati spesi, a metà settembre di quell’anno, quasi 4 miliardi di euro stanziati nei tre anni precedenti per mettere in sicurezza o anche solo adeguare le scuole alle normative. Le scuole interessate sono circa 7.100, per un totale di 12mila interventi. Su oltre 42mila scuole (ben più di 58mila edifici, come vedremo). Purtroppo il database è comunque approssimativo: manca infatti in molti casi il dettaglio dell’intervento effettuato. In compenso, per le scuole su cui si è fatto qualcosa, esiste invece un database con informazione geolocalizzata. Il governo Renzi aveva infatti avviato un portale dedicato, cantieriscuole.it che per quelle 7mila scuole dava tutte le informazioni economiche e geografiche di riferimento. Un portale curato da una società privata. Tanto che, con il passaggio al governo successivo, il Conte I, nel 2018, viene prontamente chiuso

Tutti i numeri sulla scuola. Tutti?

A dicembre 2019, torno a lavorare sulla scuola per Valigia Blu, con un articolo di approfondimento su investimenti e sicurezza. Nel frattempo l’anagrafica del Miur è stata aggiornata tutti gli anni ma sempre SENZA le coordinate delle scuole, e quindi senza poter fare un’analisi con geolocalizzazione delle scuole e confronti al di fuori del portale che allora si chiamava Scuola in chiaro e che permetteva solo un numero molto limitato di confronti tra scuole specifiche. In quell’occasione scriviamo che “La fotografia complessiva è davvero sconsolante: in un paese che ha più di metà del territorio altamente sismico, sono state verificate circa 2 scuole su 10 per quanto riguarda la vulnerabilità sismica e 6 scuole su 10 non hanno nemmeno un certificato di agibilità. Non è facile tenere traccia dei finanziamenti, perché i soldi arrivano da 12 fondi diversi e le graduatorie sono dinamiche: dopo lo stanziamento i fondi vanno agli enti locali, che a volte co-finanziano, a volte no, a volte non riescono a fare i bandi, a volte spendono di più o di meno.”

Un mese prima di dimettersi, il ministro Lorenzo Fioramonti dichiara con soddisfazione a mezzo social di avere reso disponibili tutti i dati della scuola aprendo un portale unico dei dati sulla scuola che dovrebbe rendere più semplice capire i diversi indicatori e quindi analizzare diversi aspetti del mondo scolastico. Ma, guarda caso, ancora una volta non ci sono i dati geografici. E in più esistono diverse tabelle e dataset per diversi tipi di informazione e indicatore, ma non un unico database integrato in cui confrontare quei dati.

E arriviamo a oggi. Quando discutendone all’interno della redazione de Il Bo Live abbiamo deciso di riprendere in mano la questione. E Antonio Massariolo ha avviato un lavoro certosino per mettere insieme tutti i dati disponibili nei diversi database unendoli in uno unico incrociato anche con l’anagrafica. E stavolta però Massariolo è riuscito, con una serie di passaggi per nulla banali e ben descritti nel suo primo contributo a questa serie di articoli, a fare quello che in dieci anni di richieste e pressioni nelle mie diverse interazioni con il Miur non ho mai ottenuto: georeferenziare tutte le scuole e metterle finalmente su una mappa consultabile da tutte e tutti. 

Il percorso è stato piuttosto complicato, e come racconta lui stesso, siamo riconoscenti a diversi colleghi, esperti di open data e di geolocalizzazione, hacker civici e ricercatrici, per averci dato una serie di indicazioni preziose ed essenziali.

Ed eccoci qui, pronti, ai blocchi di partenza.

Per raccontarvi, finalmente con la possibilità di farla esplorare anche a voi, la situazione delle scuole italiane descritta dai dati, preziosissimi, raccolti dalle scuole stesse, dalle istituzioni locali, da diversi soggetti e uffici anche dentro al MIUR. Perché la scuola è pubblica, di tutti, e tutti devono poter sapere come è messa, quali sono i suoi punti fragili e quali le criticità su cui avrebbe senso investire. I dati non sono sufficienti, certo, a dirci quali dovrebbero gli investimenti in pedagogia e cultura scolastica, ma danno una mano a capire cosa c’è che non va. E perlomeno ci dicono se le scuole sono luoghi in cui la nostra generazione più giovane e chi se ne occupa quotidianamente insegnando o gestendo le diverse attività amministrative e di mantenimento e pulizia degli edifici, può sentirsi al sicuro. 

Tutto qui, adesso dateci una mano voi. 

Segnalateci tutti gli inevitabili errori che riscontrate, ma anche casi che secondo voi dovrebbero essere approfonditi, situazioni positive che possiamo usare come esempi da seguire e situazioni su cui è bene accendere l’attenzione perché i rischi sono alti. Le scuole non sono un luogo che si frequenta per scelta: sono il centro della formazione democratica dei nostri cittadini e cittadine. Devono essere posti decenti, sicuri, accoglienti e possibilmente capaci di aiutare questi futuri adulti a crescere in modo libero, sereno, nutriente. 

Per qualunque segnalazione, scriveteci a ilbolive@unipd.it.

Parte oggi una nuova serie sul mondo della scuola. Con tutti i dati, anagrafici, geografici e descrittivi. Per raccontare lo stato delle nostre scuole, gli adeguamenti e le mancanze, la sicurezza che c’è o non c’è. Perché la scuola è essenziale, e sapere come stanno le nostre scuole è semplicemente nostro diritto.
scuola anni '60

Soleil bleu, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons
hp Ateneo Didattica
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