Disuguaglianza di salute: lo stato dell’Italia e dell’Europaantonio.massariolo
Gio, 02/28/2019 – 08:48


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Antonio Massariolo

C’è un progetto dell’Unione Europea, si chiama Health 2020 ed il suo obiettivo è quello di supportare azioni intragovernative per “aumentare in modo significativo la salute ed il benessere delle popolazioni, ridurre le disuguaglianze sanitarie, rafforzare la salute pubblica e garantire sistemi sanitari centrati sulla persona che siano universali, equi, sostenibili e di alta qualità”.

I target del progetto Health 2020 sono incentrati su sei diversi punti: ridurre la morte prematura, incrementare l’aspettativa di vita, ridurre le disuguaglianze in Europa, incrementare il benessere nella popolazione, garantire una copertura universale ed un diritto alla salute e predisporre una serie di obiettivi specifici per ogni nazione per quanto riguarda lo stato della salute.

SOCIETÀ


La maggior parte dei Paesi europei ha compiuto passi significativi verso il raggiungimento degli obiettivi chiave fissati da Health 2020

Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms Europa

L’European Health Report 2018 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha analizzato lo stato dell’arte per quanto riguarda il raggiungimento di questi target. “La maggior parte dei Paesi europei ha compiuto passi significativi verso il raggiungimento degli obiettivi chiave fissati da Health 2020 – ha dichiarato Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell’Oms Europa -, contribuendo così al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile legati alla salute dell’agenda 2030. Il progresso è tuttavia disomogeneo, sia all’interno che tra Paesi, tra i sessi e tra le generazioni. I fattori di rischio legati allo stile di vita destano preoccupazione, dal momento che possono rallentare o persino invertire, se non sono sotto controllo, i rilevanti guadagni nell’aspettativa di vita raggiunti”.

Analizziamo quindi i fattori di rischio e come questi influenzano i vari stati dell’Unione Europea.

Consumo di alcol

Il primo indicatore da tenere a mente per quanto riguarda Health 2020 è il consumo di alcol pro capite in Europa, considerando l’andamento che va dal 1970 in poi. Nei primi anni ‘70 possiamo notare come in gran parte dei Paesi si consumasse più alcol puro (quindi inteso come il 100% di etanolo) rispetto al 2014 (ultimo dato disponibile). La stessa media degli Stati europei, con l’Europa intesa come regione geografica, era superiore ed è passata da 11 litri pro capite fino agli attuali 8,6 (nel 2014).

Il consumo di alcol però è anche il primo indicatore della disuguaglianza di cui accennavamo prima. All’interno degli Stati membri infatti non c’è omogeneità e si passa dal picco di “bevitori” lituani che assumono 15,2 litri di etanolo pro capite in un anno, fino al picco più basso di 1,1 dell’attuale Repubblica di Macedonia del Nord (sul nome della Macedonia c’è stato un lungo dibattito che può essere approfondito in un articolo a firma di Daniele Mont D’Arpizio).

 

Parlando dell’Italia invece possiamo notare come dagli anni ‘70 il nostro trend è stato di una continua diminuzione di alcol pro capite. Siamo passati infatti dal “bere” 19,72 litri all’anno nel 1970 agli attuali 7,56. Prendendo in esame Paesi a noi vicini come Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna possiamo notare come nel 2014 l’Italia fosse il paese “più sano” da questo punto di vista.

Anche gli altri Stati citati hanno avuto una decrescita di consumo più o meno marcata, tutti tranne la Gran Bretagna che è passata da 8,46 litri nel 1970 agli attuali 10,37.

Tabagismo

Quando parliamo di salute parliamo anche di prevenzione e buone pratiche. Il tabagismo è sicuramente uno dei problemi più grandi sia per quanto riguarda l’Europa che il mondo in generale. L’Atlante mondiale del tabacco, realizzato dall’American Cancer Society stima che in tutto il pianeta siano 1,1 miliardi i fumatori ed ogni anno muoiono 7,1 milioni di persone. In Italia le morti collegate al fumo sono state 93.432, con un costo per la nostra economia di oltre 26 milioni di euro.

Interessante anche analizzare il dato di chi fuma. In Italia la percentuale di fumatori, nel 2015, era del 28,3% per i maschi oltre i 15 anni e del 19,7% per le femmine.

Più si abbassa l’età e più sono le ragazze a fumare. Si stima infatti che al di sotto dei 15 anni fuma il 2,59% delle ragazze, contro una percentuale totale del 2,01%.

Sempre secondo il rapporto, solo nel 2016 il fumo sarebbe stato responsabile del 20,63% delle morti maschili e del 7,9% di quelle femminili.

Secondo il report dell’OMS gli interventi per il controllo del tabacco sono il secondo modo più efficace di spendere fondi per migliorare la salute. Uno dei metodi che l’OMS dichiara più utili per ridurre il consumo di tabacco è quello di “pesare” sulle tasche dei fumatori. L’aumento del prezzo, anche attraverso tasse più alte, disincentiverebbe il consumo di tabacco. Solamente un aumento del prezzo del 10%, riporta l’OMS, porterebbe ad avere da da 0,6 milioni a 1,8 milioni in meno di morti premature in Europa orientale e Asia centrale

Il tabacco quindi è uno dei temi principali quando si parla di salute. Lo stesso Ministero della sanità italiano cerca di fare prevenzione in merito, dichiarando che “il tabacco provoca più decessi di alcol, aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme” e definendo il fumo di tabacco “la più grande minaccia per la salute nella Regione Europea”.

Dei 5,2 milioni di morti riportati nell’Unione Europea nel 2015, un quarto (cioè 1,3 milioni) è stato causato dal cancro. Di queste morti, secondo i dati Eurostat, 273.400 sono state causate da cancro ai polmoni, includendo anche cancro alla trachea o ai bronchi. In poche parole il cancro ai polmoni è la malattia più fatale in Europa.

Investimento su percentuale del PIL

Questo tema è di fondamentale importanza, capire come i vari Stati si comportano in ambito di finanziamenti lo si può correlare direttamente all’aspettativa di vita.

Il trend di crescita delle spese sanitarie in base al PIL dagli anni ‘80 in poi, si è interrotto andando a scendere dal 2009 in poi. Parlando in termini di classifica l’Italia è ad un non molto onorevole dodicesimo posto tra i Paesi membri e, con l’8,9% spende meno del Regno Unito, della Francia e della Germania.

 

Questi dati naturalmente devono essere presi in considerazione per effettuare un’analisi che, per forza di cose, può essere solamente superficiale. Non bastano infatti per dichiarare se l’investimento di un Paese in sanità è congruo alle aspettative: ogni sistema sanitario nazionale infatti fa storia a sé ed il nostro, che ha da poco compiuto 40 anni, nonostante tutto continua ad essere uno dei migliori del mondo.

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Mortalità infantile

Un altro parametro che spesso si usa per capire lo stato della salute di un Paese è quello della mortalità infantile. Dal 1990 in poi il tasso di mortalità infantile in Europa è diminuito di più del 50%, rimangono però, anche in questo caso, delle evidenti disuguaglianze tra gli Stati membri.

Come riportato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, i bambini hanno il più alto rischio di morte durante i primi 28 giorni di vita e per il 75% dei neonati le morti si verificano durante la prima settimana di vita.

Le principali cause di morte tra i neonati (per l’80%) sono la nascita prematura o il basso peso alla nascita, le infezioni, l’asfissia, i traumi alla nascita o le anomalie congenite.

Per quanto riguarda l’Italia il tasso di mortalità infantile ogni mille bambini è di 2,8. Sulla stessa linea è la Spagna con 2,7, mentre Germania, Francia e Regno Unito si assestano rispettivamente 3,4, 3,7, 3,8.

3,6 bambini su mille invece è il tasso medio dell’Unione Europea a 28 membri. Extra UE ma sempre intesa come Europa geograficamente possiamo notare come il tasso più basso si riscontri nei Paesi nordici, in particolare in Islanda con lo 0,7 bambini morti ogni mille e in Finlandia con 1,9.

Vaccini

Quando si parla di vaccini le opinioni oramai rischiano di essere talmente polarizzate da non permettere alcun tipo di dialogo. La copertura delle persone vaccinate però determina anche lo stato di salute di un Paese.

Dando uno sguardo generale, la copertura di vaccinazione infantile è aumentata dal 2000 in poi. Ci sono però ancora diverse differenze tra Paesi, alcuni dei quali hanno ancora tassi di vaccinazione inferiore al 90%. Nel 2015 la percentuale per il morbillo e la poliomelite era rispettivamente del 94,3% e del 96,1%. In Italia, secondo il bollettino rilasciato dall’Istituto Superiore di Sanità, nel 2018, i casi di morbillo segnalati in Italia sono stati 2.517, di cui 66 nel solo mese di ottobre. Il 90% dei casi si è verificato in sole otto Regioni (Lazio, Sicilia, Campania, Calabria, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Liguria), tra le quali la più colpita è stata la Sicilia, con 1117 casi.

Il nostro Paese però non è l’unico che nel 2018 ha avuto dei contagi ma è sicuramente uno di quelli con l’incidenza maggiore. In totale nell’Unione Europea i casi di morbillo registrati sono stati 12.352. I tre Paesi con l’incidenza maggiore sono stati: Francia, Italia e Grecia, rispettivamente con 2.913, 2.517 e 2.293.

Come abbiamo già avuto modo di analizzare i casi di morbillo in Europa si verificano principalmente nelle popolazioni non vaccinate sia negli adulti che nei bambini e, cosa da non sottovalutare, epidemie con decessi sono in corso in paesi che avevano precedentemente eliminato o interrotto la trasmissione endemica. Le morti da morbillo nel 2018 sono state 35, mentre la maggior parte degli Stati membri non raggiunge ancora il 95% di copertura.

Obesità o sovrappeso

Il tema dell’obesità è centrale per quanto riguarda la salute della popolazione europea. Mentre, come abbiamo visto, gran parte dei parametri sono in miglioramento, il sovrappeso è in aumento in quasi tutti gli Stati.

Dal 2010 al 2016 infatti il ​​tasso di persone in sovrappeso nell’intera regione europea (quindi inserendo anche Russia e territori dell’ex URSS) è passato dal 55% al ​​58,7%, mentre quello dell’obesità dal 20,8% al 23,3%. Prendendo in considerazione solamente l’Unione Europea invece, quasi il 60% della popolazione maggiorenne è in sovrappeso (58,35%).

La forbice va dal 66,4% di Malta al 54,93% dell’Austria. L’Italia ha un tasso di popolazione in sovrappeso del 58,5%, mentre Francia, Germania e Spagna che hanno rispettivamente 59,5%, 56,8% e 61,6%.

Per quanto riguarda l’obesità invece, la differenza tra i tassi più alti e più bassi nella Regione era leggermente aumentata a 16,9 punti percentuali nel 2010, e ulteriormente aumentato a 17,9 punti percentuali nel 2016.

Il tasso più basso nella Regione è stato del 14,2%, mentre quello più alto è stato del 32,1% nel 2016.

Nel complesso infine, i dati a livello nazionale per il 2016 hanno mostrato che, nella maggior parte dei paesi della regione europea, sono più gli uomini ad essere in sovrappeso, mentre l’obesità è più diffusa tra le donne.

Mortalità prematura (dai 30 ai 70 anni) per malattie non trasmissibili

Uno dei target di Health 2020 è quello di ridurre il tasso di mortalità per malattie non trasmissibili come: malattie cardiovascolari, cancro, diabete mellito e malattie respiratorie croniche. La fascia d’età presa in considerazione è quella che va dai 30 ai 70 anni, nella quale una morte per queste cause si può definire prematura.  

Quando parliamo di disuguaglianze in Europa questo è uno dei parametri in cui si evidenziano maggiormente.

Secondo uno studio della Martin-Luther-Universität Halle-Wittenberg, “dei 4,3 milioni di morti cardiovascolari in Europa nel 2016, 2,1 milioni sono stati il risultato di una cattiva alimentazione. I 28 Stati membri dell’UE rappresentano circa 900.000, la Russia per 600.000 e l’Ucraina per 250.000 di questi decessi”.

L’Europa però sta lavorando per abbassare la percentuale di morti premature ed entro il 2020 dovrebbe ridursi di un 1,5% all’anno. Come abbiamo già visto però, questo dato è imprescindibile dal consumo di tabacco, alcol e dall’obesità: se si riuscirà ad intervenire sui fattori scatenanti si abbasserà anche la quantità di morti premature.

Tasso di disoccupazione

Uno dei parametri in cui si riscontrano maggiormente differenze all’interno dell’Unione Europea è quello della disoccupazione. Lavoro e salute sono strettamente collegati ma analizziamo qual è lo stato dell’Unione in merito.

Il tasso di disoccupazione dell’UE a dicembre 2018 è stato del 6,5% (dati Eurostat). Ci sono paesi che in questo campo sono sicuramente virtuosi, come la Germania con il suo 3,1% e altri, in cui possiamo inserire anche l’Italia e la Spagna che superano non di poco la media europea.

Nel nostro paese ci sono 2 milioni e 532 mila persone disoccupate di cui 462 mila under 25. Prendendo in considerazione i dati Istat sulla condizione giovanile, si può notare che a questo numero si aggiungono altre 836 mila persone nel primo trimestre del 2018 che riguardano la fascia d’età tra i 25 ed i 34 anni.

Come avevamo già avuto modo di affrontare, la situazione peggiore in Europa è quella greca. In Grecia quasi un giovane su due non ha il lavoro con una disoccupazione totale che è al 18%. La nota positiva è un trend decrescente nell’intera Unione, trend che però vede ancora alcuni paesi avere un tasso di disoccupazione superiore al 10%.

Negli ultimi anni la forbice delle differenze sul tasso di disoccupazione in Europa si è ridotta anche se, come abbiamo visto, su questo tema l’Unione ha ancora molto lavoro da fare.

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Aspettativa di vita

Il parametro che possiamo considerare più semplice da analizzare è quello dell’aspettativa di vita. In tutta Europa negli ultimi anni è aumentato passando dai 77 del 2002 agli 7ì81 del 2016 (dati Eurostat).

In questo caso quindi le politiche sanitarie e sociali hanno svolto un ruolo importante nell’accrescere l’aspettativa. Vivere più a lungo però significa anche che se l’aumento dell’età non è seguito da un aumento delle nascite, si rischia di avere stati più vecchi con conseguenze anche per quanto riguarda il welfare ed il mercato del lavoro.

Come avevamo già analizzato in un altro reportage, la crisi della natalità ed un’aspettativa di vita tra le più alte d’Europa rischiano di trasformarsi in un problema proprio per l’Italia. Il nostro Paese ha un’aspettativa di vita di 83,4 anni, più alta rispetto a Francia, Germania, Regno Unito che sono rispettivamente a 82,7, 81, 81,2 e di poco più bassa rispetto alla Spagna (83,5 anni).

Il report dell’OMS mette anche in luce come entro il 2050, si preveda che più di un quarto (27%) della popolazione avrà 65 anni o più. Ci saranno inoltre 2,5 donne per ogni uomo tra quelli di 85 anni anni o più, e questo squilibrio dovrebbe aumentare entro il 2050.

Sebbene le donne nella regione europea vivano in media 7,5 anni in più rispetto agli uomini però, esse vivono una percentuale maggiore della loro vita in condizioni di salute precarie rispetto agli uomini. Le donne hanno anche tassi di disabilità più elevati e comprendono la stragrande maggioranza di persone molto anziane che hanno bisogno di assistenza sanitaria e supporto sociale in corso.

Conclusioni

Cercando di riassumere quanto fin qui detto, possiamo analizzare come il tema della salute sia centrale per quanto riguarda l’Europa. Dagli anni ‘70 in poi molto è cambiato e soprattutto si è ridotto il rischio di morte prematura, sia in generale che per quanto riguarda le quattro principali malattie non trasmissibili (malattie cardiovascolari, cancro, diabete mellito e malattie respiratorie croniche) tra le persone di età compresa tra 30 e 70 anni.

Un altro problema principale quando si parla di salute è quello del tabagismo. Secondo l’OMS l’Europa è, delle sei regioni, quella in cui le tariffe per l’acquisto di tabacco sono le più alte. Il problema però non è sicuramente stato risolto così come il livello di consumo di alcol che rimane tra i più alti del mondo. A questo, come abbiamo già avuto modo di analizzare, dobbiamo aggiungere la grande disparità che esiste tra i vari Stati.

Infine è fondamentale anche il tema dei vaccini. Anche in questo caso tra i vari Stati c’è molta disuguaglianza ed alcuni non raggiungono la fatidica soglia del 90%, un tema su cui è fondamentale fare buona informazione perché la salute di uno Stato e della sua popolazione parte innanzitutto dalla prevenzione.

Capire lo stato di salute della popolazione di uno Stato quindi, implica l’analisi di diversi fattori ed ognuno di questi meriterebbe un focus a sé. Per ora però possiamo dire che, anche in questo caso, l’Unione Europea ha fatto molto per quanto riguarda la salute dei suoi Stati membri, ma il lavoro da fare, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione, è ancora molto.

Uno degli obiettivi principali dell’Unione Europea è quello di far vivere “bene” e “in salute” i suoi cittadini. Tra gli Stati membri però c’è ancora una grande disuguaglianza: analizziamo quali sono i parametri e qual è lo stato di salute dell’Europa
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