La primavera, al femminile, della fisicamattia
Lun, 11/11/2019 – 11:44


Italian

Pietro Greco

È vero, in statistica una rondine non fa primavera. Ma quando le rondini arrivano a stormi, è molto probabile che la più giovanile e profumata delle stagioni è iniziata. La primavera cui ci riferiamo riguarda quella delle donne italiane che stanno mietendo un grande successo internazionale in fisica. Gli ultimi due esempi sono emblematici. Nei giorni scorsi due ricercatrici dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Elisabetta Liuzzo e Kazi Rygl, hanno ottenuto, insieme ad altri 345 colleghe e colleghi dell’Event Horizon Telescope (EHT), il Breakthrough Prize, una sorta di oscar della ricerca, ricco di 3 milioni di dollari, assegnato negli Stati Uniti. 

Il riconoscimento è «per la prima immagine di un buco nero supermassiccio [ottenuta] grazie a una rete di telescopi su scala globale”. Elisabetta Liuzzo e Kazi Rygl hanno partecipato in quota parte alla ricerca e poi alla stesura di sei articoli con cui la collaborazione internazionale EHT ha documentato l’impresa scientifica. Le due astrofisiche italiane hanno così dimostrato sia di saper fare ricerca astrofisica di punta sia di essere pienamente integrate nel sistema con cui oggi si fa ricerca astrofisica di punta, le collaborazioni internazionale.

Le due scienziate hanno così rinverdito il successo di Marica Brachesi, che ha ottenuto il Breakthrough Prize per il contributo primario che ha dato alla collaborazione internazionale LIGO/Virgo nel rilevamento delle onde gravitazionali. Un successo che ha spinto la rivista americana Time a eleggerla, nel 2018, tra le cento persone più influenti al mondo. 

La stessa rivistaTime, nel 2012 attribuì a Fabiola Gianotti, esperta di fisica delle alte energie, il quinto posto nella classifica “persona dell’anno”. Quell’anno l’italiana, quale portavoce dell’esperimento ATLAS presso l’acceleratore LHC del CERN, aveva annunciato al mondo il rilevamento, ottenuto insieme all’esperimento gemello CMS, del bosone di Higgs. Fabiola Gianotti era stata eletta da centinaia di suoi colleghi di ATLAS a leader del gruppo che aveva contribuito a una delle più importanti scoperte nella storia della fisica delle particelle.

Poco dopo, il 4 novembre 2014, Fabiola Gianotti è stata selezionata dal Consiglio del CERN per la carica di direttore generale del più grande laboratorio di fisica del mondo. Prima donna in assoluto. Il primo gennaio 2016 ha assunto effettivamente questa posizione che tuttora detiene. 

Come Il Bo Live ha già avuto modo di ricordare, lo scorso 6 novembre, Fabiola Gianotti è stata confermata dal Consiglio del CERN per un secondo mandato alla direzione del grande laboratorio. Nessuno prima di lei aveva ottenuto tanto. Fabiola Gianotti guiderà il CERN fino al 2025. Tutto questo in riconoscimento della sua bravura sia in fisica e sia nell’organizzazione della fisica.


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Questi successi in fisica delle donne (ci siamo riferiti ad alcune donne italiane, ma avremmo potuto estendere la rassegna alle donne di tutto il mondo) avviene in coincidenza con un fatto minore che tuttavia indica quanta strada ci sia ancora da fare per superare i pregiudizi di genere.

Un fisico italiano, Alessandro Strumia, sta per pubblicare su Quantitative Science Studies, una rivista nata da poco ma con peer-review e appartenente alla galassia editoriale dell’MIT (Massachusetts Institute of Technology di Boston), un articolo dal titolo Ricerche teoriche ed empiriche su scienza e forza lavoro scientifica in cui reitera la sua tesi di fondo: la fisica è stata creata dai maschi e non è cosa per donne.

Diciamo che la tesi è reiterata perché Strumia ha avuto modo di esprimerla non molto tempo fa, per estremo paradosso, proprio al CERN di Fabiola Gianotti. La tesi è del tutto screditata e, infatti, la stessa rivista Quantitative Science Studies su cui la pubblica, definisce il suo articolo «imperfetto» e contenente «affermazioni non dimostrate». 

Certo, nella visione di Alessandro Strumia, una donna come Fabiola Gianotti può rappresentare quella singola rondine che non fa primavera. Ma Elisabetta Liuzzo e Kazi Rygl, Marica Brachesi e innumerevoli altre sono lì a dimostrare che le rondini arrivano a stormi nel cielo della fisica. Alessandro Strumia non si è accorto che questi stormi indicano coi fatti che la primavera della fisica al femminile è ormai una stagione inoltrata. Ed è una primavera rigogliosa e profumata. 

Le donne che fanno fisica come gli uomini e spesso meglio degli uomini sono ormai tante che smentiscono coi fatti le sue tesi infondate. 

SCIENZA E RICERCA

Le donne italiane stanno mietendo un grande successo internazionale in fisica. Non solo Fabiola Gianotti, riconfermata di recente alla guida del Cern, ma anche Elisabetta Liuzzo e Kazi Rygl, vincitrici del Breakthrough Prize negli Stati Uniti. Un successo consolidato, alla faccia di chi considera ancora la fisica come una faccenda adatta ai soli uomini

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