L’editoriale. Come siamo diventati complottistimattia
Lun, 12/03/2018 – 09:00


Italian

Telmo Pievani

Esistono forme di pensiero e di ragionamento che il nostro cervello predilige. Tendiamo ad attribuire la colpa ad eventi esterni a noi a un qualcun altro molto lontano e generico. Davanti a un disastro naturale, pensiamo subito a una Natura “cattiva” e personalizzata che ci ha inviato una punizione o un segnale. Tutti questi modi di ragionare, seconda i ricercatori, hanno qualcosa in comune: la teleologia, cioè una nostra propensione ad attribuire le responsabilità a un piano, alle intenzioni di qualcuno. E questo ci rende dei complottisti nati,dei maestri di dietrologie

C’è un paradosso interessante: quest’attitudine, in passato, ha avuto un valore adattativo; essendo noi venuti da una storia evolutiva come “prede”, abbiamo dovuto difenderci dai predatori. E per una preda è molto importante capire subito se nell’ambiente circostante un indizio è indice di un predatore. Di conseguenza tendiamo in modo naturale a considerare un indizio come una minaccia. Ed è così che, paradossalmente, facciamo anche fatica a comprendere molte teorie scientifiche, tra le quali proprio quella dell’evoluzione. 

SCIENZA E RICERCA

Il nostro cervello predilige alcune forme di ragionamento ad altre. È così che consideriamo un disastro naturale come figlio di una Natura cattiva e personalizzata. Allo stesso tempo, questa attitudine ci rende dei complottisti nati
scie di condensazione

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