Tesoro, mi si sono ristrette le balene (ma non c’è da ridere)mattia
Mer, 06/09/2021 – 13:14


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Francesca Buoninconti

Tesoro, mi si sono ristrette le balene”: potremmo dire così parafrasando il titolo della commedia fantascientifica della Walt Disney. Gli esemplari di balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) che oggi nuotano nel Nord Atlantico, infatti, sono decisamente più piccoli di quelli nati 40 anni fa. Un metro in meno, circa, che però fa la differenza: aumenterebbe il pericolo di restare impigliate nelle reti da pesca e diminuirebbe la loro capacità di riprodursi. A metterlo nero su bianco sulle pagine di Current Biology è un team di cetologi guidati da Joshua D. Stewart della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) americana.

Lunghe fino a 17 metri e pesanti fino a 70 tonnellate, le balene franche nordatlantiche sono riconoscibili per quella loro “bocca all’ingiù” e la testa con le tipiche callosità bianche perché ricoperte dai pidocchi delle balene. Ma sono anche tra le più minacciate al mondo: si calcola che nel nord dell’oceano Atlantico vivano meno di 366 esemplari. Una piccola popolazione migratrice che trascorre l’estate nel mare del Labrador, per alimentarsi, e d’inverno raggiunge il largo della Georgia e della Florida per riprodursi.

Sin dagli anni ’80 questa popolazione di balene franche nordatlantiche è stata monitorata costantemente: via mare, i cetologi hanno registrato dati sull’età, le dimensioni e la salute degli individui. Dai primi anni Duemila, però, Joshua D. Stewart e i suoi colleghi della NOAA, del New England Aquarium, dell’Oregon State University e della Woods Hole Oceanographic Institution, hanno continuato questo immane lavoro affidandosi alle fotografie aeree, scattate da piccoli aerei e droni telecomandati.

SCIENZA E RICERCA

«Ai velivoli convenzionali utilizzati nei primi anni 2000, abbiamo affiancato i droni: in questo modo siamo riusciti a raccogliere i dati e misurare le dimensioni senza che le balene se ne accorgessero, semplicemente facendo volare una telecamera sopra di loro» spiegano gli autori. Ma i risultati di queste misurazioni non raccontano nulla di buono.

Dai dati raccolti su circa 130 esemplari, infatti, è emerso che in media una balena franca nata nel 2019 è circa un metro più corta di una balena nata nel 1981. In pratica la lunghezza di questi cetacei è diminuita in media del 7% in 40 anni. «Ma questa è solo la media: ci sono anche alcuni casi estremi in cui le giovani balene sono diversi metri più piccole del previsto» ha sottolineato Joshua D. Stewart. E poi ha aggiunto: «eventi come questo sono stati documentati in specie commerciali fortemente sfruttate, in particolare nei pesci, ma per quanto ne sappiamo questa è la prima volta che questo fenomeno viene osservato in un grande mammifero».

Ma c’è di più, perché mentre dal 1980 a oggi la stazza di questi cetacei è diminuita, nello stesso lasso di tempo è aumentato il tasso di quelle che sono rimaste impigliate nelle reti e negli attrezzi utilizzati per la pesca. Questi entaglement – questo il termine tecnico – rappresentano la principale minaccia per questi cetacei protetti: quasi la metà di tutti i casi di mortalità delle balene franche del Nord Atlantico dal 1970 è dovuta ad eventi del genere.

«Gli entanglemnet in attrezzi da pesca in questa popolazione sono purtroppo abbastanza comuni e sono aumentati negli ultimi decenni», ha confermato Stewart. «Una volta impigliati, questi cetacei o finiscono per morire soffocati oppure sono costretti a portarsi dietro una zavorra: una rete impigliata nella coda o nelle pinne. Questo vuol dire che devono consumare molta più energia per svolgere le loro normali attività. Energie che invece potrebbero destinare alla crescita o alla riproduzione».

Proprio le ridotte dimensioni delle moderne balene franche potrebbe essere quindi un ulteriore svantaggio: più sono piccole e più sono alte le probabilità di impigliarsi nelle reti da pesca. Senza contare che «più sei piccolo, meno riserve energetiche hai e più difficile potrebbe essere sopravvivere a un serio entanglement» ha spiegato Stewart. E addirittura questi entanglement, sottraendo energie alla crescita e alla riproduzione, potrebbero alimentare questo “rimpicciolimento delle balene”: è un cane che si morde la coda.

L’entaglement però non sarebbe l’unico fattore in grado di spiegare questo rimpicciolimento delle balene franche: dai dati del monitoraggio è emerso che anche l’inquinamento acustico e le collisioni con navi e pescherecci hanno un impatto importante.

Certo è che, secondo il team di cetologi guidati da Stewart, la riduzione delle dimensioni delle balene franche nordatlantiche potrebbe inficiare la loro stessa sopravvivenza e il loro successo riproduttivo. Inoltre se per questa specie «abbiamo un set di dati incredibilmente dettagliato che copre quattro decenni e siamo in grado di esaminare direttamente come questi impatti stanno influenzando i tassi di crescita. Non è lo stesso per altre specie, che potrebbero essere colpite in modo simile, ma noi semplicemente non abbiamo i dati per dimostrarlo» ha continuato Stewart.

Per questo è quanto mai urgente ridurre l’impatto delle reti, degli attrezzi da pesca e della navigazione: ridurre la velocità delle navi, utilizzare metodi di pesca alternativi e reti con funi meno resistenti o senza funi, come ha suggerito la coautrice dello studio Amy Knowlton, del New England Acquario di Boston.

Gli esemplari di balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) che oggi nuotano nel Nord Atlantico, infatti, sono decisamente più piccoli di quelli nati 40 anni fa. Un metro in meno, circa, che però fa la differenza: aumenterebbe il pericolo di restare impigliate nelle reti da pesca e diminuirebbe la loro capacità di riprodursi
Un esemplare di Eubalaena glacialis

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Un esemplare di Eubalaena glacialis
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