Meravigliosa Franca Valerifrancesca.boccaletto
Ven, 07/31/2020 – 08:00


Italian

Francesca Boccaletto

Quanto fa bene al cuore, Franca Valeri, quanto ci aiuta e ci cura l’idea di lei, delle sue commedie e dei suoi sketch in teatro (“il teatro non ama far ridere superficialmente, l’ironia garantisce la sua dignità”), al cinema, in radio e in televisione, e ora il pensiero di questo traguardo: 100 anni oggi, 31 luglio 2020. Attrice, sceneggiatrice, regista, scrittrice: quattro parole che non riescono a contenerla tutta. Sicuramente, cercando la sintesi (a lei cara), potremmo definirla una rivoluzionaria della comicità, capace di proporre, come attrice e autrice, un teatro fatto per divertire e, insieme, per pensare. Brillante, carismatica, unica voce femminile dell’Italia degli anni Cinquanta, di un Paese che, a partire dal secondo dopoguerra, si stava trasformando. Sulla responsabilità di una attrice di successo, Valeri ha riflettuto registrando un contributo per la radio nel 1973, in occasione della presentazione della riduzione radiofonica, in anteprima assoluta, della commedia Una donna vendicativa di Carlo Goldoni: “Il successo e la popolarità non sono un punto d’arrivo nella carriera di un attore, ma un inizio vero e proprio. Direi che, dal primo autografo richiesto, comincia il momento della responsabilità e dell’impegno”.

Franca Maria Norsa, in arte Franca Valeri – cognome scelto come omaggio al poeta francese Paul Valery – nasce a Milano il 31 luglio 1920, nello stesso anno di Fellini e Sordi, da una famiglia della buona borghesia, papà ebreo e mamma cattolica. Grazie all’insistenza del padre ingegnere studia l’inglese e il francese ma, terminato il liceo classico, a causa delle leggi razziali, non può accedere all’università. Dopo la guerra recita a Parigi e Londra con la compagnia del Teatro dei Gobbi e in Italia diventa famosa alla radio, dapprima con la Signorina Snob, poi con altri personaggi da lei ideati, da Cesira la manicure alla Sora Cecioni

CULTURA


Ogni volta che mi illudo d’incontrare quel signore che ritengo sia il teatro, mi rendo conto di vivere la più bella illusione della mia vita

Franca Valeri

“Per carità non mi chieda, i compleanni sono un’opinione e mai li ho festeggiati”: nonostante la precisa volontà della diretta interessata, in tanti la stanno omaggiando. Già nominata Cavaliere della Repubblica italiana, Chevalier des Arts et des Lettres dal ministro della Cultura francese e celebrata con due lauree honoris causa, nel maggio scorso è stata premiata anche ai David di Donatello con un riconoscimento alla carriera. Una recente lunga intervista di Aldo Cazzullo, apparsa agli inizi di luglio sul Corriere della Sera, ne ha svelato i bei ricordi, ma anche le sofferenze e le privazioni subite in seguito alle leggi razziali (“Papà era ebreo. Ricordo quando lesse sul giornale la notizia delle leggi razziali e pianse. Fu il momento più brutto della mia vita”), e il conseguente sentimento provato di fronte a Mussolini in piazzale Loreto (“[…] non mi fece pena. Da ebrea ho sofferto”), e poi la carriera e gli incontri, il lavoro con Giorgio Strehler, Federico Fellini, Eduardo e Alberto Sordi (“Guarda cosa ti ha portato il tuo cretinetti” da Il vedovo, 1959, regia di Dino Risi), l’amicizia con Vittorio De Sica, Maria Callas e Totò, con cui condivideva la passione per i cani. La Rai le ha dedicato una programmazione speciale e, su di lei, online, si possono trovare deliziosi assaggi: qui la pagina Rai Teche con le sue prove d’attrice, qui uno speciale di Pino Strabioli del 2014 .

La omaggiamo anche noi, partendo da un doveroso e sincero ringraziamento per l’intramontabile bellezza di una donna talentuosa, colta, ironica. Per tutti i sorrisi che è riuscita ad accenderci in volto, per le acrobazie teatrali donate agli sguardi (i nostri, ma prima ancora quelli di genitori e nonni), per le rinvigorenti trasfusioni di buonumore, per le invenzioni letterarie, per i personaggi – i tipi che la scrittrice e attrice di teatro Patrizia Zappa Mulas definisce “sempre una sintesi, mai un’imitazione o una parodia” – capaci di vivere oltre il testo, di evolvere, trasformarsi e perdurare.

In apertura del libro Tutte le commedie (La Tartaruga, La Nave di Teseo, 2020), la figlia Stefania Bonfadelli, soprano e regista, si interroga sul compleanno a tre cifre, una data importante da celebrare con l’uscita di questo libro, una raccolta di “tanto lavoro, ricordi, fatiche belle, qualche ansia, risate, parole geniali”. Come recita il titolo, tutte le commedie di Franca Valeri sono ora riunite in un unico volume: ci sono i testi più conosciuti, certo, ma anche alcuni inediti. Questa preziosa e recente pubblicazione può contare sulla postfazione di Patrizia Zappa Mulas e sulla prefazione firmata da Lella Costa che, proprio oggi, 31 luglio, al Chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro di Milano (dopo alcune tappe nei giorni scorsi in palchi suggestivi, come il Teatro Greco di Siracusa), rispondendo a un preciso invito dell’autrice, porterà in scena uno dei più celebri testi di Franca Valeri, La vedova Socrate, per la regia di Stefania Bonfadelli, attuando così un vero e proprio passaggio di testimone: “Prima di Franca sono certo esistite altre attrici comiche, o brillanti (perlopiù caratteriste, ma insomma qualcuna ce n’era) – scrive Lella Costa – ma nessuna era mai riuscita a essere anche autrice e regista, oltre che interprete. La rivoluzione (che non sarà un pranzo di gala ma può essere una commedia, o meglio ancora una tragedia da ridere) lei l’ha fatta senza proclami, senza bollettini di guerra, senza spargimenti di sangue o di detersivo (questa è di De André, ma ci sta bene, no?): l’ha fatta dando voce e corpo a quelle parole contundenti, usando qualunque mezzo, dalla radio al cosiddetto cabaret, dalla televisione al cinema, dal teatro all’opera lirica. L’ha fatta col sorriso appena accennato, con la vertigine della comicità più pura, con la sapienza delle trame, con la pietas travestita da ironia. Se non è una guerriera lei, non ne conosco nessuna”.


Qualcuno avrà detto: “Guarda la moglie, impassibile! Starà già pensando di sposarne un altro”. Potrei se volessi, ma io vedova Socrate sono e ci rimango… non potrei avere una posizione sociale migliore…

“La vedova Socrate”, 2003, “Tutte le commedie”, Franca Valeri

Ad anticipare la lettura della prima commedia proposta nel volume appena pubblicato, Le catacombe ossia Le donne confuse (1962), troviamo le parole dell’autrice stessa, una dedica che subito indica la strada e definisce il territorio di esplorazione: “Dedico questa commedia, come tutta la mia passata attività di autrice-attrice, alle donne che conosco. È chiaro il motivo, esse mi hanno ispirato. Lungi dal sentirmi un avvoltoio, confesserò che mi pare un tratto di buona educazione e di affettuoso interesse ricordarsi i difetti della gente almeno quanto la data dei loro compleanni”. E ancora, in apertura di Meno storie (1968) conferma la sua visione moderna, lo spirito “rivoluzionario” che mette la figura femminile al centro dell’universo comico: “La donna è osservatrice, e tende a ricordare. Queste possibilità creano un filtro immediato, separano la realtà dall’assurdo e fa ridere. L’uomo si ferma a quello che vede o sente e intanto pensa ad altro… se ci fossero esami di ammissione a un’Accademia dell’umorismo vi entrerebbero certamente più donne che uomini”. Grazie e buon compleanno, signora Valeri.

Cento anni il 31 luglio 2020 ma, “per carità, non mi chieda, i compleanni sono un’opinione e mai li ho festeggiati”. Attrice, sceneggiatrice, regista, scrittrice, quattro parole che non riescono a contenerla tutta

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Franca Valeri, dettaglio della copertina del libro “Tutte le commedie”, prefazione di Lella Costa (La Tartaruga, La Nave di Teseo, Milano 2020)
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