L’odore dell’Europaformicablu
Ven, 12/18/2020 – 08:45


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Gianluca Liva

Odori antichi, una volta parte inscindibile della quotidianità e oggi relegati in qualche oscura bottega di spezie. Oppure puzze insopportabili, che impregnavano le strade delle città all’inizio del Ventesimo secolo. Spesso ce ne dimentichiamo, ma l’olfatto è uno dei sensi che accompagnano e incidono la nostra memoria, anche storica. Man mano che il tempo passa e la società si evolve, scompaiono anche certi odori e certe fragranze caratteristiche di un epoca.

Per evitare che questo patrimonio olfattivo svanisca per sempre, a gennaio prenderà il via Odeuropa, un elaborato progetto europeo che si prefigge di individuare, salvaguardare e promuovere gli odori che hanno contraddistinto l’Europa nei secoli passati.

SCIENZA E RICERCA

Il progetto, denominato “ODEUROPA: Negotiating Olfactory and Sensory Experiences in Cultural Heritage Practice and Research”, sarà realizzato da un variopinto consorzio internazionale. Tra i partner principali che compongono il consorzio Odeuropa figurano il KNAW Humanities Cluster, la FAU Elangen-Nürnberg, la Fondazione Bruno Kessler di Trento, EURECOM, la Anglia Ruskin University, l’Istituto “Jožef Stefan” e lo University College di Londra. Si tratta di realtà specializzate in vari settori, dalla storia dell’arte, alla chimica e alla linguistica computazionale.

Nel corso del progetto, i ricercatori e le ricercatrici svilupperanno, tra le altre cose, tecniche di intelligenza artificiale per rintracciare le informazioni olfattive nei vasti database di testi e di immagini di epoche passate, per comprendere come la società esprimesse e raccontasse “l’odore” in diversi luoghi e con diversi linguaggi. La grande missione del progetto è quella di promuovere la conservazione, la divulgazione e lo studio dei profumi del passato. Si tratta, in sintesi, di un patrimonio culturale intangibile della storia del nostro continente.

Alla ricerca degli odori nei libri e lei dipinti

Il progetto prevede tre grandi fasi. Nella prima parte, le equipe di ricerca della Fondazione Bruno Kessler di Trento e della Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg si occuperanno di identificare e tracciare i riferimenti olfattivi nelle grandi collezioni di immagini e testi europei a partire dal 1600 fino alla prima metà del XX secolo. La ricerca sui database di immagini, ad esempio, sfrutterà cataloghi contenenti centinaia di migliaia di dipinti e stampe per ricercare tutti i riferimenti olfattivi, didascalici, allegorici o iconografici che siano. I risultati di questa ampia ricognizione saranno ordinati, classificati e interpretati, per poi preparare una rappresentazione delle informazioni ottenute su questo patrimonio culturale intangibile.

Una volta ottenuta questa grande visione d’insieme, l’obiettivo sarà quello di come descrivere il linguaggio europeo relativo agli odori, scoprire la relazione tra profumi e identità. Il lavoro condurrà quindi alla pubblicazione di un catalogo online del nostro patrimonio olfattivo. I risultati e i metodi usati nel progetto Odeuropa saranno poi condivisi e divulgati, in modo da coinvolgere pubblico, istituzioni e musei nella salvaguardia e promozione di un patrimonio sensoriale fino a oggi trascurato. Gli odori potranno essere così conservati e “ricostruiti”. Lo scopo finale del progetto è quello di dimostrare che l’analisi critica del patrimonio olfattivo rappresenti un mezzo eccellente per promuovere il patrimonio culturale europeo.


La diagnostica si avvantaggiava degli odori; servivano per “riconoscere” una malattia.

Sara Tonelli, Digital Humanities research group della Fondazione Bruno Kessler

Un atlante storico dei profumi del Vecchio continente

Le fasi di preparazione al progetto sono quasi concluse e il consorzio si accinge a intraprendere questo lungo viaggio tra profumi e puzze europee. All’inizio del 2021 prenderà il via la grande fase di raccolta e analisi dei dati su testi e immagini. A coordinare il team che si occuperà delle ricerche sui testi è Sara Tonelli, a capo del Digital Humanities research group della Fondazione Bruno Kessler di Trento. «Ci occuperemo di ricercare le menzioni di odori e profumi in testi scritti tra il 1600 e i primi decenni del Novecento. Utilizzeremo raccolte di testi digitalizzati che, grazie a un grande impegno europeo degli ultimi anni, sono ora disponibili online e costituiscono un patrimonio informativo inestimabile e di facile accesso. Si può trattare di romanzi, racconti di viaggio, documentazioni mediche: le fonti sono decisamente numerose», racconta Sara Tonelli, che anticipa come «gli odori fossero particolarmente menzionati in ambito medico. La diagnostica si avvantaggiava degli odori; servivano per “riconoscere” una malattia. Ci sono anche altri casi che riteniamo già interessanti. Basti pensare al passaggio compiuto con la rivoluzione industriale e quanto questo abbia avuto un impatto sugli odori delle città».

Il lessico cambia con le epoche e, a volte, con i luoghi. Un odore può essere associato a una senzazione positiva o negativa a seconda del contesto. L’analisi computazionale terrà conto di questo aspetto. «Una volta individuate le parole, guarderemo al contesto in cui sono utilizzate, se ci sono aggettivi o espressioni negative o positive, o se ci sono luoghi menzionati. Raccogliendo questo materiale da centinaia di migliaia di documenti potremo estrarre delle statistiche sugli odori più frequenti, sulla loro percezione e su eventuali cambiamenti nel modo di percepirli», spiega Tonelli, «Queste informazioni, dai testi e dalle immagini – di cui si occupano i colleghi tedeschi – confluiranno poi in un grande grafo di conoscenza, in cui riusciremo a mettere insieme e incastrare informazioni multimodali».

Ci sono già ambiti e contesti in cui ci si aspetta di trovare determinati risultati. È il caso delle pubblicazioni futuriste italiane, in cui certi odori associati alla modernità di allora erano accolti con favore. «I futuristi esaltavano l’industria, la corsa delle locomotive, la velocità. L’odore di olio motore e dei fumi delle fabbriche erano sinonimo di modernità. Si tratta di una caratteristica circoscritta ma rappresentativa di un particolare contesto. Verosimilmente, gli stessi odori potrebbero essere stati descritti con tutt’altro sentimento – negativo – nel contesto delle periferie di Londra. Le traiettorie con cui un odore è percepito cambiano e si modificano nel tempo», conclude Tonelli, «a restare, è il loro valore documentario del nostro percorso storico sociale. Anche gli odori che per noi oggi possono sembrare pessimi, sono parte del patrimonio umano e vanno preservati».

Odori antichi, una volta parte inscindibile della quotidianità e oggi relegati in qualche oscura bottega di spezie. Oppure puzze, che impregnavano le strade delle città all’inizio del Ventesimo secolo. L’olfatto è uno dei sensi che accompagnano la nostra memoria, anche quella storica. Il progetto Odeuropa mira a individuare e salvaguardare gli odori europei nei secoli passati

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