Ennio Morricone, la musica e quel primo incontro con Sergio Leonebianca.pezzini
Ven, 07/10/2020 – 08:41


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Bianca Maria Pezzini

“A me la musica non piace” disse Sergio Leone a Ennio Morricone. “Io vivo nel silenzio, ma il pubblico si annoierebbe a guardare un film di due ore fatto di grandi silenzi; c’è bisogno di un sottofondo musicale. Mi raccomando: sii cauto, poca roba che non disturbi”. Così ebbe inizio il fortunato sodalizio tra il regista di western e il giovane compositore, scomparso il 6 luglio all’età di 91 anni. 

Con la composizione di oltre 500 colonne sonore e più di 100 brani musicali – senza contare gli arrangiamenti per canzoni divenute celebri – Morricone raggiunse fama internazionale, sancita dalla collaborazione con Leone e suggellata dagli indimenticabili temi di The Mission, The Untouchables e molti altri film. Oggi lo ricordiamo attraverso le parole del maestro Fabrizio Castania, direttore d’orchestra e compositore di musiche per film e serie televisive, che ha avuto l’onore di conoscerlo personalmente.

CULTURA

Ennio nasce a Roma il 10 novembre del 1928 e fin da piccolo si dedica agli studi musicali al Conservatorio di Santa Cecilia. Si diploma in tromba e poi, nel 1954, in composizione con il maestro Goffredo Petrassi. La sua aspirazione non è comporre per il cinema, ma scrivere musica. “Morricone nasce come compositore di musica contemporanea, ma questa non gli permette di sopravvivere, a differenza di quella per cinema che ha una diffusione maggiore e su cui vigono i diritti d’autore” spiega Castania. Il giovane Ennio deve dunque fare i conti con la realtà e così nel 1955, prima di approdare al grande schermo, comincia la carriera come arrangiatore e orchestratore per l’etichetta discografica RCA. Gli anni Cinquanta e Sessanta rappresentano una svolta per la produzione musicale della canzone italiana e sono numerosi i protagonisti che contribuiscono a portarla all’apice del successo: Armando Trovajoli, Piero Piccioni, Carlo Rustichelli, Piero Umiliani. Musicisti di altissimo livello che lavorano, come Morricone, nel mondo della musica leggera e nel cinema. È in questo ambiente che Morricone impara il mestiere: “erano anni molto prolifici e vivaci in cui c’era necessità di musicisti che scrivessero tanto e bene. Morricone, a differenza di altri compositori, si è fatto le ossa: ha iniziato da lavori più umili, ma li ha fatti bene, con criterio, imparando a scrivere per i vari strumenti”. La collaborazione con RCA porta a grandi successi come Sapore di sale, Il mondo e Se telefonando, in cui il tocco di Morricone è inconfondibile: “non ci possono essere dubbi che sia lui. Si sente quella che è la sua ricerca minimalista a livello musicale: poche note, ma esemplificative”.

Il buono, il brutto, il cattivo, 1966

Nel 1961 viene contattato da Luciano Salce per occuparsi della colonna sonora de Il Federale, primo film di cui cura le musiche e che segna l’inizio della sua carriera nel mondo cinematografico. Solo tre anni dopo, l’incontro con il compagno di scuola Sergio Leone darà vita a Per un pugno di dollari (1964) e inaugurerà la serie degli spaghetti-western. Alla buona riuscita della collaborazione contribuiscono diversi ingredienti: la lunga amicizia tra i due e il fatto che le esigenze del regista, poco amante della musica, ben si adattavano alle idee di Morricone. “Secondo Ennio” commenta Castania “la musica è fatta di silenzi, di pause. Ci sono molte scene dove altri compositori avrebbero inserito grandi orchestre sinfoniche e invece lui riduce tutto all’essenziale”. C’è un ulteriore aspetto che rende vincente il binomio Leone-Morricone: la voglia di tentare strade mai battute e dire qualcosa di originale. “A livello tecnico c’è la volontà sperimentare. Trasformano la musica in effetto, come il colpo di pistola, l’incudine, il fischiettio, il ah-ee-ah-ee-ah. Il rumore diventa musica e credo che questo sia il trait d’union tra musica per il cinema e musica contemporanea di quel tempo. Tutto ciò è determinato dalla voglia di creare qualcosa di nuovo”.

Le colonne sonore dei western, entrate nell’immaginario collettivo, rappresentano però solo una piccola parte della lunga produzione del maestro, culminata nel 2007 con il conferimento del premio Oscar alla carriera. Lavorò con i più famosi registi dell’epoca e anche dei giorni nostri: Bertolucci, Brian de Palma, Almodovar, Tornatore, Tarantino solo per citarne alcuni.

E poi ci sono i brani meno conosciuti, ma non per questo meno importanti, che appartengono alla cosiddetta musica assoluta. “Questo termine” spiega Castania “indica una musica che non necessita di altro se non di se stessa. Per Morricone si tratta di quei pezzi scritti con l’unico fine di riprodurli in sala da concerto, brani che non si abbinano per forza all’immagine”. Sembra un genere di composizione agli antipodi di quello cinematografico, in cui “la musica è al servizio delle immagini perché è necessario spiegare ciò che l’immagine non sta dicendo. A volte, in sequenze lunghe e complesse, lo spettatore riesce a comprendere molto meglio il messaggio delle scene proprio grazie alla colonna sonora. Basta pensare agli horror: non esisterebbero se non ci fosse la musica”.

Alla luce di quanto detto, ci si rende conto che all’inizio della strepitosa carriera di Morricone di fatto c’è una rinuncia: la decisione di prediligere un certo tipo di composizione e adattarsi a quelle che erano cause di forza maggiore, dettate da necessità economiche e finanziarie.

Rag in frantumi, 1986

Tuttavia, e forse è proprio in questo che risiede parte della sua genialità, Morricone è riuscito a creare una sinergia tra le due anime musicali, dando vita a colonne sonore che hanno una propria indipendenza. Lo dimostra con evidenza nei concerti che dirige personalmente: “non voleva assolutamente che quando dirigeva le colonne sonore da lui composte venissero proiettate le immagini del film. Nella sua testa la musica era musica: punto.” Dunque siamo noi pubblico che la associamo alle immagini perché abbiamo visto il film; se prima di vederlo avessimo ascoltato solo i brani, ecco che il nostro approccio sarebbe risultato identico a quello di un pezzo di musica assoluta.

“Il bello della musica è che, essendo una lingua universale, contiene all’interno dei codici che consentono all’essere umano di (com)muoversi. Nella musica da film sono sfruttati moltissimo e anche Ennio ne fa un grande uso, ma sa dosare sapientemente gli ingrediente e questo gli consente di veicolare ancora di più il messaggio dell’immagine. Comporre brani per film richiede una professionalità e una competenza musicale che vanno oltre il mero accademismo: la tecnica è importante, ma non è tutto; non è sufficiente per rendere quello che stai facendo qualcosa di artistico”.

Questo Morricone lo ha dimostrato e la musica che ci ha lasciato in eredità continuerà a testimoniarlo.

Il direttore d’orchestra Fabrizio Castania ricorda il maestro Morricone non solo per gli aspetti legati alla musica ma anche con qualche aneddoto legato alla sua carriera nel mondo dei film. Come quello del primo incontro con il regista Sergio Leone
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