Iraq: viaggio a Ninive e nel suo patrimonio archeologico a rischiomattia
Mar, 11/20/2018 – 09:36


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Mattia Sopelsa

L’Iraq non fa più notizia. Perlomeno non più per i quotidiani europei, dimentichi di una situazione che appare tutt’altro che risolta. Certo, la guerra contro l’Isis è terminata, ma non i conflitti locali e non le devastazioni lasciate dopo anni di bombardamenti. Un disastro non solo umanitario e sociale, ma anche dal punto di vista di conservazione degli immensi beni archeologici e culturali in possesso del Paese mediorientale. Un patrimonio fortemente a rischio, depredato e distrutto o semplicemente abbandonato all’incuria.

 È il caso – tra gli altri – della zona di Mosul, città in fortissima espansione, che abbraccia però i resti di una delle più importanti testimonianze del periodo assiro: Ninive, che fu capitale anche dello stesso impero assiro. Qui la situazione è critica con siti archeologici distrutti o deturpati dalla guerra e a rischio di scomparsa. Un danno immenso a cui gli archeologi del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova stanno cercando di mettere un freno, proprio in questo mese di novembre sul campo, a Mosul, per mappare la situazione e studiare i primi correttivi. Non si tratta in realtà della prima missione: è dal 2014 che il dipartimento collabora al progetto del ministero dei Beni culturali e degli Affari esteri, diretto da Alessandro Bianchi e coordinato scientificamente da Stefania Berlioz.

In Iraq, assieme ad altri, c’è anche Massimo Vidale, archeologo e ricercatore dell’università di Padova, preoccupato per una situazione che appare drammatica: “È importante fare qualcosa per questo Paese che sembra senza speranza”, spiega, intervistato da Il Bo Live.

SCIENZA E RICERCA

Questa non è la prima missione che affronta, quali sono gli aspetti fondamentali di questo progetto?

Si tratta di una ricognizione sistematica, da foto satellitari, della distruzione dei mausolei sciiti e considerati eretici dall’ISIS nella città vecchia di Mosul. Abbiamo anche tenuto sotto controllo i danni inferti all’area della grande città assira di Ninive, tanto citata nella Bibbia, e di alcuni territori-chiave dell’Iraq settentrionale molto ricchi di testimonianze archeologiche.

Qual è la situazione attuale a Mosul e cosa si può fare per salvaguardare importanti siti archeologici come quello di Ninive?

La situazione non è tranquilla, i conflitti locali non sono ancora sedati. Durante il periodo della nostra missione vi sono state due auto bomba, una nella città vecchia, un’altra alla periferia di Mosul. Gli estremisti religiosi dell’ISIS hanno completamente devastato, oltre al “Palazzo senza Eguali” costruito dal re Sennacherib poco dopo il 700 a.C., altri palazzi pieni di meravigliose sculture nelle altre residenze regali a Khorsabad e a Nimrud, in questo stesso territorio. Va invece sfatato il facile mito per cui l’ISIS si finanziava vendendo reperti archeologici: oltre al fanatismo, i danni maggiori sono quelli causati dalla guerra, dalla povertà e dall’ignoranza della popolazione, senza dimenticare la corruzione che impedisce il normale funzionamento delle istituzioni. Un problema gravissimo è che, dopo il conflitto, è svanita la gestione dei rifiuti urbani, che insieme alle rovine delle case distrutte oggi ingombrano aree sempre più vaste del complesso archeologico. Bisogna colmare trincee e rimuovere centinaia di tonnellate di rifiuti, anche tossici. I siti danneggiati richiedono urgenti interventi di scavo delle rovine e di restauro per recuperare il poco che resta delle sculture distrutte, ma anche nuove forme di sostegno economico e politico alle istituzioni locali. 

Di cosa si sta occupando nello specifico, ora, il gruppo di ricerca?

In questa missione, insieme a colleghi dell’università di Siena (Stefano Campana, Matteo Sordini) e a quelli dello State Board of Antiquities and Heritage iracheno, abbiamo completato una ricognizione topografica ad alta risoluzione mediante drone delle poderosa mura della città, danneggiate da vandalismi ma anche dalla costruzione di postazioni militari e immensi granai scavati direttamente dall’ISIS nel cuore del sito archeologico. 

Oltre alla mappatura dei danni, è in progetto anche un piano non solo per la salvaguardia dell’esistente ma anche per un tentativo di ristrutturazione delle aree colpite per renderle di nuovo fruibili, magari anche al pubblico?

Sulla base delle nuove informazioni, proporremo una prima serie di iniziative molto urgenti, come un primo programma di interventi conservativi a medio termine. Mosul è una metropoli che sta crescendo a dismisura, aggredendo tutti i resti archeologici. L’idea è quella di preservare Ninive come l’unica area verde della città in espansione, unico parco urbano e possibile meta turistica per il futuro. Ma le dimensioni del disastro sono impressionanti, e non vi è posto per facili ottimismi. Se non si interviene ora, Ninive sarà perduta per sempre.  

Viaggio a Ninive, antica capitale assira nei pressi di Mosul, devastata da anni di conflitto. Massimo Vidale, archeologo del dipartimenti dei Beni culturali dell’università di Padova, è in Iraq proprio in questo periodo per mappare i danni ai siti archeologici e cercare di capire come salvaguardare anni di storia e di cultura a rischio di scomparsa

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