Le auto guideranno da sole, ma con quali responsabilità?mattia
Ven, 11/09/2018 – 11:54


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Luciano Butti

In un futuro non lontano, la tecnologia sarà tale da consentire la diffusione di veicoli capaci di guida autonoma, anche in situazioni critiche. Veicoli driverless, vale a dire senza conducente. Non saremo noi a guidare le auto, ma verremo guidati da esse. È il futuro della circolazione automobilistica, e non solo. 

In una prima fase, un conducente abilitato dovrà comunque essere presente al posto di guida: potrà svolgere attività lavorative o ludiche, ma dovrà essere sempre disponibile a riprendere il controllo del veicolo se richiestone dal sistema informatico o dalle circostanze. In una seconda fase, meno lontana di quanto si potrebbe immaginare, non vi sarà alcun conducente, ma soltanto passeggeri di un veicolo interamente gestito dalla tecnologia.

I vantaggi per la sicurezza della circolazione saranno di notevole portata. Le statistiche più accreditate sulle cause di questi incidenti li attribuiscono, in circa il 90% dei casi, a comportamenti inappropriati o a distrazione del conducente. Solo nel 2% circa dei casi, la responsabilità viene attribuita a difetti tecnologici del veicolo (che in buona parte, peraltro, dipendono da inadeguata manutenzione). 

Con la diffusione su larga scala della tecnologia driverlessla diminuzione del numero e della gravità degli incidenti sarà drastica: questo viene indicato da tutte le previsioni scientifiche indipendenti attualmente disponibili. Vi sono, inoltre, diversi altri vantaggi legati all’introduzione di questa tecnologia. Basti pensare alla estensione della mobilità alle persone prive di patente o alla riduzione dello stress collegato, in determinati contesti, alla guida. 

Dal punto di vista ambientale, non sono invece certi gli impatti della guida autonoma in termini di riduzione o di aumento delle emissioni (a parità di evoluzione tecnologica del tipo di propulsione). Secondo la maggior parte della letteratura, si potranno avere importanti effetti ambientali positivi se – e soltanto se – la diffusione dei veicoli a guida autonoma si accompagnerà alla diffusione dell’auto condivisa. In altre parole, se si passerà dall’auto come oggetto da possedere privatamente all’auto come servizio da condividere, in una prospettiva di integrazione con il trasporto pubblico.

I principali problemi da superare per la diffusione commerciale, in tempi non troppo lontani, di questa tecnologia sembrano peraltro di natura giuridica ed etica. In particolare, si porranno rilevanti difficoltà nella regolamentazione delle responsabilità legali in caso di incidente. Ed occorrerà un notevole sforzo di approfondimento e di creatività anche dal punto di vista etico-filosofico, nella fase di impostazione degli algoritmi destinati ad indicare le scelte da compiere in situazioni critiche (etica degli algoritmi).

Nel valutare e tentare di risolvere le difficoltà giuridiche ed etiche cui si è accennato, andrà considerato che la progettazione degli algoritmi per i sistemi autonomi (quali le auto autonome) avviene oggi nel quadro del Machine Learning: nel quadro, quindi, di una tecnologia adatta a creare sistemi autonomi capaci di imparare attraverso l’esperienza e conseguentemente di adottare decisioni caratterizzate da un largo grado di autonomia, e non sempre prevedibili. 

Per quanto riguarda in particolare le responsabilità legali in caso di incidenti che coinvolgano auto autonome, occorre distingure fra l’aspetto civilistico-risarcitorio e quello connesso alle responsabilità penali.

Dal punto di vista civilistico, è prevedibile che – anche grazie alla riduzione dei costi connessa alla diminuzione drastica degli incidenti – le imprese di assicurazione accetteranno di provvedere ai risarcimenti sulla base di criteri oggettivi, a prescindere quindi dalla dimostrazione di una specifica responsabilità colposa del progettista del software o del costruttore del veicolo autonomo.

Più complessa sarà la regolamentazione delle possibili responsabilità penali. Oggi, in caso di incidente stradale, il processo penale riguarda nella maggior parte dei casi soltanto uno dei conducenti dei veicoli coinvolti nell’incidente. Nel nostro futuro senza conducenti umani, invece, la responsabilità penale potrebbe in astratto riguardare, in ogni caso di incidente dovuto a difetti del veicolo autonomo, il produttore del veicolo o il progettista del software.  Una responsabilità penale del produttore del veicolo o del progettista del software dovrebbe a mio avviso essere possibile soltanto in presenza (in aggiunta, ovviamente, al nesso causale) di almeno una delle seguenti condizioni:

– Mancato rispetto delle linee guida internazionali in fase di sviluppo del software di guida autonoma;

– Decisione ‘irragionevole’ del sistemna autonomo, dove la ragionevolezza deve essere valutata tenendo conto del livello di informazioni e di esperienza di cui il sistema stesso disponeva (teoria dell’algoritmo ragionevole);

– Diffusione sul mercato (o mantenimento nel mercato) della tecnologia driverless in questione in assenza di un significativo miglioramento della sicurezza della circolazione nel suo complesso (aspetto probabilistico);

– Violazione, da parte del sistema autonomo, del principio di Non-Discriminazione.

SOCIETÀ

In un futuro non lontano, la tecnologia sarà tale da consentire la diffusione di veicoli capaci di guida autonoma, anche in situazioni critiche. Veicoli driverless, vale a dire senza conducente. Non saremo noi a guidare le auto, ma verremo guidati da esse. È il futuro della circolazione automobilistica, e non solo
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