I fumetti non sono esenti da discriminazioni di genere e abusi di poterefederica.dauria
Gio, 05/20/2021 – 09:39


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Federica DʹAuria

Episodi di discriminazione di genere e molestie sessuali accadono più spesso di quanto immaginiamo nel mondo del fumetto italiano. Per contrastare questo fenomeno si è costituito il collettivo Moleste, uno spazio che accoglie fumettiste, sceneggiatrici, autrici, illustratrici, ghost writer e tutte le professioniste o aspiranti tali che lavorano in questo settore.
Per capire quanto è diffuso il fenomeno delle molestie, degli abusi e in generale di comportamenti inappropriati nei confronti delle donne che lavorano nel mondo del fumetto e a che tipo di episodi sgradevoli ci stiamo riferendo, abbiamo parlato con Susanna Raule, psicologa, psicoterapeuta, scrittrice e sceneggiatrice di fumetti, nonché membro del collettivo Moleste.

Stiamo parlando, purtroppo, di comportamenti che sono diffusi in molti ambiti lavorativi, anche se, come sottolinea Susanna Raule, “Abbiamo notato che c’è una forte tendenza, nel mondo del fumetto, ad avere un approccio più informale rispetto ad altri settori. Questo può senz’altro facilitare le cose dal punto di vista dei rapporti umani, perché è sempre gradevole avere a che fare con datori di lavoro che non sono particolarmente “ingessati”. Dall’altro lato, però, specialmente nelle scuole di fumetto e nei momenti iniziali di una relazione lavorativa, questa informalità nei rapporti umani può diventare problematica.

Abbiamo assistito a diversi casi di molestie, a cominciare dal grooming (la manipolazione psicologica di una persona minorenne per ottenerne la fiducia e poi abusarne sessualmente, ndr) o in generale dall’adescamento all’interno delle scuole del fumetto stesse. Stiamo parlando, quindi, anche di persone che frequentano l’università o addirittura gli ultimi anni delle superiori e che quindi possono avere delle difficoltà a rendersi conto di quello che sta succedendo, perché magari non si aspettano simili comportamenti da parte di un insegnante, e si trovano ad essere più esposte a causa di un forte sbilanciamento di potere”.

SOCIETÀ

L’intervista completa a Susanna Raule. Montaggio di Elisa Speronello

“Certo, questa non è una prassi comune in tutte le scuole del fumetto”, precisa Susanna Raule, “ma d’altra parte è stato proprio a partire delle segnalazioni provenienti per la maggior parte da alcune di queste scuole che si è costituito Moleste. Al contempo, siamo venute a conoscenza anche di episodi di abusi di potere all’interno delle case editrici.
Insomma, è difficile che in ambito lavorativo ci siano delle violenze tra pari. Certo, abbiamo avuto a che fare anche con casi molto gravi di violenze sessuali, le quali però non erano riconducibili specificamente al mondo del fumetto. A questo ambiente riconduciamo piuttosto quel genere di comportamento improprio che è una tipica conseguenza di uno sbilanciamento di potere e che talvolta non è neanche completamente “mentalizzato” da parte della persona che commette l’abuso, la quale può non rendersi conto di avere questo gigantesco potere rispetto alla persona con cui sta interagendo. Spesso lo sbilanciamento è così forte sia in termini anagrafici, sia in termini di ruolo e di posizione, che per la persona che riceve queste attenzioni diventa molto difficile sottrarvisi.

Inoltre, il settore artistico è particolarmente esposto a questo problema anche perché il lavoro di chi ne fa parte è vocazionale, ed è quindi qualcosa su cui si investe tantissimo non solo a livello di studio, ma anche a livello emotivo. Sappiamo che ci sono degli ambienti in cui c’è un forte rischio di subire molestie, come quello dello spettacolo e tutti quelli che comprendono lavori vocazionali. In questi settori è difficile che una persona rinunci facilmente al sogno che ha inseguito per molti anni, e su cui ha investito tempo, soldi ed energie emotive. Spesso vediamo che le segnalazioni e le storie che abbiamo raccolto provengono da persone che hanno subito comportamenti impropri e li hanno tollerati perché non volevano buttare via anni di lavoro “solo” perché un editore si era comportato in modo improprio. Posso sopravvivere anche se ricevo “dick pic”? Certo, ognuno ha il suo livello di sopportazione, ma è il principio che c’è alla base che non è accettabile”.

Vogliamo essere giudicate come artiste, non come donne”, leggiamo sul sito di Moleste. Si tratta di qualcosa che dovrebbe essere ovvio, e che invece molte persone che lavorano nel mondo del fumetto sentono ancora di dover specificare. È proprio per modificare questa mentalità diffusa che si è costituito questo collettivo, che è impegnato attivamente per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema e anche, soprattutto, per dare una mano a tutte le donne che si sono trovate a vivere queste situazioni a dir poco sgradevoli che, riprendendo il manifesto del collettivo, “non sono la norma, ma non sono rarità come potresti pensare”.

“Agiamo prima di tutto mettendo in contatto la persona che ha subito l’abuso con una rete di centri antiviolenza (CAV) molto estesa in tutta Italia, con cui abbiamo degli accordi”, spiega Susanna Raule. “I CAV offrono a queste donne un sostegno psicologico e legale gratuito, e coloro che ci lavorano conoscono già Moleste e sanno quindi da quali ambienti arrivano le persone che abbiamo mandato da loro. Questo semplifica, naturalmente, anche la comprensione. Credo che sia molto utile per chi ha ricevuto una molestia sapere a chi rivolgersi e avere la sicurezza che nel posto in cui andranno troveranno persone che sanno cosa fare o comunque che hanno contezza del loro percorso e del loro vissuto.

Dall’altro lato, siamo impegnate in una serie di campagne di sensibilizzazione sia sul web, sia attraverso incontri fisici (anche se il Covid ha ovviamente limitato l’organizzazione di questi ultimi). Siamo impegnate nella diffusione di glossari in cui spieghiamo i principi di base della parità di genere e stiamo promuovendo molte iniziative tra cui quella con il Cheap festival di Bologna, che ci ha permesso di riempire di manifesti le strade della città e anche il web”.

“Speriamo in questo modo di aumentare la consapevolezza su questi temi all’interno del nostro ambiente che tendenzialmente non è sessista, ma in cui sono comunque presenti degli atteggiamenti sbagliati. È diffusa, infatti, una certa indifferenza anche da parte di chi non commette abusi in prima persona, ma che quando viene a sapere del comportamento inappropriato altrui spesso minimizza e tende a sorvolare sull’accaduto. È chiaro che questo modo di fare contribuisce a creare un ambiente sgradevole.
Tutto questo dipende ovviamente a seconda delle realtà editoriali, delle scuole e delle fiere, non stiamo generalizzando. Sicuramente, però, quello del fumetto è un mondo ancora molto maschile, in cui la presenza femminile sta crescendo ma è ancora molto numericamente inferiore. Ci sono molte donne che si trovano in situazioni in cui non si sentono a loro agio, fino ad arrivare a casi di persone che hanno subito delle molestie e hanno lasciato questo ambiente, rinunciando a quel lavoro vocazionale per cui avevano studiato e speso i loro soldi. Il nostro impegno è anche quello di impedire il più possibile questi episodi”.

Il fumetto, non dimentichiamolo, può diventare esso stesso veicolo di una cultura diversa, rivolgendosi al pubblico attraverso situazioni, contenuti e linguaggi più inclusivi.

“Si tratta di qualcosa su cui stiamo lavorando”, conferma Susanna Raule. “Nel gruppo Moleste ci siamo ritrovate tra professioniste con un forte bagaglio di competenze artistiche. Abbiamo quindi sicuramente in mente di usare il fumetto, le illustrazioni e il racconto per cercare di aumentare la consapevolezza su questi temi, utilizzando il linguaggio artistico per veicolare il nostro messaggio”.

Discriminazione di genere, abusi di potere e molestie sessuali accadono più spesso di quanto immaginiamo nel mondo del fumetto italiano. Per questo si è costituito il collettivo Moleste, uno spazio che accoglie tutte le professioniste, o aspiranti tali, che lavorano in questo settore

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