Razzismo strutturale e diseguaglianze sociali danneggiano la stabilità degli ecosistemi urbanifederica.dauria
Mar, 09/29/2020 – 08:19


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Federica DʹAuria

Nell’ambito di ricerca dell’ecologia urbana, le città sono considerate dei contesti socio-ecologici utili da studiare per comprendere i sistemi adattativi delle specie animali e vegetali che le abitano.
La complessità degli ecosistemi urbani si basa sull’equilibro tra infrastrutture e zone verdi, che è il risultato dell’attività umana. Il modo in cui le zone urbane sono strutturate influenza specifici processi biologici che determinano le condizioni di vita non solo dei cittadini ma anche degli abitanti non umani. Il paesaggio urbano influenza infatti i comportamenti, l’evoluzione e la quantità delle specie animali e vegetali presenti.

Quando si studia la struttura delle città, però, bisogna anche tenere conto che fattori sociali come razza, cultura, occupazione, grado di istruzione e condizione economica determinano il modo in cui la popolazione si distribuisce all’interno della città e il modo in cui i diversi quartieri si sviluppano e mutano.

Un recente studio pubblicato su Science, il cui primo autore è Christopher J. Schell, professore di ecologia applicata all’università di Washington Tacoma, prende in analisi altri studi di ecologia urbana per cercare di mostrare l’effetto sull’ambiente di certi fenomeni sociali basati sul razzismo e sul classismo (in particolare la segregazione residenziale), che favoriscono la creazione, all’interno della stessa città, di ecosistemi molto diversi a seconda delle caratteristiche di ogni quartiere.

Come riporta lo studio, infatti, “le aree urbane sono sistemi ecologici dinamici definiti da componenti biologiche, fisiche e sociali interdipendenti. La struttura emergente e l’eterogeneità dei paesaggi urbani causano effetti biotici in queste aree, e tali modelli spaziali sono spesso dovuti alla distribuzione diseguale di ricchezza e potere nelle società umane”.

In altre parole, Schell e coautori intendono dimostrare che specifici meccanismi di disuguaglianza sociale causano fenomeni ecologici negativi come la distribuzione irregolare delle isole di calore, la concentrazione delle aree verdi solo in specifiche zone e la presenza, in alcuni quartieri, di un più alto tasso di inquinamento che espone gli abitanti a maggiori rischi sanitari e ambientali.

SOCIETÀ

Lo studio in questione si basa su indagini condotte nelle città dell’America del Nord, ma gli autori ritengono che il modello da loro delineato sia ampiamente applicabile, dato che situazioni di disuguaglianza sociale e razzismo sistemico sono fenomeni globalmente diffusi.

Un primo elemento che gli studiosi hanno preso in considerazione nella loro analisi è quello che chiamano “l’effetto lusso”, a causa del quale la biodiversità urbana, in particolare quella vegetale, è maggiore nelle aree abitate maggiormente da persone dal reddito più alto, dove sono presenti mediamente più alberi, parchi ricreativi e giardini privati rispetto ai quartieri abitati da famiglie meno abbienti.
Questo fenomeno si ripresenta anche comparando le diverse città. Infatti, continuano gli autori, le città statunitensi più ricche hanno sistemi di parchi urbani migliori.

La presenza di spazi verdi ha una diretta influenza sulla quantità e la diversità delle specie animali presenti. Le zone e le città dove ci sono più spazi verdi attirano, ad esempio, molte più specie di uccelli, tra cui quelli migratori.

Un’altra delle conseguenze dell’effetto lusso sull’ecologia evolutiva riguarda la diversa presenza di isole di calore all’interno della città. Nei quartieri a basso reddito, le temperature sono mediamente più alte, data la ridotta copertura di alberi e la scarsità di vegetazione. Inoltre, le fonti di inquinamento atmosferico, come ad esempio le fabbriche, sono spesso situate in prossimità di questi quartieri, esponendo chi ci abita a un numero maggiore di fattori inquinanti.

Le conseguenze dell’effetto lusso non sono sempre le stesse nelle diverse città e questo parametro non è l’unico che i ricercatori hanno preso in considerazione. È qui che entra in gioco un altro fattore spesso determinante: la composizione razziale dei quartieri.

La varianza ecologica urbana, infatti, non dipende sempre e solo dalla ricchezza, ma è anche il risultato di altri fenomeni sociali come la segregazione residenziale.

La segregazione residenziale è un fenomeno sociologico particolarmente presente in America del Nord, e descrive la separazione fisica dei gruppi sociali all’interno delle aree urbane a seconda dell’etnia e dei modelli culturali di riferimento.


Le geografie sociali variano per diversi gruppi razziali, etnici e culturali a seconda delle forme storiche di discriminazione vissute da ciascun gruppo minoritario

The ecological and evolutionary consequences of systemic racism in urban environments. CJ Schell et al. Science n. 369 (2020)

Negli Stati Uniti, questo fenomeno è molto spesso il risultato del redlining, una politica in vigore tra il 1933 e il 1968. Secondo la logica del redlining, riporta lo studio, i quartieri di molte città americane erano classificati in quattro gruppi, dal più desiderabile al più pericoloso, e alle persone appartenenti a minoranze etniche veniva impedito, spesso tramite la negazione di prestiti, di acquistare case nei quartieri migliori, che venivano riservate prevalentemente ai bianchi.
Nonostante il redlining non sia più una politica in vigore, i suoi effetti sono ancora presenti in almeno 37 città degli Stati Uniti, dove i quartieri un tempo classificati come meno desiderabili sono ancora abitati prevalentemente da minoranze etniche e dove il paesaggio urbano ospita una ridotta copertura di alberi.

Il razzismo strutturale nelle aree urbane degli Stati Uniti ha quindi degli effetti ecologici. La biodiversità presente nelle varie città, infatti, è alterata dalla distribuzione asimmetrica di vegetazione tra diversi quartieri, e questo influenza i modelli di colonizzazione di quegli spazi da parte degli animali, specialmente per quanto riguarda gli uccelli.

“Studi recenti sottolineano che la disposizione spaziale della copertura vegetale può indirizzare il cambiamento evolutivo, collegando fondamentalmente i modelli di copertura vegetale dovuti alla segregazione residenziale alle traiettorie evolutive delle popolazioni urbane”, continua lo studio.

La frammentazione degli habitat più verdi e adatti alla sopravvivenza della biodiversità ha un effetto anche sulla salute degli abitanti. Secondo gli studiosi, infatti, l’eredità del redlining e degli altri fenomeni dovuti al razzismo strutturale, che hanno causato situazioni di segregazione residenziale, influisce anche sui sistemi igienico-sanitari presenti nei diversi quartieri. La scarsità di aree verdi e la vicinanza a fonti di inquinamento e a zone maggiormente esposte agli effetti del calore urbano intensificato rende infatti gli abitanti dei quartieri maggiormente abitati da minoranze etiche più soggetti a rischi di infezione.

Alla luce di questi risultati, gli autori ritengono che i decisori politici dovrebbero attivarsi per ridefinire politiche di gestione degli spazi urbani basate sul rispetto dell’ambiente e della giustizia sociale.
Per questo motivo, propongono una serie di domande chiave che i funzionari politici dovrebbero porsi, come ad esempio: “come varia la biodiversità in proporzione al grado di segregazione residenziale all’interno della città?” oppure “in che modo il rinnovamento urbano e il relativo spostamento hanno influito sulla frammentazione degli habitat e sui disturbi ecologici?” e ancora “rimediare all’inquinamento (aria, suolo, acqua) nei quartieri emarginati migliora la biodiversità e l’abbondanza di organismi?”

Infine, gli autori sottolineano quanto sia importante, per contrastare gli effetti ecologici dovuti al razzismo sistemico, che alla definizione di pratiche di gestione e difesa di terre, acque e specie animali partecipino rappresentanti di tutte le comunità presenti all’interno delle città e che i governi lavorino a stretto contatto con gli scienziati per studiare gli approcci di conservazione migliori per includere giustizia, equità, inclusione e rispetto dell’ambiente.


Incorporare i principi della giustizia ambientale e i diritti civili nelle applicazioni ecologiche ed evolutive è una priorità urgente per influenzare positivamente il successo a lungo termine della conservazione e della sostenibilità urbana

The ecological and evolutionary consequences of systemic racism in urban environments. CJ Schell et al.

La distribuzione disomogenea dei gruppi sociali all’interno delle città ha delle conseguenze ecologiche. Per questo motivo, uno studio pubblicato su Science sottolinea l’importanza di promuovere politiche di gestione degli spazi urbani basate sul rispetto dell’ambiente e sulla giustizia sociale

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