Dove sono tutti i medici?monica.panetto
Lun, 04/08/2019 – 10:01


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Monica Panetto

Mancano medici. E alcune Regioni, come il Molise, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, decidono di richiamare in corsia i dottori in pensione per far fronte alla carenza di organico. Ad oggi il blocco del turnover ha determinato una carenza di circa 10.000 medici che nel 2025 potrebbe salire a 16.500 tra medici anestesisti, pediatri, internisti, medici d’emergenza, chirurghi generali e psichiatri. Dal 2018 al 2025 andranno in pensione 52.500 medici, il 50% di quanti sono attualmente in servizio, ma i giovani non basteranno a sostituirli. “È paradossale – ha affermato recentemente Pina Onotri, segretario generale dello Sindacato medici italiani – che, mentre ci sono centinaia di medici laureati, sottooccupati o inoccupati perché rimasti intrappolati nell’imbuto formativo, c’è di parla di importare medici dall’estero o, peggio, di richiamare, dopo aver approvato quota 100, i medici dalla pensione”.

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Mario Plebani, presidente del consiglio della scuola di Medicina e Chirurgia dell’università di Padova, parla della carenza di medici in Italia e del contributo dato dall’Ateneo. Riprese e montaggio di Tommaso Rocchi

Una delle ragioni alla base del fenomeno è proprio questa: a fronte di 10.000 medici che mediamente si laureano ogni anno, il numero di contratti di formazione post lauream è da tempo inferiore rispetto al fabbisogno e al numero dei laureati (di circa 7.000 nel 2018). In questo modo molti medici rimangono tagliati fuori dal percorso di specializzazione: circa 10.000 nel 2019, secondo uno studio dell’Associazione medici e dirigenti del Sistema sanitario nazionale (Anaao), che saliranno a 20.000 nei prossimi cinque anni. E questi medici, come è naturale che sia, cercano alternative altrove, magari all’estero regalando l’investimento fatto per la propria formazione a Paesi come il Regno Unito, la Germania, la Svizzera e la Francia, per un ammontare complessivo di circa 150/200.000 euro a medico.

Il secondo aspetto da considerare sono i pensionamenti che, stando sempre ai dati del rapporto Anaao, raggiungeranno il loro culmine tra il 2018 e il 2022 con circa 6.000/7.000 uscite ogni anno. La classe medica invecchia, principalmente a causa del blocco del turnover: nel 2015 il 67% dei medici dipendenti aveva più di 50 anni.

C’è poi da considerare la scarsa attrattività di alcune branche specialistiche: per fare qualche esempio, solo il 32,8% delle borse di specializzazione in medicina d’urgenza sono state assegnate nell’ottobre del 2018 (ottavo scaglione); il 40,2% di quelle in anestesia e rianimazione; e il 15,1% di quelle in chirurgia toracica.

A ciò si deve aggiungere anche un peggioramento delle condizioni di lavoro e un aumento dei carichi individuali. Turni notturni e festivi in crescita per ogni medico e fine settimana quasi sempre occupati tra guardie e reperibilità. L’Anaao parla addirittura di 15 milioni di ore di straordinari non pagate. “Alcune professioni – sottolinea Mario Plebani, presidente del consiglio della scuola di Medicina e Chirurgia dell’università di Padova – sono diventate molto ‘pericolose’, mal retribuite e con ritmi stressanti, e questo ha determinato una disaffezione da parte di chi ha voluto intraprendere questa carriera.  E si trova a dover tener conto anche del fatto che alcune specializzazioni mettono gravemente a rischio di contenziosi legali. In Italia ci sono almeno sei progetti di legge, mai portati avanti, sulla depenalizzazione dell’errore in medicina che molto spesso è un errore di sistema e non di negligenza del singolo professionista”.

Come affrontare la situazione? Secondo Plebani non è l’abolizione del numero chiuso la soluzione al problema. “Bisogna migliorare tutta la filiera, fin dall’inizio – sostiene Plebani –. Dunque, serve un numero adeguato di studenti ammessi ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia. In secondo luogo bisogna aumentare il numero dei contratti di formazione specialistica. Poi è necessario che il sistema sanitario capisca che è ora di rinforzare, anche in termini concorsuali, la possibilità di accedere a posizioni stabili”. Con un occhio di riguardo anche agli stipendi. “Infine, si deve pensare a una regolamentazione della depenalizzazione dell’errore medico”.

Mancano medici. E alcune Regioni hanno deciso di richiamare in corsia quelli in pensione per far fronte alla carenza di organico. Come affrontare il problema? Ne parla Mario Plebani, presidente del Consiglio della scuola di Medicina e Chirurgia dell’università di Padova
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