Giovannini: “Scommettere su giovani e donne per uscire dalla crisi”daniele.montdarpizio
Ven, 10/09/2020 – 08:50


Italian

Daniele Mont D’Arpizio

Un rilancio dell’economia e della società italiana è possibile solo migliorando il nostro modello economico e soprattutto coinvolgendo quanti finora sono rimasti ai margini del mercato del lavoro, a partire da giovani e donne. È quanto è emerso da Rendersi doppiamente utili – Agenda 2030: giovani e sostenibilità, la conferenza in streaming organizzata dall’università di Padova nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile, promosso dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) in sinergia con un’importante rete di partner tra cui il Comune di Padova dal 22 settembre all’8 ottobre.

Al webinar, moderato dal direttore del Il Bo Live Telmo Pievani, hanno partecipato diversi esperti e decisori come Flavio Siniscalchi, capo dipartimento Politiche giovanili e Servizio civile universale della Presidenza del Consiglio dei ministri, Claudio Leone, promotore della Rete Tutti2020, e l’economista e portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini.

Giovannini, che in passato è stato Chief Statistician dell’OCSE (2001-2009), presidente dell’Istat (2009-2013) e ministro del lavoro e delle politiche sociali del governo Letta, si è concentrato soprattutto sulla scarsa integrazione dei giovani nel mercato del lavoro italiano, soffermandosi sulle ragioni della situazione attuale e sulle possibili risposte, a cominciare dalla messa in campo di un efficace sistema di orientamento allo studio e al lavoro.

“Nei mesi del Governo Letta – ha ricordato il portavoce ASviS – volli portare in consiglio dei ministri l’orientamento al futuro a partire dalla terza media, perché anche la scelta delle scuole superiori dovrebbe avvenire nel modo più consapevole possibile. Purtroppo quella norma è stata largamente disattesa”. Tanti ragazzi oggi continuano a intraprendere un percorso che spesso non corrispondono alle loro aspirazioni, non cogliendo ad esempio le opportunità offerte da tanti istituti professionali che offrono qualifiche ottime e molto richieste dal mercato del lavoro.

SOCIETÀ

L’intervento di Enrico Giovannini

Una situazione che poi genera un altro deficit del sistema: “L’Italia ha un tasso di abbandono scolastico ancora molto alto, e soprattutto molto diverso tra coloro che sono nati in Italia da famiglie italiane e quelli che invece ci ostiniamo a chiamare stranieri, benché siano nati o vivano in Italia da molti anni. Il tasso di abbandono degli ‘italiani’ è intorno al 10%, che non è lontano dall’obiettivo che ci eravamo presi l’impegno di raggiungere con l’Europa per il 2020, mentre il tasso di abbandono di chi ha origine straniera è intorno al 30%”. Una divaricazione problematica da molti punti di vista, economici e sociali.

Il terzo punto dolente è l’orientamento dopo la conclusione delle scuole superiori, sui cui occorrerebbe investire maggiormente. Secondo Giovannini “questo ci aiuterebbe anche a riequilibrare i divari di genere, dato che abbiamo ancora poche ragazze che ad esempio scelgono le materie scientifiche, sulla base di stereotipi che indurrebbero a pensare che siano meno adatte a quel tipo di studi. Spesso inoltre i messaggi che passano in tante occasioni è che tutto sommato andare all’università non serve ad aumentare le opportunità occupazionali e reddituali, mentre i dati ci mostrano che non è affatto così”.

Anche per questo oggi in Italia i Neet (Not in Education, Employment or Training) sono oltre due milioni. Proprio per questo tipo di situazioni è nato nel 2013 Garanzia Giovani (Youth Guarantee), il piano europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile che conta su una serie di finanziamenti e possibilità previsti per i Paesi membri che presentano tassi di disoccupazione superiori al 25% (tra cui l’Italia), da investire in politiche attive di orientamento, istruzione e formazione e inserimento al lavoro. “Ricordo ancora il lavoro intenso assieme a Ursula von der Leyen, attuale presidente della Commissione che però allora era ministro tedesco del lavoro, per avere questo strumento come prioritario e nel Consiglio Europeo di fine giugno – inizio luglio 2013 – racconta Giovannini –. Si tratta di un programma che mira a riattivare le energie dei giovani tramite una serie di azioni che comprendono formazione e ri-formazione, stage, finanziamenti e spinta all’imprenditoria, esperienze di servizio civile. Un programma che nei mesi scorsi è stato rilanciato dalla Commissione Europea e di cui l’Italia dovrebbe approfittare, visto che la crisi in cui siamo ha colpito in modo particolarmente violento i giovani e le donne”.

Proprio di crisi e di strategie per il rilancio si è parlato l’8 ottobre durante la presentazione del rapporto ASviS 2020 “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”. La crisi, secondo il documento, ha reso più difficile il cammino verso la sostenibilità, in particolare per l’Italia, che non ha rispettato gran parte degli impegni al 2020 dell’Agenda 2030. Sono peggiorati gli indicatori su povertà, alimentazione, salute, istruzione, parità di genere, occupazione, innovazione, disuguaglianze, partnership, mentre migliorano i dati relativi all’economia circolare, la qualità dell’aria e i reati.

Una vera ripresa, economica e sociale, non potrà secondo Giovannini prescindere da una resilienza che però sia anche trasformativa, non si esaurisca cioè nel tentativo di tornare allo status quo ante. “Nei prossimi anni credo che sarà soprattutto la componente del lavoro indipendente a far ripartire l’occupazione: abbiamo quindi l’opportunità di formare una nuova generazione di imprenditori, magari giovani, donne, ex dipendenti di imprese che si devono reinventare. Persone con una mentalità nuova, magari orientata allo sviluppo sostenibile. Dobbiamo però agire ora: non abbiamo molto tempo per orientare le politiche e dobbiamo fare delle scelte”.

Al festival della sostenibilità il portavoce dell’ASviS dà la sua ricetta per risalire la china: investire sulle politiche attive sui fronti del lavoro e della formazione
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