L’editoriale. Salviamo il mare delle Galapagosmattia
Lun, 09/07/2020 – 10:03


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Telmo Pievani

Poco prima della pausa estiva di agosto pochi giornali avevano parlato delle Galapagos e della presenza, nell’area marina protetta – in acque internazionali –  di centinaia di pescherecci, cinesi o riconducibili alla Cina, che stanno conducendo dell’attività di pesca intensiva estremamente preoccupante. Le Galapagos sono patrimonio Unesco in quanto riserva di biodiversità e sono un luogo meraviglioso e unico al mondo: un santuario di biodiversità, su terra e su mare.

Uno di questi pescherrecci è stato sorpreso con più di 300 tonnellate di squali, molti dei quali appartenenti a specie protette. Ci sono evidenze di uso di tecniche illegali di pesca, come quella a strascico.

C’è poi un tema che desta grande preoccupazione: si sta verificando una strana connessione tra gli aiuti e gli investimenti che diversi paesi, non solo la Cina, stanno facendo in zone povere e il fatto evidente che la “merce di scambio” per questi aiuti sono le risorse naturali, compresa la biodiversità. Non possiamo accettare questo scambio: non si possono barattare aiuti in cambio della depredazione di un territorio e delle sue risorse.

La Cina ha dato rassicurazioni a cui le organizzazioni internazionali credono relativamente poco e il quadro generale non è comunque rassicurante per la regolamentazione della pesca in acque internazionali lascia ancora molto a desiderare. È bene mantenere alta l’attenzione: sono piccoli capitoli di una questione più generale che riguarda l’economia predatoria. Altro non è, per quanto sofisticata, una forma di neocolonialismo che punta a depredare le ormai sempre minori aree del pianeta in cui sono presenti gli hotspot della biodiversità.

SCIENZA E RICERCA

Nelle Galapagos, patrimonio mondiale dell’Unesco per la biodiversità, una flotta di pescherecci ha iniziato, a fine luglio, un’attività di pesca intensiva con metodi vietati che mette a rischio uno dei patrimoni più importanti del nostro pianeta. Si tratta di uno degli esempi, sempre maggiori, di “economia predatoria” da parte di Paesi ricchi nei confronti di zone povere della Terra

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