Qua la zampa, gatto: possiamo addestrare i felini?anna.cortelazzo
Sab, 05/15/2021 – 09:08


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Anna Cortelazzo

Da anni e anni continua l’atavica battaglia tra gli amanti dei cani e quelli dei gatti, a colpi di studi e nuove ricerche.
C’è però un argomento che imbarazza molto i gattofili: proverbialmente il gatto è un tipo solitario che fa un po’ quel che gli pare, e addestrarlo è molto difficile. E così durante la discussione il gattofilo di turno deve chinare la testa appena il suo avversario pronuncia la temuta parola “zampa”: a quel punto appare il suo cane che, con sguardo adorante, poggia una delle estremità anteriori sulla mano del padrone, mentre il gatto li fissa con sguardo interrogativo, pensando probabilmente: “Ma chi te lo fa fare?”. Cane 1 – Gatto 0.

A parte gli scherzi, è davvero così difficile addestrare un gatto o con un po’ di impegno il gattofilo potrà vincere, o almeno pareggiare, il prossimo scontro? Lo abbiamo chiesto a Paolo Mongillo, professore associato del Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione, esperto in etologia degli animali domestici.

SOCIETÀ

servizio di Anna Cortelazzo e montaggio di Elisa Speronello

Volendo andare subito al sodo, la risposta è sì: i gatti sono addestrabili, e quindi la partita è ancora tutta da giocare. “La capacità mentale di rispondere a un addestramento – dichiara Mongillo – ce l’hanno i gatti esattamente come i cani: sono dei meccanismi ben conservati e comuni a varie specie. In media, però, i gatti sono meno addestrabili dei cani, o comunque vengono addestrati di meno.”
In effetti la differenza tra i due animali è innegabile: da una parte abbiamo il cane, che sembra non vedere l’ora di compiacere il suo padrone, mentre la controparte felina sembra invece ponderare attentamente il rapporto costi/benefici, chiedendosi cosa ci guadagna ad abbandonare la sua comoda cuccia per compiere un’azione richiesta dal suo Umano di Riferimento (un gatto che si rispetti non lo chiamerebbe mai “padrone”).

“Per questa differenza – spiega Mongillo – ci sono diverse spiegazioni possibili: in generale parliamo di una specie tendenzialmente asociale che conduce uno stile di vita solitario e questo si riflette nel fatto che per natura il gatto è anche meno abituato a cooperare con altri individui per ottenere quello che vuole. In natura si procura il cibo cacciando da solo, a differenza di quanto fanno i lupi, che sono i parenti selvatici più prossimi dei nostri cani, che invece cacciano in gruppo e poi condividono il cibo. Il cane, quindi, è più propenso a collaborare con qualcuno rispetto al gatto”.

Come accade quasi sempre, le spiegazioni del comportamento animale vanno ricercate nel processo dell’evoluzione: “I cani – spiega Mongillo – si sono evoluti vivendo all’interno di società umane, e quindi hanno sviluppato la capacità di prestare maggiore attenzione alle persone, e probabilmente si sentono più gratificati dei gatti dalla pura e semplice interazione con l’uomo, anche senza bisogno di ricevere il classico bocconcino premio”.
L’evoluzione dei felini invece ha preso altre strade, perché sono animali tendenzialmente più solitari, che non hanno vissuto “dentro” la società umana, ma hanno accompagnato l’uomo parallelamente, e a una certa distanza: “Questo non vuol dire – aggiunge Mongillo – che non ci siano gatti che stanno bene con le persone, però se facciamo un discorso generale questa differenza evolutiva è molto importante”.

Ora, immaginiamo la reazione di un gatto che legge questo articolo (fanno gli gnorri, ma quando si siedono sulla tastiera del portatile un’occhiatina la danno di sicuro…): probabilmente assumerebbe un’espressione molto snob e direbbe che lui potrebbe benissimo farsi addestrare, ma è l’Umano di Riferimento a non essere abbastanza qualificato. Si sa che i gatti sono degli scaricabarile olimpionici, ma potrebbe esserci un fondo di verità: “Quella che si sviluppa tra animale e proprietario – conferma Mongillo – è una relazione a due, e io penso che i proprietari dei gatti potrebbero essere diversi da quelli dei cani anche nell’atteggiamento. Magari anche loro hanno una minore propensione all’interazione continua e costante con l’animale e quindi sono meno desiderosi di addestrare il loro gatto”.

In effetti, sempre generalizzando, di solito quello che gli umani apprezzano dei felini è l’indipendenza, il loro essere degli spiriti liberi che scelgono di condividere un pezzo di vita (ma non troppa!) con loro, e quindi esiste la possibilità che, anche se abbiamo scoperto che i gatti si possono benissimo addestrare, non ci sia la volontà di farlo.
In caso contrario, sarà sufficiente armarsi di pazienza e fare un passo alla volta: previa ricompensa, il gatto potrà imparare un sacco di cose (alla fine del video Mongillo dà qualche dritta su come farsi dare la zampa). Se però l’obiettivo è quello di far passare l’aspirapolvere al gatto di casa, forse è meglio ridimensionare le proprie pretese: neppure i cani più collaborativi arrivano a tanto!

Non ci sono dubbi: in generale, è più facile addestrare un cane che un gatto. Ma qual è il motivo? E i gattofili devono gettare la spugna o c’è qualche possibilità anche per loro? Lo abbiamo chiesto a Paolo Mongillo, professore associato del Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione, esperto in etologia degli animali domestici

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