I campioni dell’asteroide Bennu per rispondere alle domande sull’origine della vita sulla Terrafederica.dauria
Mar, 11/17/2020 – 08:57


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Federica DʹAuria

La missione NASA OSIRIS-REx continua come da programma. Il touch-and-go sull’asteroide Bennu è andato a buon fine. Il materiale raccolto dalla superficie grazie al braccio meccanico della sonda spaziale supera abbondamene la quantità minima di 60 grammi necessaria per il successo dell’operazione. Il 28 ottobre, quindi, il veicolo ha completato in anticipo le operazioni di stivaggio del campione, che resterà conservato in sicurezza durante il tempo necessario per tornare sulla Terra. Il viaggio di ritorno dovrebbe iniziare intorno a marzo 2021, e l’arrivo è previsto per settembre 2023.

SCIENZA E RICERCA

Lo scopo ultimo della missione è quello di esaminare il materiale prelevato dalla superficie dell’asteroide per ottenere preziose informazioni per la comprensione dei processi di formazione ed evoluzione del Sistema Solare. Quali sono allora le nuove conoscenze che potranno essere acquisite grazie all’analisi dei campioni raccolti su Bennu?

Lo abbiamo chiesto alla professoressa Monica Lazzarin, docente di astrofisica del Sistema Solare al dipartimento di fisica e astronomia “Galileo Galilei” dell’università di Padova.

“Bennu è uno dei cosiddetti “asteroidi primitivi”, un rappresentante incontaminato del materiale che doveva costituire il Sistema solare al momento della sua formazione, 4 miliardi e mezzo di anni fa”, spiega la professoressa Lazzarin. “Si tratta di uno dei sopravvissuti di un gruppo di oggetti costituiti da composti del carbonio, quindi da materiale organico, e che probabilmente contenevano grandi quantità di acqua, che bombardarono la Terra durante la sua formazione insieme a tutti i pianeti interni durante il Late Heavy Bombardment avvenuto circa 3 miliardi e 8 milioni di anni fa.
Tali oggetti, tra cui Bennu, contenevano probabilmente sia del materiale organico primordiale dal quale si formarono poi “i mattoni” da cui poi ebbe origine la vita sulla Terra, sia parte dell’acqua che oggi costituisce i nostri oceani. Lo scopo principale della missione è quindi capire come si sia originata la vita sulla Terra e anche come sia arrivata l’acqua dei mari.

Dalle prime indagini che sono state condotte dalla sonda, il materiale raccolto sull’asteroide sembra somigliare a quello delle cosiddette condriti carbonacee già presenti sul nostro pianeta: si tratta di meteoriti che raggiunsero la Terra spontaneamente, che contengono materiali costituiti essenzialmente da carbonio, oltre a minerali idrati che sono stati trasformati in fillosilicati e in altri tipi di sostanze che sono state ritrovate anche su Marte, e che testimoniano che in quegli oggetti era presente dell’acqua che è stata portata sul nostro pianeta”.

Perché le missioni di sample-return come quella della sonda OSIRIS-REx destano un particolare interesse per gli studiosi? E quali altre operazioni simili sono state condotte prima d’ora?

“Solitamente, la maggior parte delle missioni spaziali sono le cosiddette fly-by, in cui la sonda giunge in prossimità dell’oggetto da studiare, in poche ore lo osserva e poi se ne allontana. Si tratta di una missione molto rapida, condotta ad esempio sulla cometa di Halley e su altri asteroidi incontrati in precedenza. Altrimenti, è possibile mandare un lander sulla superficie dell’oggetto per poi condurre delle analisi in loco, come è stato fatto durante la missione Rosetta, a cui la nostra università ha partecipato.

La missione OSIRIS-REx è invece una delle poche missioni di sample-return, che sono complesse e molto costose, ma che danno la possibilità di esaminare in laboratorio i campioni raccolti. Quando si studia il materiale spaziale in loco, si è spesso limitati dagli strumenti che si utilizzano. Con lo spettrografo, che è un analizzatore di massa, è infatti possibile analizzare la luce che l’oggetto riflette e da quello desumere la composizione, ma non è sempre semplice, perché i risultati possono essere difficili da interpretare.

Le più importanti missioni di sample-return sono quelle condotte sulla Luna, che hanno permesso di portare sulla Terra del materiale lunare come polveri e rocce. A dicembre, inoltre, dovrebbe rientrare nell’atmosfera la capsula Hayabusa 2, che contiene campioni raccolti su un asteroide analogo a Bennu”, conclude la professoressa Lazzarin.

Quali sono le nuove conoscenze che potranno essere acquisite grazie all’analisi dei campioni raccolti dalla sonda OSIRIS-REx della NASA? E perché le missioni di sample-return come questa destano un particolare interesse per i ricercatori?

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Image Credit: NASA/Goddard/University of Arizona
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