Il primo parco eolico galleggiante del Mediterraneoformicablu
Ven, 07/31/2020 – 08:44


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Gianluca Liva

Con il deposito dei progetti ai ministeri competenti e con la pubblicazione fatta a inizio luglio da parte della Capitaneria di Porto di Trapani, è cominciato ufficialmente l’iter progettuale e amministrativo che potrebbe portare alla costruzione del primo parco eolico galleggiante del Mediterraneo a partire dal 2023. L’impianto è composto da 25 turbine eoliche da 10 Megawatt l’una, e sorgerà nell’area settentrionale del Canale di Sicilia, a circa 37 chilometri a sud-ovest di Marsala.

SOCIETÀ

Un progetto ambizioso dall’iter non semplice

Nell’area individuata, tra Sicilia e Tunisia, il mare ha una profondità di circa 300 metri; tale da rendere necessario l’impiego di turbine galleggianti, mantenute stabili anche grazie a un particolare sistema di ancoraggio. Il progetto è stato proposto dalla società 7SEASmed srl e prevede un investimento di 741 milioni di euro. L’ideatore del progetto – sviluppato dalla società danese , sostenuta dal fondo Copenaghen Infrastructure Partners – è Luigi Severini, ingegnere progettista anche del parco eolico offshore di Taranto, la cui realizzazione, dopo un lungo iter burocratico, è ora in corso. Come spesso accade quando si propongono opere di questo tipo, anche il parco eolico 7SEASmed è al centro di un dibattito che riguarda il futuro energetico nazionale e le strategie da adottare per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.

«Sono cresciuto a Taranto, in un humus che è quello delle grandi infrastrutture industriali, portuali e marittime. A inizio millennio, in città si era installata la Vestas, azienda danese che produceva le nacelle (le “capsule” in cui vengono inserite le componenti del motore della turbina n.d.a.) e le pale eoliche (nel caso specifico, le Vestas V90-3MW, n.d.a.). È in questo contesto che nel 2008 si è iniziato a pensare a come portare l’eolico in mare ed è così che è nato il progetto di Taranto», racconta Luigi Severini, «negli anni abbiamo analizzato i vari progetti nel campo dell’offshore eolico che erano stati bocciati e mi ha incuriosito molto vedere che il giudizio negativo era dato da tre motivi principali: una fortissima avversione all’impatto visivo, una eccessiva estensione, il pericolo di interferire con la biocenosi, ovvero con il complesso di animali e vegetali che popolano una determinata area.


È da queste osservazioni che nasce l’idea di un impianto eolico galleggiante e collocato in una posizione così lontana dalla costa da renderlo impercettibile ai residenti.

Luigi Severini

«L’impianto eolico galleggiante che proponiamo al largo di Marsala,» spiega ancora Severini, «non interferisce in alcun modo con il paesaggio costiero, si potrà osservare all’orizzonte soltanto grazie a un buon binocolo e la biocenosi nei fondali, profondi oltre 300 metri, non verrebbe intaccata.»

L’impianto eolico comprende in totale 26 fondazioni galleggianti, di cui 25 fondazioni per turbine (Floating Offshore Wind Turbine – FOWT) e una per la sottostazione offshore (Floating Offshore Sub Station – FOSS), a est del parco. Le turbine saranno collegate l’una all’altra e alla sottostazione attraverso linee elettriche sottomarine. L’intero progetto occuperà un’area di circa 1,2 chilometri quadrati e genererà una potenza totale di 250 MW, trasportati fino alla terraferma grazie a un cavo marino di trasporto, adagiato sul fondale.

Il percorso burocratico conta, per il momento, 57 documenti che presentano il progetto e valutano l’impatto di una eventuale realizzazione. È così che, relazione dopo relazione, si tenta di scongiurare il rischio di una qualche conseguenza negativa per il traffico marittimo, i resti archeologici, l’ecosistema marino e le attività di pesca. «La pesca d’altura trarrebbe vantaggio dal parco eolico, dato che, per legge, le aree dove nascono i parchi eolici offshore vengono interdette alla pesca e alla navigazione per diventare, di fatto, delle oasi di riproduzione dei pesci», chiarisce Severini, che sottolinea anche come «da un lato siamo in grado di soddisfare tutte le esigenze di tutela e, dall’altro, soddisfiamo anche le esigenze dell’investitore».

Anche se la realizzazione del parco eolico sembra ormai cosa fatta, c’è un aspetto che potrebbe frenare gli entusiasmi. L’impianto 7SEASmed, infatti, sorgerebbe esattamente in mezzo a una delle più importanti rotte migratorie di decine di specie di uccelli.

Pale eoliche e rotte migratorie

Non si è ancora giunti a stabilire con certezza quale sia l’impatto delle turbine eoliche sulle popolazioni di volatili. Si tratta di un argomento controverso e su cui è necessario fare altra ricerca.

Tra le prime a sollevare la questione della possibile incompatibilità di un parco eolico in quell’area marittima, è stata Anna Giordano, direttrice della Riserva naturale delle saline di Trapani e Paceco. «È noto da tempo che c’è un flusso migratorio imponente che parte dall’Africa e arriva in Europa attraverso il Canale di Sicilia. La maggior parte degli uccelli parte da Capo Bon, in Tunisia, e dopo 150 chilometri di volo, giunge sulle coste trapanesi, per poi ripartire e diramarsi. La presenza di un ostacolo rappresentato da 25 turbine nel bel mezzo di una rotta migratoria massiccia ma anche estremamente vulnerabile deve essere sottoposta a studi specifici.


È necessario conoscere quale sia il possibile effetto negativo su milioni di migratori.

Anna Giordano

«La richiesta che abbiamo fatto,» spiega Giordano, «è di avere al più presto la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e la valutazione d’incidenza (VIncA), introdotta a livello comunitario dalle Direttive 2009/147/CE (“Conservazione degli uccelli selvatici”), 92/43/CEE (“Conservazione degli habitat naturali e semi-naturali e della flora e della fauna selvatiche”) e disciplinata in Italia dall’art. 6 del DPR 12 marzo 2003, n.120. Se venisse autorizzata la costruzione senza avere queste valutazioni, non potremo fare altro che comunicare alla Direzione generale ambiente dell’Unione Europea che è stata violata la normativa comunitaria».

«Non chiedo nient’altro che il rispetto delle regole, in qualità di direttrice di una riserva naturale gestita per conto della Regione Sicilia,» continua Giordano. «Certo è che gli studi – molto limitati – che sono stati fatti finora su una rotta seguita da una parte dei migratori che arrivano in Sicilia, dimostrano un flusso migratorio imponente. Ai tempi del progetto per il ponte sullo Stretto di Messina, era stato studiato il flusso migratorio notturno nell’arco di un mese e 13 giorni tramite un radar che copriva un’area minuscola di soli 4 chilometri di diametro. Ebbene, pur con queste limitazioni, sono stati contati 4.630.000 uccelli. Lo studio più recente realizzato da Salvatore Surdo dell’Università di Palermo sulle popolazioni di volatili che arrivano alle saline di Trapani, invece, è del 2018 e aveva stabilito la presenza, numerosa, di ben 229 specie diverse».

Il grande dubbio sull’impatto del parco eolico 7SEASmed sulle rotte migratorie è in parte respinto dai promotori del progetto. Secondo Luigi Severini, infatti «le pale eoliche costituiscono comunque un ostacolo, come un albero o un grattacielo. Anche ammettendo che il parco eolico possa contribuire alla morte di qualche volatile, è necessario guardare alla questione fondamentale: la gigantesca problematica del cambiamento climatico. Noi abbiamo e avremo bisogno dell’energia ma non possiamo ottenerla bruciando combustibili fossili. Se, invece, dovessimo continuare sulla strada del carbone, metteremo a rischio intere specie aviarie, molte delle quali già a rischio di estinzione. Dobbiamo fare tutti assieme un bilancio globale e porci le giuste domande. Vogliamo continuare a marciare sulla strada dell’estinzione – anche dell’essere umano – oppure incamminarci verso la produzione di energia pulita, anche accettando qualche rischio? Io credo che la scelta sia obbligata». A breve, assicura Luigi Severini, «inizieremo la procedura di studio sull’impatto ambientale, faremo operazioni di ricognizione sui fondali e faremo verifiche su qualsiasi altro aspetto, incluso quello delle rotte migratorie».

Un piano integrato su energia e clima

L’eolico è parte fondamentale del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima aggiornato a gennaio 2020, e gli impianti offshore galleggianti sembrano essere la chiave di volta per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. La naturale abbondanza di spazi marittimi battuti dal vento può far immaginare un futuro di grandi impianti eolici in mare aperto, collocati come ad abbracciare (e rifornire) l’intero paese.

L’International Energy Agency ha pubblicato nel 2019 un dettagliato rapporto sui futuri investimenti che riguarderanno il settore eolico. Entro il 2040, infatti, la produzione di energia eolica da impianti offshore dovrebbe aumentare di 15 volte. I primi parchi eolici in mare aperto stanno già producendo energia, come nel caso dei parchi eolici scozzesi inaugurati nel 2017.

 

Nel video qui sopra, prodotto da National Geographic, si vede il funzionamento del parco galleggiante scozzese e, in particolare, in cosa il meccanismo flottante è diverso da quello di altri parchi eolici marini. 

Con i suoi 250 MW di energia prodotta, il progetto 7SEASmed, rappresenta però il primo parco eolico offshore industriale di grandi dimensioni. Tra verifiche amministrative, studi d’impatto ambientale da svolgere e progetti sul lungo periodo, la strada italiana verso l’energia eolica appare tortuosa. È già stato proposto, ad esempio, il progetto per un impianto eolico offshore galleggiante composto da 42 turbine da 12MW ciascuna da costruire al largo delle coste sud occidentali della Sardegna. Il progetto, iniziativa dalla Ichnusa wind power srl, è stato firmato sempre dall’ingegner Luigi Severini. «Stiamo parlando di una filiera che potrebbe diventare una caratteristica della capacità produttiva del sistema nazionale.

L’Italia potrebbe diventare la capofila nello sviluppo di energia da fonte eolica a patto che si possa contare su un apparato legislativo più coordinato», sottolinea Severini, che conclude ricordando che «se vogliamo fare uno scatto in avanti nel settore dello sviluppo delle rinnovabili e di questi impianti, dovrebbe essere rivista completamente l’impalcatura di leggi e regolamenti, possibilmente coinvolgendo i soggetti competenti nella loro stesura».

Tutte le foto del progetto sono tratte dalla Documentazione depositata al Ministero dell’Ambiente “Progetto per la realizzazione di un parco eolico offshore di tipo floating nel canale di Sicilia, composto da 25 turbine ciascuna dalla potenza nominale di 10 MW, per una potenza totale di 250 MW.” Per concessione e indicazione dell’ingegnere progettista Luigi Severini.

Nel 2023 dovrebbe partire la costruzione del primo parco eolico galleggiante del Mediterraneo. Nel Canale di Sicilia, al largo di Marsala, lontano dalla costa per ridurre l’impatto visivo. Mentre è ancora in corso la valutazione dell’impatto ambientale, in particolare sulle rotte degli uccelli migratori
Localizzazione parco eolico Mediterraneo

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