Le foreste che ricrescono naturalmente possono assorbire maggiore anidride carbonica francesca.bastianon
Gio, 10/08/2020 – 08:49


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Francesca Bastianon

Anche se può sembrare distante, il 2050 è alle porte: mancano esattamente trent’anni al collasso dell’ecosistema globale a causa dei cambiamenti climatici. Gli scienziati e non solo si impegnano con costanza a trovare le migliori soluzioni per contrastare il problema: in nostro soccorso arriva la natura ed in particolare le foreste. In un recente studio pubblicato su Nature è stato dimostrato come la ricrescita naturale delle foreste contribuisca in maniera decisa allo stoccaggio del carbonio, limitando ulteriormente le conseguenze dei cambiamenti climatici. Attualmente le foreste assorbono il 30% delle emissioni di anidride carbonica: le zone di ricrescita naturale potrebbero potenzialmente immagazzinare annualmente il 23% delle emissioni globali.

SCIENZA E RICERCA

La ricerca, condotta da un team internazionale guidato da Susan Cook-Patton (The Nature Conservancy, USA), ha portato alla creazione di un algoritmo capace di prevedere e mappare la velocità di crescita e di stoccaggio di carbonio delle foreste di seconda crescita. Per arrivare a questo calcolo, tuttavia, il team ha raccolto come dati principali le misurazione sulla quantità di carbonio assorbita delle zone forestali ricresciute naturalmente negli ultimi 30 anni precedentemente utilizzate per pascolo, colture a lungo e a breve termine, raccolto, estrazione mineraria o che hanno subito eventi disastrosi come gli incendi. Questi numeri sono stati ulteriormente elaborati, tenendo conto anche dell’intensità con cui i diversi usi hanno influenzato il terreno. Tuttavia, sono due i problemi che sono sorti durante la raccolta dei dati: in primo luogo, sono stati presi in esame 43 paesi ma quasi la totalità delle informazioni, circa il 96%, proviene da soli 10 di questi. In secondo luogo, la disponibilità dei dati è stata limitata da diverse cause: la scarsa gamma di numeri, la non fruibilità al pubblico e l’insufficiente crescita delle foreste.

Ai dati raccolti nella prima fase, i ricercatori hanno aggiunto diverse variabili, grazie alle quali è possibile dare un’occhiata al futuro di queste foreste: sono stati studiati i fattori legati al clima di ogni bioma, la storia e l’uso del suolo. Lo stoccaggio dell’anidride carbonica, infatti, è soggetto a variazioni più o meno importanti a seconda del luogo in cui si trova, per esempio l’accumulo è più rapido in zone calde e umide rispetto a zone fredde e secche. Per questo i risultati dimostrano come la ricrescita naturale delle foreste nelle zone più tropicali sarà più efficace rispetto ad altri paesi; mentre c’è un’incertezza sulle sorti delle foreste in Africa settentrionale e in Asia Nord orientale. Gli studiosi hanno tenuto a precisare che ci sono alcuni fattori che non sono stati presi in considerazione come la vegetazione residua del precedente utilizzo del suolo, la vicinanza a determinati situazioni ambientali può influenzare lo stoccaggio del carbonio (ad esempio, se la zona si trova in prossimità di fiumi, frammenti di foreste, pendii e distante da strade è probabile che l’accumulo sia maggiore).

La mappa, disponibile sul sito Global Forest Watch, è un buon punto di partenza per raggiungere gli obiettivi climatici entro il 2050. Come viene spiegato nello studio, la ricrescita naturale è uno strumento utile alla lotta contro i cambiamenti climatici solamente se pianificata adeguatamente, non introducendo ad esempio piante non autoctone della zona. Sta alle politiche locali in particolare sfruttare questa opportunità: l’utilizzo di questo strumento, infatti, ha un costo molto basso rispetto ad altre soluzioni. Ma non solo: contribuisce a promuovere la biodiversità locale, grazie al fatto che la ripresa delle foreste possa essere quasi alla pari o uguale alla situazione precedente. Grazie alla risoluzione della mappa a 1 km, inoltre, è possibile programmare in maniera più precisa le attività  sul territorio, in particolare nelle aree con maggiore potenziale di stoccaggio.

Attenzione però: gli autori dello studio precisano che questo metodo non può contrastare completamente la riduzione delle emissioni di carbonio, né sostituire la protezione delle foreste esistenti. La ricrescita naturale degli alberi è una soluzione complementare alla lotta ai cambiamenti climatici: la riduzione delle emissioni è l’opzione a cui dobbiamo guardare.

Le foreste che ricrescono naturalmente in aree utilizzate precedentemente dall’uomo oppure protagoniste di eventi disastrosi possono assorbire maggior anidride carbonica dall’atmosfera, contribuendo così alla lotta ai cambiamenti climatici. I ricercatori che hanno condotto questo studio, pubblicato sulla rivista Nature e mappato su Global Forest Watch, precisano che si tratta di solo un aiuto complementare e non la soluzione al problema delle emissioni

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