Marte, il pianeta saggio di Gianni Rodarimattia
Mar, 07/14/2020 – 09:58


Italian

Pietro Greco

Tra poco partiranno dalla Terra tre nuove sonde con destinazione Marte: una americana, una cinese e una (la prima) degli Emirati Arabi. Il pianeta rosso accende la fantasia di scienziati e politici. 

Di Marte ha parlato anche Gianni Rodari con grande rispetto. E in maniera del tutto inusuale. Già nel ’48 ne scrive come del pianeta saggio, dove si reca la Luna, stanca di ruotare intorno alla poco giudiziosa Terra. E questa immagine viene reiterata anche più tardi. Per esempio, in questo brano tratto da Le memorie della luna, una delle storie raccolte in La macchina per fare i compiti e altre storie. 

         Marte, che è sapiente ed educato, e ha la pancia tutta rigata di canali dritti.

È un’immagine per così dire ariostesca. Su Marte, spera Rodari, ci sono quella saggezza e quella mancanza di volgarità che sembrano smarriti sulla Terra.

Ma il grande scrittore per l’infanzia (e per l’età adulta) di cui quest’anno celebriamo sia il centenario dalla nascita sia i quarant’anni dalla morte, a un certo punto, come vedremo, ha iniziato a parlare ai “bambini di oggi, astronauti di domani”. Giocoforza lo spazio è diventata la dimensione della sua fantasia. E giocoforza il pianeta è diventato l’oggetto cosmico di gran lunga da lui preferito. Lo ritroviamo nel titolo di una delle sue opere più belle, Il pianeta degli alberi di Natale. Lo ritroviamo in quasi tutti le sue opere, soprattutto in quelle scritte dopo la metà degli anni ’50. Il motivo? Ce ne sono diversi. Uno è chiaramente espresso nella filastrocca Il pianeta Giuseppe:      

Giuseppe Della Seta,

anni quarantatre,

professione pianeta.

La cosa vi meraviglia?

Vi pare comica?

Un signore che ha famiglia

dovrebbe avere un’occupazione

meno astronomica?

Abbiate un po’ di comprensione.

Il pianeta Giuseppe

non fa niente di male:

senza tante parole

compie il giro del sole

in giorni trecento,

sessantacinque meno della Terra,

con tutto che manca

d’allenamento.

Notiamo che si tratta

di un pianeta in pigiama.

Dormiva quando fu promosso

al rango interplanetario

e giusto aveva indosso

un pigiama rosso.

Molti sognano di volare

ma non si staccano dal cuscino:

di Giuseppe è rimasto appena

l’orologio sul comodino.

I pianeti, dunque, fanno sognare.

Anche se – proprio perché ormai – hanno un nome familiare.

E quello in cui viviamo è il tempo dei sogni interplanetari perché i pianeti sono diventati oggetti familiari. Giuseppe Della Seta è, infatti, solo uno dei pianeti che si affacciano nelle Filastrocche in cielo e in terra, scritte da Rodari nel 1960. Mentre i terrestri hanno iniziato un’avventura tesa a ridurre lo spazio siderale a giardino della loro casa. Sono gli anni in cui stano diventando familiari anche quegli oggetti cosmici dove l’uomo è destinato a sbarcare prossimamente: i pianeti, appunto. 

Anche nelle Favole al telefono, pubblicate nel 1962 compaiono un bel po’ di pianeti. C’è, per esempio, Mun, il pianeta dalle mille invenzioni, compresa la macchina per dire le bugie. Tutte le bugie del mondo. Quelle già dette, quelle che si stanno pensando e quelle che potranno inventare in futuro. La macchina funziona a gettoni. Ogni gettone, quattordicimila bugie. Ma infine la macchina esaurisce il suo repertorio. E la gente di Mun è costretta a dire la verità. Ecco perché Mun è Il pianeta della verità.

C’è il pianeta Beh, dove sono i vigili che si vedono affibbiare una multa se tentano di portare via la palla ai bambini che giocano per strada (Il marciapiede mobile).

E c’è il pianeta Bih, oggetto cosmico davvero speciale, perché non ci sono i libri e «la scienza si vende e si consuma in bottiglie». La zoologia è dolce, anzi dolcissima. L’aritmetica si mangia, ma a piccole dosi: a cucchiaini. Ci sono caramelle istruttive: hanno il gusto della fragola, dell’ananas, del ratafià; contengono facili poesie, i nomi dei giorni della settimana e la numerazione fino a dieci. Tutto è diverso, su Bih. Tranne una cosa, malgrado tutto questo ben di Dio i bambini continuano a fare i capricci (La caramella istruttiva).

C’è il pianeta X213, che non solo è abitabile: è anche commestibile! Lì su quel pianeta, si fa una prima colazione davvero speciale: «suona la sveglia, tu ti svegli, acchiappi la sveglia e la mangi in due bocconi» (Cucina spaziale). 

E c’è, infine, il pianeta Marte Ottavo, dove è nato il pulcino cosmico. Quello che scarrozzando nello spaziotempo col suo uovo spaziale ricorda alla generazione dei bambini destinati a viaggiare tra le stelle che siamo tutti cittadini dell’universo (Il pulcino cosmico).

Nelle Novelle fatte a macchina del 1973 si menziona il pianeta Karpa – l’antico e famoso pianeta Karpa – che dista dalla Terra trentasette anni luce e ventisette centimetri.

In Taxi per le stelle, una delle storie raccolte in Il tamburino magico, un signore prende un taxi – il taxi del signor Peppino Compagnoni – dalla Terra per il settimo pianeta della Stella Aldèbaran.

Dopo queste (e le altre prove che seguiranno) pensiamo che il lettore non avrà più difficoltà alcuna a credere che il pianeta è di gran lunga (insieme alla Luna) l’oggetto cosmico preferito di Gianni Rodari. Torniamo dunque alla domanda iniziale. Perché? Di risposte ne abbiamo fornite già alcune. Ma la più illuminante, ancora una volta, è la sua, quella di Gianni Rodari in persona. Fornita nell’introduzione a Il Pianeta degli alberi di Natale.        

            Ho rivelato per la prima volta l’esistenza del Pianeta degli alberi di Natale nel mio libro Filastrocche in cielo e in terra. In un altro libro, favole al telefono, ho poi descritto le più curiose caratteristiche di quel mondo bizzarro, pur senza nominarlo, dando notizia di strabilianti invenzioni come: la caramella istruttiva, lo staccapacci, il tristecca ai ferri.

            Sono lieto ora di fornire la prova definitiva che il “Pianeta degli alberi di Natale” esiste. 
Nella prima parte di questo libro potrete leggere la storia della sua esplorazione (ricavata dal giornale di Roma “Paese Sera” del 26 dicembre 1959.) Nella seconda parte troverete altri documenti interessantissimi: il calendario di quel pianeta, con oroscopi e proverbi; le “poesie per sbaglio” che lassù vanno molto di moda, e che comprendono anche alcuni simpatici giochi. Spero così di metter finalmente a tacere certi critici dubbiosi. 

            Il libro, dalla prima pagina all’ultima (ma anche dall’ultima alla prima) è dedicato ai bambini di oggi, astronauti di domani”.

A ben vedere tutta l’opera di Gianni Rodari, almeno a partire dagli anni ’50, è dedicata “ai bambini di oggi, astronauti di domani”. E il “pianeta” – il pianeta abitabile – è l’oggetto cosmico principale candidato a ospitare i protagonisti di questa nuova era cosmonautica. 

Sia in termini attuali: i pianeti sono i luoghi fisici dove andranno “i bambini di oggi, astronauti di domani”. Presto quei bambini, come ci spiega in Arrivederci sulla Luna, l’ultima poesia del libro Il pianeta degli alberi di Natale:

         Andranno sui pianeti

            e faranno «cucù»

            a noi poveri terrestri

            rimasti quaggiù.

Sia in termini virtuali. I pianeti (abitabili) di Gianni Rodari sono (anche e sottolineo anche) gli altri infiniti mondi specchio della Terra perché, come avrebbe detto Giordano Bruno, sono della medesima specie della Terra. Mondi dove però è possibile costruire una società umana migliore. 

Il pianeta è il nuovo mondo dove realizzare un nuovo modo di vivere insieme.

Un modo/mondo fatto di giustizia e di uguaglianza. Ma un modo/mondo modellato anche dallo sviluppo della scienza e della tecnologia.

Cosa c’è sul pianeta degli alberi di Natale? Una società anarchica, gestita da un «Governo-che-non-c’è», perché va avanti da sola, grazie alla mancanza di tensioni sociali e alla presenza di macchine e robot intelligenti che fanno tutti i lavori pesanti.  

I pianeti sono il luogo dove vivranno gli uomini di domani, cittadini dell’universo. Rodari ne è tanto convinto che tutte le sue opere, per molti anni, fanno riferimento a quell’oggetto cosmico: Filastrocche in cielo e in terra (1960), Favole al telefono (1962), Il pianeta degli alberi di Natale (1962), I viaggi di Giovannino Perdigiorno (1973). 

E già. I pianeti sono i luoghi preferiti dove Giovannino Perdigiorno compie i suoi viaggi. Ne esplora tanti, Giovannino. Salta dall’uno all’altro. Trovandoli luoghi amichevoli. Luoghi piacevoli. Persino troppo. Come lascia intendere in Il pianeta di cioccolato:

         Giovannino Perdigiorno

            viaggiando in accelerato,

            capitò senza sospetto

            sul pianeta di cioccolato

            …           

            Giovannino, dopo un mese

            di fondente sopraffino,

            pensò: «Se resto ancora

            divento un cioccolatino …

            Magari divento un uovo 

            con dentro la sorpresa …

            Signori me ne vado,

            vi saluto, senza offesa».         

Scopo dei viaggi tra i pianeti di Giovannino (di Giovannino Rodari) non è l’esplorazione scientifica dell’universo fuori dalla Terra. Come l’Astolfo di Ariosto, Giovannino Perdigiorno (Giovannino Rodari) cerca sui quei luoghi lontani il senno perduto sulla Terra. Tuttavia, la scelta dell’oggetto cosmico pianeta per indicare un mondo altro e insieme identico alla Terra è indicativa del fatto che viviamo in un’epoca in cui, grazie ai voli spaziali, i pianeti restano sì mondi “altri”, ma sono divenuti mondi raggiungibili. Una propaggine della Terra. Un’estensione dello spazio virtuale e persino reale dove l’uomo può muoversi e agire.

Ma torniamo a Giovannino Perdigiorno. In tutta questa serie di viaggi tra i pianeti il ragazzo si imbatte in mondi bizzarri come e più del pianeta cioccolato, ma mai del tutto sconosciuti. Il pianeta bugiardonon somiglia forse un po’ (più di un po’) alla Terra?

         Giovannino Perdigiorno

            viaggiando un po’ in ritardo,

            capitò per sua disgrazia

            sul pianeta bugiardo.

            Su quel mondo lontano

            per ordine di Sua Maestà

            è vietato severamente

            dire la verità.

Sono tutte fake news, su quel pianeta. Non ne conoscete già uno?

I pianeti, dunque, come luoghi familiari. Una nuova dimensione del quotidiano. E come con tutti gli oggetti davvero familiari, con i pianeti si può avere un rapporto ironico, scherzoso. Li si può prendere in giro, come fa Rodari con Il pianeta Bruscolo:

         Si fa presto a parlare

            del pianeta Bruscolo:

            nell’intera via Lattea

            non c’è altro più minuscolo;

Ci si può scherzare con i pianeti, perché sono fatti della stessa pasta della Terra. Sono lo specchio della Terra. Ma lo scherzo non è disimpegno dalla realtà. Al contrario è un modo per tenere uno sguardo alla realtà di ogni giorno. Come accade a chi si reca sul pianeta Bruscolo, dove anche il tempo è minuscolo.

            lunedì è la Befana,

            mercoledì Quaresima,

            sabato san Silvestro

         e si prende la tredicesima

Il tempo corre così veloce, sul minuscolo pianeta Bruscolo, che la fine dell’anno arriva dopo una settimana. E con esso la tredicesima. Quella che aspettano gli operai. Su minuscolo pianeta Bruscoloproprio come sulla Terra.

Il tema del pianeta come nuova dimensione abitabile diversa dalla Terra, ma anche come specchio cosmico più fedele della Terra, ritorna in quest’altra filastrocca, Distrazione interplanetaria. Straordinaria:

            Chissà se a quest’ora su Marte,
su Mercurio o Nettuno,
qualcuno
in un banco di scuola
sta cercando la parola
che gli manca
per cominciare il tema
sulla pagina bianca.
E certo nel cielo di Orione,
dei Gemelli, del Leone,
un altro dimentica
nel calamaio
i segni d’interpunzione …
come faccio io.
Quasi io sento
lo scricchiolio
di un pennino
in fondo al firmamento:
in un minuscolo puntino
nella Via Lattea
un minuscolo scolaretto
sul suo libro di storia
disegna un pupazzetto.
Lo sa che non sta bene,
e anch’io lo so:
ma rideremo insieme
quando lo incontrerò.

Su tutti e ciascun pianeta – sia esso Marte, Mercurio o Nettuno – ci si imbatte nella medesima condizione umana che sulla Terra. La distrazione è una dimensione interplanetaria. L’umanità è in una dimensione e ha una vocazione interplanetaria. Con tutti i suoi pregi e con ciascuno dei suoi limiti. 

E tuttavia la ricerca di un mondo migliore, magari fuori dalla Terra, è un bisogno che non si esaurisce. In tutta la serie di filastrocche di cui è protagonista, Giovannino Perdigiorno cerca là fuori, sui pianeti, il mondo perfetto. Non lo trova mai. Perché quel mondo perfetto non esiste. Neppure nello spazio. 

         Però, per quanto infruttuosa, la ricerca continua. 

         Giovannino Perdigiorno

            con tempo piovoso,

            sbarcò da un’astronave

            sul pianeta nuvoloso.

            …

            Giovannino non resiste

            a tanta nuvolosità

            e fugge in cerca di sole

            tre Galassie più in là.

Giovannino era sbarcato fiducioso, manco a dirlo, sul pianeta nuvoloso. La sua ricerca di un posto al sole non ha successo. Ma, per quanto infruttuosa, continua. Deve continuare. Animata dalla speranza. Come è chiaramente indicato nel Pianeta degli alberi di Natale.

Dove sono i bambini che non hanno

l’albero di Natale

con la neve d’argento, i lumini

e i frutti di cioccolata?

Presto, presto, adunata, si va

nel Pianeta degli alberi di Natale,

io so dove sta.

Che strano, beato Pianeta…

qui è Natale ogni giorno.

ma guardatevi attorno:

gli alberi della foresta,

illuminati a festa,

sono carichi di doni.

Crescono sulle siepi i panettoni,

i platani del viale

sono platani di Natale.

Perfino l’ortica,

non punge mica,

ma tiene su ogni foglia

un campanello d’argento

che si dondola al vento.

In piazza c’è il mercato dei balocchi.

Un mercato coi fiocchi,

ad ogni banco lasceresti gli occhi.

E non si paga niente, tutto gratis.

Osservi, scegli, prendi e te ne vai.

Anzi, anzi, il padrone

ti fa l’inchino e dice: «Grazie assai,

torni ancora domani, per favore:

per me sarà un onore…»

Che belle le vetrine senza vetri!

Senza vetri, s’intende,

così ciascuno prende

quello che più gli piace e non si passa

mica alla cassa, perché

la cassa non c’è.

Un bel Pianeta davvero

Anche se qualcuno insiste

a dire che non esiste…

Ebbene, se non esiste esisterà:

che differenza fa?

Anche – soprattutto – nello spazio siderale, tra i pianeti, dove anche i problemi hanno una dimensione cosmica, il pessimismo della ragione deve lasciare il posto all’ottimismo della volontà. Ce lo ricorda Giovannino (Rodari) Perdigiorno quando sbarca sul pianeta malinconico:

            Giovannino Perdigiorno

            viaggiando in supersonico,

            capitò nella capitale

            del pianeta malinconico.

            …

            «Cielo, che pessimisti,

            – Giovannino rifletté – 

            questo mondo senza speranza

            proprio non fa per me».

Via, via scappare. Via, via: mettersi di nuovo alla ricerca.

Lo spazio è dunque la nuova dimensione dei bambini. Ma dei bambini che diventeranno adulti. Che devono diventare adulti. Gianni Rodari non ha dubbi (tratto da Il pianeta fanciullo):

         Giovannino Perdigiorno

            viaggiando per trastullo,

            capitò con sorpresa

            sul pianeta fanciullo.

            …

            Ma guardali un po’ meglio 

            e il mistero scoprirai:

            sono tutti bambini 

            che non crescono mai.

            Di diventare grandi

            non ne vogliono sapere:

            così sono felici,

            così vogliono rimanere …

            …

            E Giovannino disse:

            «Arrivederci, fifoni!»

Gianni Rodari guarda ai pianeti specchio (migliore) della Terra – specchio di una Terra migliore – prima ancora che inizi l’epopea dello spazio. In una storia che scrive nel 1949 per l’Unità di Milano, Le memorie della luna e che abbiamo ricordato all’inizio.

         «Qualche volta – scrive la Luna – la pianto e vado a girare attorno al pianeta Marte, che è sapiente ed educato, e ha la pancia tutta rigata di canali dritti».

Ma trent’anni dopo, quando scriverà Il gioco dei quattro cantoni, rileverà che… Beh, giudicate voi:   

         Oggi quel lontano pianeta si chiama Sirenide: tra poco sarà chiaro il perché. Nei primi tempi dopo lo sbarco dei terrestri nel suo sterminato oceano di acque color lilla, esso si chiamava semplicemente «Acca due o». Buffo nome per un pianeta. Ma non troppo. «Acca due o» è il simbolo chimico dell’acqua: un nome perfettamente adatto ad un corpo interamente avvolto dalle acque. Non un continente, non un’isola, non un solo scoglio su tutta la sua faccia tonda. Un capriccio del cosmo.

Beh, il pianeta è abitato da sirene e per questo – quando verrà visitato dai terrestri – cambierà nome in Sirenide. E poi succederà che Leo, un terrestre, imparerà grazie alla scienza a respirare sott’acqua e che una sirenide, Noa, impererà grazie alla scienza a respirare fuor d’acqua. 

E Noa disse:

         – Io sono diventata come te, tu sei diventata come me…

            E tutti e due erano diventati qualcosa che prima non esisteva. Cose che sono sempre capitate e sempre capiteranno.

Lo spazio è la dimensione del futuro. Ma, a ben vedere, non è qualitativamente diverso dalla Terra. Vi capitano cose che sono sempre capitate qui. Lo spazio è, semplicemente, lo specchio della Terra. Come dimostra quel sommergibile che galleggia sul Po in La parola Torino.

Il sommergibile

         Proviene da un lontano pianeta, che è il «doppio» della Terra, uguale alla Terra, ma come una Terra vista in uno specchio … Su quel pianeta c’è la città di ONIROT, che è l’immagine specchiata, il «doppio» di Torino …

E non è forse uno specchio il pianeta Miro, che compare in quel racconto che è una serie di racconti cosmici intitolato L’agente X.99? Il pianeta è abitato da scimmioni a sei zampe che all’improvviso, colpiti della scintilla dell’intelligenza, ripercorrono, correndo, il percorso culturale che altre scimmie sul pianeta Terra …

E proprio perché simili alla Terra i pianeti lontani lì, nello spazio cosmico, possono essere abitati anche da fantasmi. Dai nostri fantasmi. È il caso del pianeta Bort, protagonista di una storia che compare sul Corriere dei Piccoli il 18 ottobre 1970 e intitolata, appunto Quei poveri fantasmi. Il pianeta è abitato da spiriti che non hanno più nulla da fare, perché nessuno più crede che esistano. Bort, che ha 14 lune e nessuno sa come facciano a non scontrarsi tra loro, non è più un luogo adatto ai fantasmi. E allora che fare? Non c’è una risposta univoca a questa domanda. Dipende da noi. Possiamo soccombere o combattere e cacciare via i nostri fantasmi. Per questo Rodari si inventa tra possibili risposte, lasciando che sia poi il lettore a scegliere tra queste o a inventarne un’altra. 

Prima soluzione: i fantasmi, viaggiando alla velocità della luce, sbarcano sulla Terra, dove invece trovano un luogo ancora adatto … 

Seconda soluzione: i fantasmi, viaggiando alla velocità della luce, si dirigono in direzione opposta alla Terra, finché sbarcano sul pianeta Picchio, lontano dal nostro pianeta trecento milioni di miliardi di chilometri e sette centimetri. Il pianeta è abitato solo da ranocchi paurosissimi. I fantasmi vi abitano beato per alcuni secoli, poi anche i ranocchi smettono di aver paura dei fantasmi …

Terza soluzione: i fantasmi del pianeta Bort e del pianeta Terra si riuniscono e cercano insieme un nuovo pianeta credulone …         

 Il futuro è aperto. Tocca a noi realizzarlo.

CULTURA

A breve dalla Terra partiranno tre nuove sonde esplorative verso Marte. Il pianeta accende da sempre la fantasia di scienziati e politici. Di Marte parlò anche Gianni Rodari e lo fece in maniera inusuale: già nel 1948 ne parlò come del pianeta saggio, dove si reca la Luna, stanca di ruotare intorno alla poco giudiziosa Terra

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