Cent’anni dopo il suffragio femminile, un viaggio nel femminismo targato USAfrancesca.bastianon
Mar, 07/21/2020 – 09:00


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Francesca Bastianon

Seneca Falls è un piccolo paese alle porte di New York, fondato nel 1829 e situato tra le sponde dei laghi Cayunga e Seneca. La storia di questa città cambiò profondamente quando, pochi anni dopo la sua nascita, quattro donne, davanti a una tazza di tè, annunciarono la loro Dichiarazione dei sentimenti, uno dei testi fondamentali per la storia del femminismo americano. Grazie a questo documento, che venne firmato da 68 donne e 32 uomini nel 1848, possiamo ora festeggiare i cent’anni dalla ratifica del XIX emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che concesse il voto alle donne.

Elizabeth Cady Stanton, Lucretia Mott, Martha C. Wright e Mary Ann McClintock furono le autrici della dichiarazione. Il punto di partenza per la stesura fu la Dichiarazione d’indipendenza dei Padri fondatori: questa scelta venne presa con il preciso obiettivo di dimostrare che i diritti delle donne sono alla pari di quelli presenti nell’atto di indipendenza.

SOCIETÀ

The history of mankind is a history of repeated injuries and usurpations on the part of man toward woman, having in direct object the establishment of an absolute tyranny over her. To prove this, let facts be submitted to a candid world

La storia dell’umanità è una storia di ripetute ferite e usurpazioni da parte dell’uomo verso la donna, avendo nell’oggetto diretto l’instaurazione di una tirannia assoluta su di lei. Per dimostrarlo, lascia che i fatti siano sottoposti a un mondo schietto.

Dichiarazione dei sentimenti, 1848

Secondo i giornali dell’epoca, l’evento attrasse circa 300 persone di cui un centinaio firmò la dichiarazione. Tuttavia, non si ha traccia del manoscritto originale e si pensa che potrebbe essere andato perduto. Durante l’amministrazione Obama, è stato avviato un progetto per il ritrovamento del documento, bloccato poi dal governo Trump. In realtà le ricerche non si sono fermate definitivamente: attraverso l’hashtag #FindTheSentiments si sta continuando la caccia alla Dichiarazione dei Sentimenti. Grazie all’utilizzo dei social, l’iniziativa viene utilizzata anche per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei diritti delle donne, in coerenza i recenti sviluppi dei movimenti femministi, come il #MeToo.

Tornando al testo, gli incipit delle due dichiarazioni sono molto simili, tranne per alcune piccole modifiche fatte dal gruppo di Seneca Falls per dare risalto alla loro richiesta. Un esempio: nella Dichiarazione d’Indipendenza è presente la frase that all Men are created equal, mentre nella Dichiarazione dei Sentimenti si precisa that all men and women are created equal. Una sfida lanciata reinterpretando uno dei più importanti documenti della storia. Il documento prosegue con una lista di ingiustizie nei confronti delle donne, come il mancato diritto al voto, l’obbligo di essere obbedienti al proprio marito, la mancanza di un’istruzione adeguata, fino all’ultimo punto in cui si denuncia la distruzione della fiducia in sé stesse. 

La reazione dei cittadini statunitensi, soprattutto attraverso i giornali, si divise in due: era ritenuta un’idea rivoluzionaria per l’epoca ma ristretta a un gruppo molto circoscritto (donne bianche provenienti dalle classi medio-alte della società) che non tenne conto delle altre minoranze. Dopo 72 anni, le donne ottennero il diritto al voto, nel 1920, forse grazie anche al loro impegno durante la Prima Guerra Mondiale. Il 18 agosto 1920 passò la modifica del 19° emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che ora recita così: “Il diritto di voto dei cittadini degli Stati Uniti non potrà essere negato o disconosciuto dagli Stati Uniti o da uno degli Stati per motivo del sesso”.

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Questo evento segna non solo un traguardo importante ma anche la fine della prima ondata femminista negli USA, a cui seguiranno altre due nel corso degli anni. La seconda può essere collocata intorno alla metà degli anni Sessanta, per poi continuare anche nel decennio successivo: il punto di partenza è la pubblicazione nel 1963 del libro The Feminine Mystique di Betty Friedan in cui l’autrice cerca di dare una risposta alla sensazione di malessere delle donne americane negli anni Cinquanta. In molte denunciano una profonda insoddisfazione, un senso di vuoto nella propria vita e la difficoltà a trovare una propria identità all’interno del ruolo ruolo di madre e moglie. Friedan fu anche la cofondatrice della National Organization for Women.

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Sempre nello stesso anno la giornalista Gloria Steinem pubblicò il suo reportage sullo sfruttamento delle cameriere del Playboy Club, considerate, come spiega l’autrice, simbolo dello sciovinismo maschile. A questa pubblicazione si aggiungono due importanti vittorie per il movimento femminista: viene firmato l’Equal Pay Act e Civil Rights Act in cui si vieta la discriminazione da parte dei datori di lavoro sulla base di razza, colore, religione, sesso od origine e si condannano le molestie sessuali, grazie anche ad alcune cause della Corte Suprema. 

Durante la seconda ondata ci fu anche uno dei casi più importanti per quanto riguarda i diritti delle donne. Con la sentenza Roe vs. Wade del 1973 l’aborto divenne legale in tutti gli stati.

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Non c’è ancora chiarezza intorno alla terza ondata del movimento, in molti si chiedono quale sia l’anno esatto d’inizio, quali siano state le battaglie portate avanti e se sta continuando ancora oggi. Pur vivendo in un periodo senza troppi ostacoli e con esempi di donne di successo alle spalle, le attiviste della terza ondata non si pongono davanti un obiettivo principale. Si può trovare nel caso di Anita Hill l’inizio di tutto: nel 1991 Anita denunciò il proprio supervisore per molestie sessuale. Grazie a questo primo passo, molte altre donne seguiranno il suo esempio, denunciando i propri molestatori, come nel più recente caso Harvey Weinstein.

Inoltre, durante questo periodo, le attiviste mettono in discussione i canoni di bellezza,i concetti di femminilità e mascolinità e l’immagine della sessualità. Una voce sfaccettata di protesta, che comprende diverse identità, esperienze e interessi: la volontà non è più quella di inserirsi all’interno di un sistema ma di sovvertirlo completamente.

Riot Grrrl Convention, 1992

Ora i sociologi e gli storici si chiedono se stiamo vivendo la quarta ondata femminista: cercare di definire un movimento a così poca distanza dalla sua nascita è difficile. Secondo alcuni, possiamo datare l’inizio della quarta fase nel 2012 quando in India ci furono numerose proteste per la morte di una giovane donna, violentata da un gruppo di uomini. Le molestie sessuali, il body shaming e la cultura dello stupro sono i temi che fino adesso sono stati al centro delle lotte femministe. Gli Stati Uniti in particolare sono stati protagonisti di due importanti eventi, che divennero poi di importanza internazionale: il primo è la marcia delle donne dopo l’insediamento di Trump nella Casa Bianca; mentre il secondo, come accennato in precedenza, è il caso Weinstein e il movimento #MeToo.

Ci vorrà ancora un po’ di tempo per capire in quale misura hanno contribuito i recenti avvenimenti alla lotta alla parità di genere: se pensiamo, dalla convention di Seneca Falls al suffragio femminile intercorrono più di 70 anni. Forse è vero che la pazienza è la virtù dei forti.

Nel 1920 viene approvata negli Stati Uniti la modifica al 19° emendamento della Costituzione, estendendo il diritto di voto anche alle donne. Nel corso degli anni, il movimento femminista americano ha contribuito in modo significativo alla lotta per la parità dei diritti, non solo a livello nazionale

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via Flickr/Cody Williams
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