Non era un paese per scienziati (di colore)anna.cortelazzo
Mer, 12/09/2020 – 08:00


Italian

Anna Cortelazzo

Charles Henry Turner era nato nel posto sbagliato al momento sbagliato: Cincinnati in Ohio non era il luogo migliore per un afroamericano nel 1867, quando la schiavitù era stata abolita solo da due anni, e soprattutto non lo era se l’afroamericano in questione voleva condurre studi ed esperimenti ufficiali.
In un periodo storico in cui si pensava che gli animali non fossero provvisti di intelligenza propria, ma che si affidassero solo a meccanismi automatici come l’imprinting, il suo intuito gli suggeriva il contrario. Così Turner, che non era riuscito a trovare un lavoro in enti di ricerca accreditati, cominciò a svolgere i suoi studi da solo, mentre faceva l’insegnante in una scuola per studenti afroamericani come lui, mantenendo però un rigoroso approccio sperimentale.

Anche se la storia risale a molti anni fa, getta luce su un problema più recente: spesso, senza il sostegno dell’ambiente accademico, validissimi uomini di scienza possono perdere la possibilità di esprimere il loro potenziale. È quello che succede, per esempio, in molte dittature, perché le persone che detengono il potere amano utilizzarlo come arma di ricatto per avere gli uomini di scienza schierati dalla loro parte. E non è solo una questione di ufficialità della ricerca, ma anche di mezzi: si parte da quelli materiali (macchinari per effettuare esperimenti ripetuti, laboratori, biblioteche e database) fino ad arrivare a quelli umani. Le ricerche scientifiche non sono lavori che si possono portare avanti da soli in modo semplice e funzionale: serve un team di lavoro, eventuali consulenti esterni e, per dare un orizzonte temporale a lungo termie alla disciplina, servono anche degli allievi a cui trasmettere le proprie conoscenze, in modo che le possano menzionare ma anche migliorare. Turner, non essendo riuscito ad accedere alla carriera universitaria, non aveva nulla di tutto ciò. Si è arrangiato come poteva, e con gli scarsi mezzi a sua disposizione è riuscito a scoprire molto sulla cognizione animale, pubblicando più di 70 articoli, alcuni dei quali su Science. La domanda sorge spontanea: cosa sarebbe riuscito a fare se fosse nato bianco?

Limitare la carriera accademica sulla base di discriminazioni sessuali o razziali, o anche per simpatie o ragioni politiche, significa limitare la ricerca, in qualsiasi ambito: non saranno più i migliori a portarla avanti, ma i migliori che, in aggiunta, soddisfano criteri che con la scienza hanno ben poco a che fare:. Sarà quindi  una perdita per tutto  il genere umano, non solo per l’ambiente scientifico.

Science ha pubblicato un articolo di Hiruni Samadi Galpayage Dona e Lars Chittka per ricordare questo scienziato, i cui studi sono forse stati dimenticati troppo presto per le regioni sbagliate, e noi abbiamo chiesto a Giorgio Vallortigara, docente di neuroscienze all’università di Trento, di parlarci di lui e, più in generale di cosa sia la cognizione animale, materia in cui Turner è stato un pioniere.

SOCIETÀ

Montaggio di Barbara Paknazar

Ma cosa si intende per “cognizione animale”? “È lo studio dei processi mentali e cognitivi – dice Vallortigara – come percezione, decisione, memoria, risoluzione dei problemi, apprendimento. Possono essere studiati in altre specie sia dal punto di vista del comportamento sia dal punto di vista dei meccanismi cerebrali che li mediano”.
Turner ha dato un contributo su vari argomenti, sia in ambito comportamentale che neurologico. I suoi studi sul comportamento di  detour, di aggiramento degli ostacoli, negli animali (nel suo caso serpenti) hanno anticipato molti studi successivi. Ha condotto inoltre varie osservazioni sugli insetti, in particolare sulle formiche, e ha osservato e attribuito un valore al comportamento del singolo animale. Questo approccio ora è di interesse centrale, ma all’epoca in pochi ci credevano e pensavano che il comportamento animale si basasse soprattutto sull’apprendimento istintivo e sul procedere per tentativi.

Purtroppo, come si diceva, i suoi studi non hanno avuto un grande peso sulle ricerche successive, per vari motivi tra cui quello razziale. Era conosciuto dagli addetti ai lavori dell’epoca, ma non ha avuto un grande seguito per i motivi che abbiamo menzionato: “Non è quel tipo di scienziato che si trova nei manuali” conferma Vallortigara.  “In parte ciò è dovuto a ragioni politiche e sociali, e inoltre non era mainstream: all’epoca l’idea dominante era che gli animali agissero sulla base di regole e risposte meccaniche, mentre i suoi studi erano molto più vicini alle idee moderne”.

Charles Henry Turner era nato nel posto sbagliato al momento sbagliato: Cincinnati in Ohio non era il luogo migliore per un afroamericano nel 1867, quando la schiavitù era stata abolita solo da due anni, e soprattutto non lo era se l’afroamericano voleva condurre studi ed esperimenti ufficiali. Ne parliamo con Giorgio Vallortigara, docente di neuroscienze all’università di Trento

has_video



SOCIETÀ

6 NOVEMBRE 2020

L’Apocalisse senza fine in Pantanal



SCIENZA E RICERCA

6 NOVEMBRE 2020

Rubivirus e salto di specie: una nuova scoperta

1

Comments

comments