Rosa Luxemburg, la rivoluzionaria pacifistafrancesca.bastianon
Mar, 01/22/2019 – 09:15


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Francesca Bastianon

Ora è sparita anche la Rosa rossa,
non si sa dov’è sepolta.
Siccome ai poveri ha detto la verità
i ricchi l’hanno spedita nell’aldilà.

Bertolt Brecht, Epitaffio, 1919

 

Bertolt Brecht tratteggia con le parole una delle figure più importanti del socialismo europeo e internazionale. Il 15 gennaio di cent’anni fa viene assassinata con un colpo di pistola Rosa Luxemburg, la teorica socialista che auspicava una rivoluzione in cui il proletariato sarebbe diventato il nuovo protagonista della storia.

CULTURA

Rosa nasce nel 1870 o 1871 nella parte zarista della Polonia e fin dall’adolescenza si interessa a temi politici, militando nel movimento clandestino d’ispirazione socialista Proletariat: per fuggire da un arresto, nel 1889 si trasferisce a Zurigo dove studia legge ed economia politica. Nel 1898 si trasferisce in Germania e ottiene la cittadinanza, grazie a un matrimonio di comodo.

A Berlino aderisce al partito socialdemocratico, continuando a sostenere le sue posizioni marxiste e d’internazionalizzazione del socialismo. In questo contesto, si scontra con Eduard Bernstein, rappresentante dell’ala revisionista del partito: a differenza della Luxemburg, Bernstein auspica un passaggio pacifico verso il socialismo, dettato da riforme sociali e non da rivoluzioni. La “Rosa rossa” difende, invece, la necessità della rivoluzione per raggiungere gli obiettivi socialisti: seguendo il pensiero marxista, c’è bisogno di una classe operaia cosciente e matura, che possa dare il via al processo, inesorabilmente lungo, di sovversione della classe borghese.

Il suo pensiero è legato alle potenzialità della classe operaia, decisive per il crollo del capitalismo. Negli anni antecedenti allo scoppio della Prima guerra mondiale, Rosa Luxemburg intensifica la sua produzione di articoli, in particolare sul Leipziger Volkszeitung e Sächsische Arbeiterzeitung: gli argomenti principali su cui si scaglia sono l’imperialismo, il colonialismo e il militarismo. Tra il 1907 e il 1914 insegna economia alla scuola politica del partito a Berlino, fino al suo arresto per aver tenuto comizi contro la guerra.


È alla massa degli uomini e delle donne che lavorano, vecchi e giovani, che spetta decidere circa l’essere o non essere del militarismo attuale, e non a quella piccola particella di questo popolo che sta nel cosiddetto abito del re

Autodifesa di Rosa Luxemburg pronunciata al Tribunale di Francoforte nel febbraio del 1914 contro l’accusa di incitamento alla diserzione

In contrasto con le decisioni del partito in merito all’entrata in guerra della Germania e alla collaborazione con le autorità statali, nel 1915 fonda la Lega di Spartaco, insieme al politico Karl Liebknecht: il nome prende spunto dal gladiatore Spartaco che prese parte alle rivolte anti-schiaviste contro la Repubblica romana. Il movimento pacifista di Luxemburg-Liebknecht diventa poi il nucleo del Partito comunista di Germania, nato alla fine della Prima guerra mondiale.

Nel periodo del conflitto, Rosa Luxemburg si trova in carcere, arrestata durante uno sciopero; durante gli anni di reclusione, continua la sua produzione d’articoli e segue con passione le vicende della Rivoluzione russa. In un primo momento esalta il coraggio dei bolscevichi ma successivamente ne critica alcuni aspetti: l’abolizione della libertà di stampa e d’associazione e l’istituzione di una dittatura del proletariato che non coinvolga totalmente la classe operaia ma solo una piccola minoranza di dirigenti.


Senza elezioni generali, senza libertà illimitata della stampa, senza libera lotta fra le opinioni, la vita si spegne in tutte le istituzioni pubbliche, diventa apparente e l’unico elemento attivo rimane la burocrazia

La Rivoluzione Russa, Rosa Luxemburg, 1918

 

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Nel novembre 1918 esce di prigione e prende parte alla Rivoluzione di novembre in Germania, insieme ai compagni della Lega spartachista. All’inizio del 1919, Rosa Luxemburg è coinvolta nella seconda ondata d’insurrezioni a Berlino, conosciuta come Rivolta spartachista, contro la nascente Repubblica di Weimar. Per sedare la rivolta, il cancelliere Frederich Ebert mobilita le milizie paramilitari Freikorps.

Durante la repressione, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht vengono catturati, con la promessa di essere rinchiusi in prigione. In verità vengono entrambi assassinati: Liebknecht viene giustiziato in un parco, mentre Luxemburg viene uccisa da un colpo di pistola e il suo corpo viene gettato in un canale della città.


La rivoluzione proletaria non ha bisogno del terrore per raggiungere i suoi obiettivi. Odia e aborre l’assassinio. Non ha bisogno di questi strumenti, perché lotta non contro gli individui, ma contro le istituzioni

programma della Lega di Spartaco, pubblicato il 14 dicembre 1918 su Rote Fahne

Se Rosa Luxemburg fosse sopravvissuta alla repressione, chissà quale strada avrebbe percorso il socialismo tedesco, europeo e internazionale. Il suo pensiero ha portato notevoli spunti, per una riflessione più umana del socialismo, per un movimento operaio ben sviluppato, consapevole e responsabile, pronto a una vera e propria lotta di classe.

Per raggiungere questo scopo, però, c’è bisogno di far maturare la coscienza negli uomini, con una strategia a lungo termine: “Il socialismo è l’autogoverno dei lavoratori e anche a governare, s’impara solo governando, s’impara ad esercitare il potere esercitandolo, ma si comincia ad esercitarlo nel consiglio di fabbrica, nel comune, nella propria collettività, e attraverso l’esperienza e gli errori anche il proletariato può elevarsi in questo modo da classe dominata a classe dominante”.

Il 15 gennaio 1918 viene uccisa a Berlino la teorica e rivoluzionaria Rosa Luxemburg, figura di spicco nel socialismo a livello non solo europeo ma internazionale
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Foto: Wikipedia
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