L’energia del futuro: autoprodotta e condivisaelisa.speronello
Gio, 08/27/2020 – 15:56


Italian

Elisa Speronello

Un regime energetico non più gerarchico e centralizzato, ma distribuito e collaborativo, è possibile? Autoprodurre e autoconsumare energia non è un’utopia, ma una realtà che è già operativa in qualche paesi nel mondo, in arrivo anche in Italia. Si tratta delle comunità energetiche, definite da Jeremy Rifkin come la terza rivoluzione industriale, di cui abbiamo parlato con Gianni Silvestrini, Presidente del Comitato Scientifico KeyEnergy e Direttore scientifico del Kyoto Club e QualEnergia.

Le comunità energetiche, talvolta definite anche cooperative energetiche, consistono nell’associazione di cittadini, attività commerciali o imprese, per la produzione e la condivisione di energia elettrica prodotta da fonti pulite e rinnovabili. L’estensione di una comunità energetica può variare dagli abitanti di un condominio, che per esempio possono installare dei pannelli solari sul tetto, ai cittadini di un intero quartiere o di un paese, che condividono più elementi dislocati sui tetti dei vari edifici.

SOCIETÀ

Intervista a Gianni Silvestrini sulle comunità energetiche, montaggio di Elisa Speronello

Le comunità energetiche non sono esattamente una novità, esistono da diversi anni nei paesi del nord Europa, e più recentemente anche in California. Avranno una nuova cornice normativa grazie a una nuova normativa sulle fonti rinnovabili che deve essere recepita entro giugno 2021. In Italia, attraverso il provvedimento Mille Proroghe, è già stata introdotta la possibilità di realizzare, a partire da settembre 2020, i principi della comunità energetica entro i 200 chilowatt. Sono in arrivo anche degli incentivi, da parte del Ministero dello sviluppo economico, che saranno compatibili anche con le realtà che utilizzeranno il Super Ecobonus 110%.

I vantaggi di far parte di una comunità energetica saranno in primis economici, perché in questo modo l’energia elettrica avrebbe un costo inferiore, “ma c’è anche una valenza di carattere sociale”, afferma Silvestrini, “perché si tende in qualche modo a una riappropriazione della produzione e del consumo dell’energia a livello decentrato”.
Secondo Silvestrini inoltre, le comunità energetiche attecchiranno in Italia, forse non in maniera omogenea in tutto il territorio nazionale, “lo dimostra la fortissima attenzione che si è già creata”.

Un regime energetico non più gerarchico e centralizzato, ma distribuito e collaborativo, è possibile? Autoprodurre e autoconsumare energia non è un’utopia, ma una realtà che è già operativa in qualche paesi nel mondo, in arrivo anche in Italia. Sono le comunità energetiche

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