Basta il Pil per calcolare il benessere di una nazione?antonio.massariolo
Lun, 11/19/2018 – 13:04


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Antonio Massariolo

Basta semplicemente analizzare il prodotto interno lordo di una nazione per poter affermare che i suoi abitanti sono felici? È questa la domanda che sta alla base di un’analisi pubblicata su Science. I ricercatori Carol Graham, Kate Laffan e Sergio Pinto hanno cercato di capire come il benessere possa essere correlato alla crescita economica di un paese.

Quello che stiamo vivendo infatti è il secolo con i paradossi più grandi dovuti al progresso, in cui ci sono luoghi che hanno avuto una crescita economica senza precedenti, che ha coinciso anche con la disparità di reddito e dell’infelicità nei paesi più ricchi.

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Quello che stiamo vivendo è il secolo con i paradossi più grandi dovuti al progresso

Proprio per questo quando si parla di “felicità” la sola metrica del prodotto interno lordo (Pil) di un paese non è sufficiente, anche se è sicuramente necessaria per valutarla. L’esempio concreto riportato dai ricercatori è quello degli Stati Uniti. Gli USA infatti hanno una delle economie più ricche del mondo ma comunque negli ultimi anni, secondo i dati della Banca Mondiale, l’aspettativa di vita è calata. Questo riguarda in particolare i bianchi con una bassa educazione.

Un altro esempio concreto preso in esame dallo studio pubblicato su Science è quello della Cina. Il paese governato da Xi Jinping ha avuto un incremento notevole del suo prodotto interno lordo che, tra il 1990 e il 2005, è di fatto quadruplicato. Anche l’aspettativa di vita si è alzata passando dai 69 anni del 1990 agli attuali 76 (dati 2016).

I ricercatori però mettono in luce il fatto che, nonostante questi miglioramenti, la soddisfazione della vita sia diminuita “drammaticamente” e sia aumentato il tasso di suicidi. La situazione cinese però è da analizzare in toto. Fino al 2005 infatti, come hanno riportato gli stessi ricercatori, il tasso di suicidi è stato in continua crescita, arrivando anche a 22.23 persone su 100.000, cioè di fatto uno dei più alti del mondo. Nel periodo che va dal 2009 al 2011 però, secondo un’analisi dell’università di Hong Kong, il tasso è diminuito del 58%, passando a 9,8 persone ogni 100.000.

Un altro esempio concreto di crescita economica negli ultimi anni è stato quello dell’India. Secondo lo studio condotto da Grahm, Laffan e Pinto la soddisfazione di vita indiana è diminuita del 10% dal 2006 al 2017. Molti studi quindi hanno dimostrato come siano proprio i fattori non reddituali ad essere i più importanti, come ad esempio il fatto che una persona disoccupata è meno infelice quando il tasso di disoccupazione della sua zona è più alto.

E’ quasi scontato dirlo ma, nello studio pubblicato su Science, è stato dimostrato come livelli più elevati di felicità e ottimismo tendono a portare a migliori risultati futuri individuali, tra cui reddito, salute e amicizia.


Livelli più elevati di felicità e ottimismo tendono a portare a migliori risultati futuri individuali, tra cui reddito, salute e amicizia

Nonostante esistano delle pratiche affidabili per i questionari sul benessere, cercando di analizzare il fattore guardandolo da tre diversi punti di vista (edonico, cioè la ricerca del piacere, valutativo e eudaimonico che ha nella ricerca della felicità come fine della vita umana il suo perno principale), queste metriche presentano ancora dei limiti.

Riassumendo le tre dimensioni possiamo pensare a quella edonica come alla valutazione della qualità della vita quotidiana, e di come alcune azioni, come ad esempio stress, fumo, attività fisica, la influenzino.

Le metriche valutative, che sono le più comuni, analizzano invece la soddisfazione della vita, incluso il fatto se le persone possano scegliere o no il tipo di vita che vogliono condurre.

Quelle eudamoniche invece, analizzano se gli individui hanno uno scopo o un significato nelle loro vite. Il limite più evidente di queste analisi però sta nel fatto che non possono fare nulla contro la casualità degli eventi mentre seguono gli intervistati. L’altra criticità è che queste non possono essere delle metriche oggettive. Facendo un esempio concreto: non possiamo dire se quando una persona povera che vive in condizioni terribili risponde che è “abbastanza felice”, sia vero o se abbia imparato a vivere in tali condizioni. L’unico modo per provare a capirlo è confrontare gli stessi punteggi degli intervistati sulle domande dell’esperienza quotidiana con quelli sulla soddisfazione della vita. Come riporta lo studio infatti “le persone che vivono in condizioni più disagiate possono rispondere positivamente alla prima, ma tendono a ottenere punteggi inferiori sulla seconda domanda perché sono prive dei mezzi per scegliere il tipo di vita che vogliono condurre”.


Tutte queste metriche sul benessere potrebbero però essere utili alla progettazione, al monitoraggio e alla valutazione della politica in una serie di settori.

La conclusione dei ricercatori è che tutte queste metriche sul benessere potrebbero però essere utili alla progettazione, al monitoraggio e alla valutazione della politica in una serie di settori. Ad esempio, la maggior parte dei modelli economici presuppone che l’inflazione e la disoccupazione influiscano negativamente in modo uguale sul welfare, tuttavia sappiamo i tassi di disoccupazione hanno effetti più negativi sul benessere personale.

Un altro esempio concreto è notare come, analizzando la società basandosi solamente sull’analisi costi-benefici basata sul reddito, c’è il rischio di non percepire importanti effetti collaterali. Lo studio prende ad esempio un caso concreto: “la chiusura degli uffici postali rurali può avere senso da una prospettiva di bilancio in quanto spesso sono costosi da raggiungere e non consegnano molta posta. Tuttavia, le indagini sul benessere nel Regno Unito hanno dimostrato che la visita giornaliera degli uffici postali è un importante evento sociale per i residenti isolati, in particolare per gli anziani. Comprendere tali aspetti del benessere potrebbe evitare politiche con effetti collaterali negativi non previsti”.

Prendere in considerazione le metriche del benessere può essere utile anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale. “Il rumore degli aeroporti e l’inquinamento atmosferico – continua il paper di Science -, così come le condizioni transitorie come inondazioni e siccità, hanno sostanziali costi di soddisfazione della vita. Inoltre, le persone che vivono in aree urbane più verdi e sulle coste riportano una maggiore soddisfazione di vita e meno angoscia”.

Le metriche del benessere possono quindi servire come avvertimento; indicano i punti più vulnerabili in posti particolari o in ristretti gruppi di persone. Secondo i ricercatori quindi, “gli indicatori del Pil e del benessere possono e devono coesistere per svolgere un importante ruolo sia nei dibattiti pubblici che in quelli politici”.

Gli indicatori del Pil e del benessere possono e devono coesistere per svolgere un importante ruolo sia nei dibattiti pubblici che in quelli politici. Ma basta analizzare questi aspetti per poter affermare che gli abitanti di un paese sono realmente felici?
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