Cina e internazionalizzazione, le difficoltà dei ricercatori che tornano in patriafrancesca.bastianon
Ven, 09/04/2020 – 08:45


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Francesca Bastianon

L’internazionalizzazione dell’attività accademica, che sia ricerca o didattica, è uno dei punti fondamentali per la crescita delle università in questo periodo storico. E la Cina ha colto la palla al balzo. Il governo cinese sta promuovendo da alcuni anni una prassi per poter alzare il livello delle proprie università, sostenendo gli studenti a compiere il proprio dottorato di ricerca in un altro stato per poi trasmettere tutto il know how acquisito nelle università cinesi. Questo meccanismo, tuttavia, è ammirevole solo in apparenza: come dimostra un recente studio condotto dalla Beijing Normal University, da questo tipo di esperienza nascono dei conflitti d’identità accademica da parte degli studenti e professori rimpatriati. La causa principale, come spiegano Jian Li e Eryong Xue della facoltà di Educazione, è la differenza dell’ambiente accademico, con le conseguenti ripercussioni negli ambiti culturali, relazionali e anche scientifici.

UNIVERSITÀ E SCUOLA

Lo studio ha esaminato le esperienze di 18 accademici di ritorno, che hanno svolto il loro dottorato all’estero e che ora occupano una posizione di professore o assistente, e in particolare le loro percezioni una volta tornati nelle università cinesi. Sono stati scelti tre dei più prestigiosi istituti di istruzione superiore del paese in cui era stato già avviato un processo di internazionalizzazione, con al loro interno un dipartimento di scienze sociologiche (sociologia, economia, scienze politiche e psicologia) e uno di scienze (matematica, fisica e chimica). I dati sono stati raccolti tramite interviste semi-strutturate e osservazioni dei partecipanti durante il periodo tra aprile 2018 e dicembre 2019. L’introduzione delle opinioni degli studiosi ha permesso di comprendere meglio anche la struttura dei dipartimenti a livello fisico, culturale, politico, sociale ed economico.

Prima di analizzare l’origine e lo sviluppo dei conflitti d’identità accademica dei partecipanti, è bene prendere prendere in considerazione il modello socio-ecologico utilizzato nella ricerca: con questo modello si prendono in considerazione tutte le interazioni tra l’ambiente e le attività umane. Si riconosce quindi che non esiste un ambiente senza uomo e neppure strutture sociali senza un ambiente. In questo studio si fa proprio il modello di Urie Bronfenbrenner, noto psicologo statunitense in cui l’ecologia accademica è composta da quattro livelli, interdipendenti tra loro: troviamo quindi l’individuo, le relazioni, la comunità e la società o l’istituzione.

L’impiego di questo modello ha permesso di poter analizzare ogni dinamica sociale tra gli accademici di ritorno e le università cinesi, tenendo conto di ogni singolo livello. A questo punto, quali sono stati i risultati dello studio?

I temi principali riguardano l’insegnamento, la ricerca e le attività accademiche internazionali. Il sistema di assunzione e promozione dei docenti nelle tre università cinesi tiene conto dell’esperienza di ricerca internazionale e delle pubblicazioni in lingua inglese: tuttavia, come spiegano alcuni partecipanti, non si riesce a valutare la competitività a livello internazionale dei candidati poiché non esiste un sistema di revisione internazionale tra pari, né un meccanismo di permanenza accademica che contribuisca a una valutazione più a lungo termine sui risultati. 

Passiamo ora alla ricerca: gli studiosi rimpatriati trovano difficoltà a bilanciare i loro impegni internazionali con quelli locali. uno dei problemi più comuni, in particolare nei dipartimenti di scienze sociali, è il tema della ricerca. Gli istituti incoraggiano i ricercatori a includere nelle loro indagini teorie marxiste e, non da meno, il governo cinese censura tutte le pubblicazioni. 

Il processo di reinserimento all’interno di un ambito accademico cinese si conclude molte volte con l’emarginazione: gli accademici di rientro, secondo le autrici dello studio, dovrebbero prendere in esame tematiche che si colleghino alle attuali tendenze ideologiche dell’istituzione a cui appartengono, evitando così anche il non finanziamento dei progetti. I partecipanti sono stati anche sollecitati a pubblicare sia in cinese che in inglese. Viene richiesto che le ricerche abbiano un forte impatto ma i partecipanti evidenziano molte problematiche legate a questo aspetto: la scarsa accessibilità ai database online, la limitata interdisciplinarietà degli studi, le difficoltà a trovare partner di ricerca adeguati e gli ostacoli per intraprendere un percorso di insegnamento minano l’avvio l’attività di ricercatori.

Questa situazione crea tensione nella comunità accademica cinese, che si divide tra gli interessi dei docenti rimpatriati e la situazione all’interno delle università. Lo studio ha dimostrato che è necessario modificare l’intera struttura, con riforme interne che consentano ai ricercatori di continuare il proficuo scambio scientifico con il mondo.

Secondo uno studio condotto dalla Beijing Normal University, i ricercatori cinesi che decidono di proseguire il loro percorso accademico in patria devono far fronte alla differenza tra le modalità di ricerca occidentali e quelle nazionali: questo comporta una crisi d’identità accademica che deve essere superata per portare le università cinesi a un livello standard mondiale

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