Al Programma Alimentare Mondiale il Nobel per la Pace 2020sofia.belardinelli
Ven, 10/09/2020 – 15:33


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Sofia Belardinelli

“Per il suo impegno nel combattere la fame, per il suo contributo al miglioramento delle condizioni di pace nelle aree colpite dai conflitti e per aver agito come forza trainante negli sforzi per prevenire che la fame venga utilizzata come arma di guerra e di conflitto”: queste le motivazione addotte dal Comitato Norvegese per il Nobel a conferire il prestigioso premio Nobel per la Pace 2020 al Programma Alimentare Mondiale (il World Food Programme, WFP), agenzia dell’ONU fondata nel 1961 e con sede a Roma, che si propone di combattere la fame nel mondo lavorando perché non vi siano situazioni d’emergenza legate alla mancanza di mezzi di sussistenza e offrendo alle comunità in condizioni di bisogno la sicurezza alimentare, senza dover dipendere dagli aiuti umanitari.

Si tratta dell’Organizzazione umanitaria più grande del mondo, e svolge un lavoro fondamentale: nel solo 2019, ha infatti fornito assistenza a quasi 100 milioni di persone in 88 paesi che soffrivano per la fame e la grave insicurezza alimentare. Molto importante è stato l’impegno dell’Organizzazione anche nel 2020: la pandemia ha acuito, soprattutto in paesi già provati da conflitti interni come lo Yemen, il Congo, la Nigeria, il Sud Sudan e il Burkina Faso, i problemi legati alla fame, e gli aiuti economici provenienti dal WFP si stanno dimostrando cruciali per le popolazioni civili di questi territori.

SOCIETÀ

Zero hunger” è il secondo obiettivo dell’Agenda 2030, e WFP è il principale strumento che l’ONU ha per far sì che tale impegno venga mantenuto entro il termine del 2030. Tra povertà, fame e guerre vi è un legame subdolo ma tenace: dove vi sono conflitti vi è fame, ma essa stessa può essere la scintilla della guerra. Affrontare questa piaga è dunque una necessità, e rientra a pieno titolo nel programma per la realizzazione di una società globale resiliente e sostenibile, come è quella immaginata dall’Agenda 2030 del 2015.

Secondo il WFP, sono ancora 690 milioni – una su nove – le persone che ogni giorno, nel mondo, soffrono o rischiano di soffrire la fame. Questo dato è tanto più intollerabile se paragonato ai dati di produzione mondiale (e spreco mondiale) di cibo: con quello che si produce ogni anno in tutto il mondo, si potrebbe sfamare l’intera popolazione mondiale. Non si tratta, dunque, di un problema di disponibilità di risorse, ma di equa redistribuzione delle stesse. Con la scelta di quest’anno, il Comitato Norvegese per il Nobel “vuole volgere lo sguardo del mondo verso i milioni di persone che soffrono o rischiano di soffrire la fame […] Il lavoro del Programma Alimentare Mondiale a beneficio dell’umanità è uno sforzo che tutte le nazioni del mondo dovrebbero essere in grado di supportare e sostenere”, anche economicamente (il WFP fa affidamento unicamente su donazioni di governi e privati, non ricevendo allocazioni sul bilancio dell’ONU). Promuovere la pace è un interesse di tutti.

L’Organizzazione dell’ONU, che si batte per eliminare la fame e l’insicurezza alimentare nel mondo, intervenendo soprattutto in situazioni di crisi e in zone di conflitti, viene insignita del Premio in un anno particolare, in cui è stata in prima linea nelle emergenze anche durante la pandemia

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