Raffaello architetto e la Lettera a Papa Leone Xfrancesca.boccaletto
Gio, 07/30/2020 – 14:49


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Francesca Boccaletto

Artista dal talento straordinario, affermato, corteggiato, desiderato. Questo, ma non solo questo, fu Raffaello Sanzio (1483-1520): l’esperienza come architetto, lo studio e l’impegno per la tutela degli edifici antichi di Roma sono di importanza centrale nel suo percorso, a partire dalla realizzazione di opere come la Cappella Chigi e Villa Madama, fino alla stesura, insieme a Baldassarre Castiglione, della Lettera a Papa Leone X. La grande mostra Raffaello 1520-1483, allestita alle Scuderie del Quirinale di Roma, prorogata fino al 30 agosto, dedica ampio spazio alla sua appassionata attività nel campo dell’architettura.

CULTURA

“Sin dai primi anni di formazione, l’interesse di Raffaello per l’architettura, in particolare per quella del mondo antico, è fortemente presente – racconta il professor Zaggia al Bo Live – Fino a sfociare in un’opera fondamentale come Lo sposalizio della vergine, in cui compare un tempio a pianta centrale sullo sfondo che interpreta in modo molto chiaro le sperimentazioni del suo tempo in ambito architettonico. A questa sperimentazione dell’architettura sul piano della rappresentazione, segue poi, con il trasferimento di Raffaello a Roma tra il 1508 e il 1509 e l’incontro con Bramante, un interesse concreto rivolto alla costruzione e alla progettazione vera e propria. Da questo punto di vista, il rapporto che si instaura tra Raffaello e Bramante per lo studio dell’architettura antica, conservata all’interno della città, diventa fondamentale punto di partenza per un approfondimento che aprirà strade nuove all’architettura successiva. Con la morte di figure di riferimento, come Bramante appunto, Raffaello diventa la personalità più importante che opera nel campo dell’architettura all’interno dei grandi cantieri pontifici. Si apre così una stagione breve in cui le opere realizzate da Raffaello saranno numerose e importanti: alcune realmente costruite, altre solo progettate”.

In questo contesto si inserisce la Lettera a Papa Leone X, scritta nel 1519 da Raffaello e Baldassarre Castiglione, il raffinato autore del Cortegiano (ai due, uniti da amicizia e stima reciproca, è dedicata una mostra al Palazzo Ducale di Urbino, dal titolo Baldassarre Castiglione e Raffaello.Volti e momenti della civiltà di corte), sul tema della tutela e dello studio degli edifici antichi. La premessa al documento è rintracciabile nei fatti avvenuti qualche anno prima: nell’estate del 1515, infatti, Leone X nomina Raffaello præfectus marmorum et lapidum omnium (dal 1514 l’Urbinate già dirigeva la fabbrica di San Pietro). La lettera dedicatoria, la cui prima edizione venne inserita all’interno delle opere di Baldassare Castiglione pubblicate a Padova nel 1733, si apre così: “Sono molti, padre santissimo, i quali misurando col loro piccolo giudizio le cose grandissime che delli romani circa l’arme, e della città di Roma circa al mirabile artificio, ai ricchi ornamenti e alla grandezza degli edifici si scrivono, quelle più presto stimano favolose che vere. Ma altrimenti a me suole avvenire; perché considerando dalle ruine, che ancor si veggono di Roma, la divinità di quegli animi antichi, non istimo fuor di ragione il credere che molte cose a noi paiono impossibili, che ad essi erano facilissime“. 

Nella prima parte Raffaello esalta la grandezza del passato, dichiara le proprie competenze in ambito architettonico e invita il pontefice a intervenire per garantire la tutela dei monumenti antichi, da salvare dal degrado. Nella seconda invece si concentra su questione più tecniche, introducendo anche la descrizione di uno strumento per la misurazione degli edifici antichi di sua invenzione: “Farassi adunque un instromento tondo e piano, come un astrolabio, il diametro del quale sarà due palmi o più o meno, come piace a chi vuole adoperarlo, e la circonferenza di questo istromento si partirà in otto parti giusti, e a ciascuna di quelle parti si porrà il nome d’uno degli otto venti, dividendola in trentadue altre parti picciole, che si chiameranno gradi […] Con questo adunque misureremo ogni sorte di edificio, di che forma sia, o tondo o quadro o con istrani angoli e svoglimenti quanto dir si possa“.

“L’importanza della lettera risiede nei principi enunciati all’inizio del testo, in cui Raffaello e Baldassarre Castiglione sostengono la necessità e l’urgenza di tutelare i monumenti antichi, per trasmetterle alle generazioni future – conclude Zaggia -. Non a caso la lettera, pubblicata alla fine del Settecento, una volta riconosciuto l’autore in Raffaello, diventa il punto di partenza per la legislazione adottata successivamente dagli Stati europei per la protezione del patrimonio artistico e culturale. Erede ultimo di questa tradizione è l’articolo 9 della nostra Costituzione“.

Siamo abituati a considerare il suo incredibile talento come artista, ma Raffaello Sanzio fu anche un eccellente e appassionato architetto, impegnato nella tutela degli edifici antichi. Il racconto di Stefano Zaggia, storico dell’architettura

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Dettaglio della cappella Chigi, Roma
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