Premio Galileo. Tra i cinque finalisti “Genetica e destino” di Alberto Piazzafederica.dauria
Sab, 05/15/2021 – 06:46


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Federica DʹAuria

Uno dei cinque libri finalisti del Premio Galileo 2021 è il saggio Genetica e destino, di Alberto Piazza, genetista e professore emerito all’università di Torino. Il libro, pubblicato da Codice Edizioni, ripercorre alcuni importanti momenti della storia del progresso nel campo delle scienze della vita per indagare le ripercussioni sociali delle più importanti scoperte in biologia e genetica, che hanno ispirato l’elaborazione di teorie filosofiche e la costruzione di nuovi paradigmi non solo scientifici ma anche culturali.

Gli studi sul DNA e la comparsa di un nuovo campo di studio, quello della genetica, hanno innescato una vera e propria rivoluzione copernicana, che ha avuto conseguenze non solo sul futuro della ricerca scientifica (in campo medico, per esempio, ha iniziato a farsi sempre più strada la ricerca di una terapia individualizzata) ma anche sul pensiero comune. Una delle grandi domande che ha dovuto affrontare la filosofia, infatti, riguardava la misura in cui la nostra natura e il nostro destino siano in realtà già scritti nel nostro DNA.

Una delle riflessioni che possiamo seguire nei primi capitoli del libro riguarda infatti il cosiddetto determinismo biologico, che in questo caso è più un determinismo genetico. Secondo questa concezione, tutto ciò che siamo e che saremo, e quindi anche il nostro futuro, si trova già interamente scritto nel nostro DNA, vero e proprio codice della vita in cui è già contenuto anche il nostro destino.
Eppure, questa sembra essere una visione decisamente riduttiva dell’essere umano.

Il nostro DNA non detta il nostro destino, ed è questo il messaggio che ho cercato di trasmettere nel mio saggio, a partire dall’analisi di cosa sia il DNA e di quale sia il significato delle differenze genetiche tra individui”, ha raccontato il professor Piazza in un’intervista a Il Bo Live.

CULTURA

L’intervista completa al professor Piazza, finalista al Premio Galileo 2021 con il saggio “Genetica e destino”. Montaggio di Elisa Speronello

I processi evolutivi non possono essere riprodotti sperimentalmente. Come spiega il professor Piazza, infatti, “possiamo condurre esperimenti nel campo della biologia, della genetica e della medicina, mentre invece l’evoluzione non è un laboratorio nel quale possiamo portare a termine degli esperimenti.
Per studiarla, allora, dobbiamo paragonarla a un altro tipo di evoluzione: quella culturale. E tra le varie evoluzioni culturali, una particolarmente interessante è quella linguistica. Ho perciò provato a paragonare le differenze genetiche tra diversi individui alle lingue che parlano. Questa idea era già stata formulata da Darwin, che ha lavorato alle descrizioni non solo dell’evoluzione delle forme degli animali e dell’uomo in mezzo alla natura, ma anche del modo in cui le lingue potevano riflettere gli stessi fenomeni che originano le differenze in biologia”.

Uno dei capitoli di Genetica e destino è dedicato in particolare all’analisi delle somiglianze tra evoluzione biologica ed evoluzione delle lingue e dei generi letterari.
Esistono alcune analogie nei meccanismi di trasmissione dei caratteri biologici e di quelli culturali, come viene argomentato più volte nel corso del saggio.

“Un carattere genetico può essere profondamente diverso da una tipologia culturale non solo per i meccanismi evolutivi che generano variabilità, ma anche per il meccanismo attraverso cui tale variabilità è trasmessa. Mentre in biologia la trasmissione dell’informazione può avvenire solo da genitore a figlio, l’informazione culturale può avvalersi di altri canali di trasmissione”.

Alberto Piazza, “Genetica e destino”, Codice edizioni (2020)

La storia dell’evoluzione umana e quella della trasmissione dei caratteri culturali sono profondamente intrecciate tra di loro. Uno dei meccanismi che influenza la trasmissione di caratteri sia genetici che culturali è, ad esempio, la migrazione. “Oggi siamo in grado di sposarci molto facilmente, ma in realtà l’uomo si muoveva anche nel passato. Migrava per cercare fonti di approvvigionamento, di cibo e anche culture diverse”, racconta il professor Piazza.
“A segnare il percorso dell’evoluzione umana sono anche i destini delle guerre e la capacità di depositare la propria memoria in libri, per mezzo della scrittura. Per non parlare delle arti figurative. Esistono ad esempio delle teorie che paragonano l’evoluzione artistica dei dipinti a quella neurologica.

Lo studio delle neuroscienze, infatti, ci permette di descrivere una storia che non è solo quella dei nostri geni, ma riguarda anche l‘evoluzione dei nostri circuiti neuronali.
Questa considerazione apre un capitolo completamente nuovo, quello dell’epigenetica, che riguarda tutto ciò avviene nella nostra biologia che non è determinato dalla sequenza del DNA, bensì dalla nostra cultura ed educazione. Per questo, una delle fonti del destino è la memoria, che è sicuramente un importante fattore che orienta l’evoluzione non solo da una generazione all’altra, ma anche nel corso della vita stessa di un individuo”.

In Genetica e destino, infatti, il riferimento all’epigenetica è centrale nella confutazione del determinismo biologico.
“La confusione tra rischio e certezza, tra mutazione e malattia, frutto dell’ignoranza di fondamentali nozioni di genetica, lascia erroneamente e colpevolmente intendere che la storia dell’individuo risieda tutta nel suo genoma, quasi che “la sua biografia sia determinata dalla sua biologia”, scrive il professor Piazza, riproponendo quest’ultima ‘espressione utilizzata dal filosofo del diritto Luigi Lombardi Vallauri.

Infine, un capitolo importante del libro è dedicato al fenomeno del razzismo e al fatto che, nel corso della storia, anche gli antropologi abbiano avuto una grossa responsabilità nella sua diffusione.

“Le differenze che esistono tra le popolazioni sono in realtà delle medie, spiega il professor Piazza. “Quelle che dobbiamo osservare sono piuttosto le differenze tra gli individui, che possiamo cogliere esaminando il loro DNA. La differenze nel DNA tra due individui appartenenti a diverse popolazioni sono dello stesso ordine di grandezza di quelle che si rilevano tra due individui qualsiasi. È questo che ha permesso di capire che la suddivisione in razze non esiste.

Le differenze che hanno sempre colpito l’occhio umano sono quelle morfologiche: la forma degli occhi, il colore della pelle, l’altezza.
Per questo, idee espresse dagli antropologi come quelle contenute ne Il manifesto della razza non hanno niente a che vedere con il DNA, ma si basano piuttosto su un’idea della nostra cultura che dipende da come siamo fatti fisicamente.

Un altro esempio chiarissimo della volontà di inquadrare biologicamente il razzismo è stata la teoria della misura dell’angolo facciale, che ha avuto una storia piuttosto densa e che è riportata in libri terribili che giustificavano non solo il razzismo ma anche lo schiavismo sulla considerazione che l’angolo del viso degli europei aveva una misura diversa da quello delle persone di colore.

C’era molta confusione, quindi, tra la struttura genetica (che oggi si conosce) e una visione delle differenze che dipende esclusivamente dai nostri occhi che, per quanto siano organi molto sviluppati, non sono certo capaci di vedere il DNA.
Oggi sappiamo infatti che colore della pelle, che è stata ovviamente la caratteristica che ha causato la maggior parte degli equivoci e delle ambiguità, è in realtà determinato da molti geni, non da uno solo”.

Come il professor Piazza spiega anche nel libro, il razzismo oggi è diverso, e si basa su presupposti differenti da quelli della diversità biologica. Di quali mezzi dispone allora la comunità scientifica per cercare di sradicare il più possibile il razzismo dalla società?

“Il nostro sforzo dev’essere quello di unire i saperi per studiare l’evoluzione da vari angoli visuali e confrontarli, andando a vedere quali sono i motivi che hanno innescato determinati meccanismi evolutivi in ambiti diversi. È importante ripetere che quella che un tempo veniva chiamata “genetica di popolazione” oggi non ha più senso. Le differenze che studiamo sono quelle i singoli individui, e si sono evolute sia a causa della selezione naturale sia attraverso altri meccanismi come ad esempio le migrazioni o l’isolamento di popolazioni”.

Uno dei cinque libri finalisti al Premio Galileo 2021 è “Genetica e destino” di Alberto Piazza, professore emerito di genetica umana all’università di Torino. Il libro indaga le ripercussioni sociali e i cambiamenti culturali causati dalle più importanti scoperte nel campo della biologia e della genetica

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