Anziani, una fragile risorsa bianca.pezzini
Gio, 11/19/2020 – 08:20


Italian

Bianca Maria Pezzini

Di solito tendiamo ad associare l’età anziana a una fase passiva dell’esistenza, segnata dal bisogno di assistenza, dalla marginalità sociale e da una sostanziale inattività. Questa concezione però, per quanto in parte veritiera, non rispecchia del tutto la realtà attuale. Oggigiorno infatti, non sempre coloro che per la società sono considerati anziani si rivelano necessariamente persone bisognose di cure. Come spiega la professoressa Monica Santoro, docente di sociologia della famiglia e dei cicli di vita all’università degli studi di Milano “il progressivo allungamento e miglioramento delle condizioni di vita ha fatto sì che coloro che prima venivano considerati anziani, ora sono ritenute persone che possono tranquillamente svolgere attività quotidiane importanti per la comunità”. Pertanto, chi ha varcato la soglia della pensione, benché non risulti più attivo sul piano lavorativo, può esserlo in altri ambiti.

SOCIETÀ

Si prospettano dunque due figure di anziano: da una parte una persona fragile, spesso sola, che necessita di tutele; dall’altra un individuo perfettamente operativo e pieno di risorse. A volte i due aspetti coesistono: “Alcuni anziani” afferma Santoro “possono essere molto attivi nella vita quotidiana, ma allo stesso tempo essere soli all’interno delle mura domestiche, ovvero privi di una rete di solidarietà che, in un certo senso, li protegga”. In quest’ultimo caso rappresentano una significativa risorsa sia familiare che collettiva. In una società come la nostra, che invecchia sempre di più, i senes, e in particolare coloro che hanno perso o non hanno mai goduto di legami di amicizia, rappresentano una vera e propria opportunità per le famiglie: i nonni, prima ancora che dei nipoti, spesso si occupano dei figli nel momento in cui questi, seppur divenuti autonomi, sono così impegnati nella vita lavorativa da aver necessità di delegare mansioni domestiche e altre faccende. Non bisogna poi dimenticare un elemento: “Oggi in Italia gli anziani rappresentano una categoria in grado di redistribuire ricchezza” sostiene Santoro. “Si tratta infatti di persone che spesso riescono a offrire sostegno economico perché nell’arco della loro vita sono riuscite a risparmiare, trasformandosi così in risorsa stabile per figli e nipoti”. Inoltre, rivestono una funzione importante anche sul piano economico: a loro viene infatti riservata tutta una serie di prodotti per migliorarne la qualità di vita, senza contare poi le varie attività di svago che mirano a far loro riscoprire una nuova socialità quando questa manca.

Un ulteriore contributo è stato infine messo in luce dall’emergenza sanitaria in atto: se da una parte si sono rivelati la fascia di popolazione più a rischio e quindi bisognosa di maggiori tutele, dall’altra se ne è riscoperto il prezioso valore collettivo. “Quando gli anziani erano pochi perché una persona non aveva una prospettiva di vita così lunga, si riconosceva loro una saggezza fondata su un’esperienza che i giovani o i giovani adulti non possedevano e che si traduceva spesso anche in competenze specifiche. Nella drammatica situazione che stiamo vivendo si è recuperato proprio questo aspetto: grazie alla professione precedentemente svolta, gli anziani stanno fornendo un significativo contributo alla collettività, mettendo a disposizione competenze che essa non padroneggia pienamente” spiega Santoro.

Prima o poi è però inevitabile che i problemi di salute diventino così importanti da richiedere un sostegno costante. “Nel nostro paese gli anziani vengono inseriti in case di riposo solo quando raggiungono lo stadio in cui non sono più autosufficienti. Questo capita perché si preferisce tenere a casa il familiare e assisterlo indirettamente, affidandosi a una terza persona, in modo da riuscire a mantenere contatti regolari, quotidiani e sostenerlo affettivamente”. Il ruolo che la famiglia ricopre nella gestione dei “non più giovani” si rivela pertanto fondamentale, ma a volte non basta e purtroppo in questi casi lo sforzo non è coadiuvato da un valido supporto statale che, al contrario, risulta pressoché inesistente. “In generale, la caratteristica del welfare italiano” illustra Santoro “è quella di fornire scarsi aiuti alle famiglie tanto per gli anziani quanto per i bambini – non è un caso che il tasso di fecondità in Italia sia molto basso. Il problema è che si sente la mancanza di un’adeguata assistenza quotidiana nel momento in cui l’anziano va incontro a problematicità serie, a malattie croniche-degenerative qual è ad esempio l’alzheimer; patologie che costituiscono un peso gravoso per la famiglia”. Da questo punto di vista lo Stato dovrebbe offrire più sevizi, anche perché è necessario considerare un altro aspetto: diminuiscono sempre più le famiglie in grado di fornire assistenza ai loro anziani. “Sebbene nel nostro paese il tasso di occupazione femminile rientri tra quelli più bassi d’Europa” prosegue Santoro “le donne italiane saranno gioco-forza sempre più occupate nel mercato del lavoro. Allo stesso tempo, in regime di bassa fecondità, gli anziani potranno contare su un ristretto numero di parenti e quindi si porrà il problema di come tutelare la rete di solidarietà familiare che adesso, sebbene con le sue criticità, riesce ancora a far fronte alle loro esigenze. Infatti non contempliamo l’idea dell’anziano davvero solo: nel nostro immaginario l’età della vecchiaia è accompagnata dalla presenza di qualche familiare in grado di aiutare”.

Di certo l’Italia è ancora ben distante dal concepire, anche solo a livello di sviluppo edile, modelli come quelli nordici che prevedono la costruzione di condomini destinati esclusivamente agli anziani, ai quali viene inoltre fornita regolare assistenza sanitaria. Tuttavia, presto o tardi la questione dovrà essere affrontata: il nostro paese rientra tra gli stati con una delle popolazioni più anziane su scala mondiale, anche se l’invecchiamento demografico è un fenomeno che investe tutti i paesi sviluppati. La longevità rappresenta sicuramente un segno positivo per la nostra società perché significa vita migliore e più lunga, ma, allo stesso tempo, presenta sfide e opportunità che bisogna comprendere appieno e cogliere in maniera proficua.

Negli ultimi decenni gli anziani sono diventati sempre più visibili, non solo perché si è ridotto il tasso di natalità, ma anche perché di fatto sono di più rispetto a quanti non fossero un tempo. Il fenomeno sta modificando la struttura familiare e sociale e ci porta a riconsiderare il loro ruolo all’interno della collettività. Ne abbiamo parlato con la professoressa Monica Santoro
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