Priestdaddy: memoir ironico, poetico e irriverentefrancesca.boccaletto
Ven, 09/18/2020 – 08:31


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Francesca Boccaletto

Tra i migliori dieci libri del 2017 e tra i migliori 50 memoir degli ultimi dieci anni per il New York Times, tra i 100 migliori libri del ventunesimo secolo per The Guardian (87esimo posto), Thurber Prize per l’umorismo americano nel 2018. Se cercate una storia vera, densa di ironia, rivelazioni, sfacciataggine, irriverenza e insolite relazioni familiari, scegliete senza esitazione il memoir di Patricia Lockwood, Priestdaddy, sottotitolo dell’edizione italiana Mio papà, il sacerdote (Mondadori)una lettura da montagne russe divertente e disperata, un cortocircuito di devozione e indecenza con una indiscutibile vocazione cinematografica, già opzionata infatti per diventare una serie tv. Trecento pagine dense di eventi e surreali scene di vita quotidiana, educazione religiosa sui generis e citazioni memorabili.

La poetessa americana Patricia Lockwood, autrice di due raccolte di poesie Balloon Pop Outlaw Black (2012) e Motherland Fatherland Homelandsexuals (2014), che include la lunga poesia Rape Joke –pubblicata su The Awl nel 2013 e ben presto diventata virale, in cui racconta dello stupro subito a diciannove anni-, si misura ora, e per la prima volta, con la prosa, scegliendo la strada del memoir. 

In un’intervista pubblicata sulla Lettura del Corriere della Sera il 23 agosto scorso, Lockwood commenta divertita e un po’ incredula l’uscita del suo libro nell’Italia cattolica, con il Vaticano in grembo, la prima versione all’estero: “Ci ho scherzato con gli amici, forse stavolta riesco a farmi scomunicare!”. Il perché di tanto stupore è presto detto e si svela raccontando la trama, ovvero la storia vera della sua famiglia.

Padre Greg Lockwood è la star assoluta di questo memoir. Attorno alla sua figura ruotano le esistenze dei figli, della moglie (irresistibile e che meriterebbe un approfondimento a parte), di una comunità di religiosi e credenti, di un seminarista italo-tedesco ospitato in casa Lockwood, ovvero in canonica. Su di lui si concentra lo sguardo della figlia Patricia, esploratrice sentimentale e voce narrante di una storia fuori dall’ordinario.

Dopo un decennio di vita indipendente, a 33 anni, insieme al marito Jason, Patricia torna a vivere nella canonica dei genitori e ci resta per otto lunghi, rocamboleschi mesi: è a questo punto che inizia a pensare al memoir e sceglie di scriverlo partendo da lontano, dalla sua infanzia.

“Quando rivedo per la prima volta mio padre, disteso su un divano di pelle con un paio di slip aderenti, ho la certezza che da quando me ne sono andata, dodici anni fa, non ci sono stati cambiamenti rilevanti in casa Lockwood […] Ritengo che ogni uomo di Dio abbia due religioni: una che appartiene al cielo e una che appartiene al mondo. La seconda religione di mio padre è la nudità, o la biancheria intima, per la precisione. Ci sono uomini che devono mettere a nudo la loro personalità nell’istante in cui varcano la soglia del loro castello, e mio padre è uno di quelli”.

Per prima cosa, rimuovete dal vostro immaginario l’idea di prete cattolico pacato, silenzioso, gentile, accogliente e sostituitela con una nuova figura, quella di Padre Greg Lockwood, personaggio che sembra uscito dalla penna di qualche brillante sceneggiatore ma che, in realtà, è una persona vera, vivente, in carne e ossa. Ex sommergibilista della Marina americana (a quel tempo, ateo), poi pastore luterano diventato prete cattolico, conservatore, tradizionalista, antiabortista, dispensato dal celibato, perché già sposato e con figli al momento della conversione cattolica. “I preti cattolici, per definizione, non hanno il permesso di sposarsi, ma mio padre eluse questa definizione mentre il dizionario dormiva, e in qualche modo ricevette comunque gli ordini. Un’eccezione alla regola, prima ancora che capissi quali erano queste regole. Una scappatoia umana, e tramite lui mi intrufolai nel mondo”.

Padre Greg è tutto quello che non vi aspettate: estremamente rumoroso, sfacciato, gira per casa in mutande, adora i film d’azione e le battute macabre, suona la chitarra elettrica, detesta gli hippie fannulloni e i cervi, “pacifisti del regno animale”. Di lui la figlia e autrice del libro scrive: “Ci sono uomini così fuori dal comune che è impossibile figurarseli come neonati in pannolino, mentre per me è sempre stata la cosa più facile del mondo immaginare mio padre da bambino, sdraiato a pancia all’aria tra le lenzuola pulite, mentre fuma un grosso sigaro per congratularsi con se stesso della propria nascita per poi spegnerlo – in grande stile – sul muso del suo primo orsacchiotto”. E questo è solo l’inizio.

CULTURA

Il libro di Patricia Lockwood, tra i dieci migliori titoli del 2017 per il New York Times , è stato recentemente pubblicato in Italia da Mondadori. Al centro, un prete e padre sui generis e una storia familiare fuori dall’ordinario, tra educazione religiosa e surreali scene di vita quotidiana

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