Oltre il PIL: ecco il GENEPY, un nuovo indice economico per misurare la crescita sofia.belardinelli
Mar, 07/21/2020 – 08:30


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Sofia Belardinelli

“Sintetizzare la complessità dell’economia di un Paese in un unico numero è il sacro Graal per gli studiosi che si occupano dell’economia basata sui dati”. Ma, spesso, questo tentativo di sintesi rischia di restituire un’immagine semplificatoria della realtà economica nazionale ed internazionale, della quale non viene adeguatamente resa la complessità di fattori. È per contribuire a risolvere questa impasse che un gruppo di ricercatori del DIATI (Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture) del Politecnico di Torino ha elaborato un nuovo indice economico in grado di valutare la qualità delle economie nazionali tenendo conto di una molteplicità di fattori, tra cui, ad esempio, il livello di innovazione e ricerca: è dunque nato il GENEPY, acronimo di GENeralised Economic ComPlexitY index, presentato con uno studio pubblicato su Nature Communications. A spiegarci nel dettaglio i contenuti della ricerca sono i primi due autori dell’articolo, Carla Sciarra, dottoranda in Ingegneria ambientale presso il DIATI, e Guido Chiarotti, fisico e Consulente Scientifico presso lo stesso dipartimento.

“Il PIL – spiega Guido Chiarotti – è un indicatore vecchio, che nasce in America negli anni ’30, e non riflette pienamente le condizioni di un’economia globalizzata come quella odierna”.

Carla Sciarra sottolinea, infatti, che “è molto importante riuscire a tenere traccia di fattori come l’aspettativa di vita, la salute, l’innovazione, aspetti che nelle stime basate sul PIL non vengono prese in considerazione: il GENEPY permette di valutare la complessità e la qualità della crescita economica”.

SCIENZA E RICERCA

Montaggio di Barbara Paknazar

Il PIL è un importante strumento per valutare la buona salute delle economie, ma è spesso criticato per la sua inadeguatezza. Dal Politecnico di Torino arriva un nuovo indice economico, il GENEPY, che valuta in modo più ampio la complessità economica, anche in termini di innovazione e ricerca. Ce ne parlano i primi due autori della ricerca: Carla Sciarra e Guido Chiarotti

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