Rodari, la tecnologia, il progresso e falsi idolimattia
Mar, 06/23/2020 – 14:50


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Pietro Greco

Noi oggi viviamo nel pieno di una grande transizione tecnologica, quella digitale che ha nel computer e negli smartphone i suoi emblemi. Anche Gianni Rodari, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 del secolo scorso, vive nel pieno di una grande transizione tecnologica, che ha nello spazio ma anche nella lambretta alcune tra le sue le sue manifestazioni più vistose.

Questa transizione non priva di difficoltà Rodari ce la fa vivere nello spazio lontano dalla Terra. Ebbene anche lì, nello spazio, nuova frontiera dell’innovazione, si respira un certo analfabetismo tecnologico. Le macchine funzionano ma pochi sanno perché.        

Tratto da Ricatto nello spazio, una delle novelle di L’agente X.99 a sua volta contenuta in Il gioco dei quattro cantoni. Lo spazio è il futuro. Ma il futuro non è di per sé progresso. Può essere anche un misto di progresso e arretratezza. 

Vede quest’ affarino non più grande di una noce? È un diffusore di immagini. Una specie di televisore cento volte più perfetto dei nostri. Quando entra in funzione, ne succedono delle belle. Io purtroppo non so farlo funzionare. All’Accademia delle Scienze lo hanno studiato per anni, ma nessuno ci ha capito nulla. 

Ma, malgrado le difficoltà a comprenderla, l’innovazione tecnologica può (deve) essere vista con favore, se è ben governata. No, Gianno Rodari non è un neoluddista: non vuole distruggerle le nuove macchine. Vuole aiutarci a governarle per farne un fattore (uno dei tanti fattori possibili) di progresso.  

Il progresso tecnologico è presente nelle Filastrocche in cielo e in terra, pubblicate nel 1960.

         Filastrocca brontolona

Filastrocca brontolona, 
brontola il tuono quando tuona, 

brontola il mare quando ha in testa 
di preparare una tempesta, 

 

brontola il nonno: «Ah, come vorrei 
ritornare ai tempi miei… 

 

Non c’erano allora, egregi signori, 
elicotteri e micromotori, 

 

e senza fare tanto fracasso 
in carrozzella si andava a spasso».

 
Accende la pipa, inforca gli occhiali 
e affonda il naso nei giornali… 

 

Ma tosto soggiunge: «Però…però… 
senza lo scooter, che figura fò? 

Il mondo cammina, il mondo ha fretta!» 
Viva il nonno in motoretta.

Anche al nonno piace l’innovazione. Ma lei, l’innovazione, deve essere guardata con spirito critico. Tratto da Ricatto nello spazio, una delle novelle di L’agente X.99 a sua volta contenuta in Il gioco dei quattro cantoni. Lo spazio è il futuro. Ma il futuro non è di per sé progresso. Può essere anche un misto, appunto, di progresso e arretratezza.

Anche nello spazio c’è il male. L’illegalità. 

         «Siamo, come avrete capito, i Cinquanta Neri. Questa volta siamo ben decisi a far rispettare i nostri ordini. Avete un giorno e un minuto. Non un secondo di più. Entro quel termine caricherete tutto il tesoro dello Stato su un razzo che spedirete nello spazio a questo indirizzo. Se non lo farete, un secondo dopo faremo brillare le cariche atomiche che abbiamo collegato ai due poli di Noot e l’intero pianeta sarà disintegrato». 

E c’è la superstizione:

         I briganti atomici che mi avevano invaso l’asteroide stavano adesso in ginocchio e tremavano filo a filo. Si curvavano, si prostravano, battevano la testa sul pavimento, e gemevano: sì, gemevano, non mentalmente, ma con voce di terrore. Renata li guardava, calma e curiosa. Pareva non accorgersi di essere lei la causa di tanto spavento.        

Renata è una capretta. E, spiega il professor Vir:

            Per gli abitanti di Noot la capra è l’immagine del dio della giustizia. Chiaro? Si può capire lo spavento di quei briganti nel vedersi comparire davanti quel dio terribile proprio nel bel mezzo della loro impresa criminale. E adesso mi dica lei cosa ne pensa di un pianeta tecnicamente progredito al punto da saper fabbricare un aggeggio come questo, ma che conserva una capra tra i suoi dei… 

Anche nello spazio si possono costruire falsi idoli.

CULTURA

Noi oggi viviamo nel pieno di una grande transizione tecnologica, quella digitale che ha nel computer e negli smartphone i suoi emblemi. Anche Gianni Rodari, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 del secolo scorso, vive nel pieno di una grande transizione tecnologica, che ha nello spazio ma anche nella lambretta alcune tra le sue le sue manifestazioni più vistose

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