Dei 20 obiettivi per proteggere la biodiversità in 10 anni non ne è stato raggiunto nessunoantonio.massariolo
Lun, 09/21/2020 – 11:23


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Antonio Massariolo

Su venti obiettivi a livello globale sono solamente 6 quelli raggiunti, ed anche in modo parziale. A dirlo è il Global Biodiversity Outlook 5 (GBO-5), pubblicato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica. Era il 2010 quando i circa 200 Stati che compongono la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica avevano ideano il Piano strategico per la biodiversità 2011-2020.

Venti obiettivi, chiamati anche Aichi Targets, dal nome del luogo dove si era tenuta la decima Conferenza delle Parti della Convenzione, cioè a Nagoya, nella Prefettura di Aichi in Giappone. Venti obiettivi dei quali di fatto nessuno è stato veramente raggiunto, con il risultato che la biodiversità è in declino ad un ritmo senza precedenti e non ci può essere contrasto al cambiamento climatico senza il raggiungimento di questi 20 target.

Gli obiettivi

Dalla sensibilizzazione riguardo ai valori della biodiversità fino all’abolizione dei sussidi dannosi alla stessa, dall’accrescimento della conoscenza sulle specie a rischio fino alla mobilizzazione delle risorse finanziarie per un’attuazione efficace del Piano strategico per la biodiversità 2011-2020, gli obiettivi di Aichi erano tanto chiari quanto ambiziosi. 

SCIENZA E RICERCA

Di questi 20 targets però, dopo dieci anni, non resta che l’ambizione. Nessuno di questi obiettivi infatti nell’ultimo decennio è stato raggiunto in modo completo. Entrando nel dettaglio di questa speranza decennale però, vediamo come i 20 targets fossero di fatto suddivisibili in 60 altri piccoli obiettivi. Di questi solo sette sono stati raggiunti ed altri 38 mostrano dei piccoli progressi.

A cercare qualcosa di positivo quindi, possiamo vedere come il tasso di deforestazione sia diminuito a livello mondiale di circa un terzo rispetto al decennio 2000-2010. Le aree protette terrestri sono aumentate tra il 10 ed il 15%, mentre quelle oceaniche tra il 3 ed il 7%. Sono stati avviati anche dei processi di eradicazione delle specie aliene e gran parte dei paesi hanno introdotto in questi ultimi 10 anni delle misure per tutelare la biodiversità. Misure sicuramente ancora insufficienti, visto anche il quadro generale, quindi questi devono essere considerati solo dei piccoli e lenti passi in una gara che dovrebbe vederci tutti correre verso la tutela della biodiversità.

Di lavoro da fare ce n’è ancora molto ma non è tutto negativo. In media infatti, i paesi che hanno ratificato gli accordi riferiscono che più di un terzo di tutti gli obiettivi nazionali sono sulla buona strada per essere raggiunti (34%) o superati (3%).  Solo l’11% degli obiettivi nazionali poi, non mostrano progressi significativi. Ancora poco, visto che gli Aichi targets non sono dei traguardi a favore di qualche singolo stato, bensì sono delle azioni concrete che devono essere messe in pratica per migliorare, e per certi versi salvare, la vita di tutti noi, cittadini del mondo. 

Scenari futuri

Nello scenario business as usual il trend che abbiamo visto negli ultimi dieci anni dovrebbe continuare fino al 2050. Uno scenario che conosciamo bene perché si lega agli allarmi sulla crisi climatica che da anni la scienza sta lanciando. Il declino della biodiversità interesserà tutti, ma avrà un effetto particolarmente dannoso sulle popolazioni indigene e sulle comunità locali, dato che loro si affidano proprio alla biodiversità per il proprio benessere.


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La situazione come abbiamo capito, è grave ma non ancora irreversibile. Le evidenze infatti dimostrano che, nonostante il fallimento del raggiungimento degli obiettivi del Piano strategico per la Biodiversità 2011-2020, non è ancora troppo tardi per invertire l’attuale tendenza. E’ necessario però prendere di petto la situazione ed iniziare ad attuare azioni concrete e chiare, azioni che di fatto sono spesso sovrapponibili a quelle dell’Agenda 2030

Riassumendo quindi, il Global Biodiversity Outlook stila una lista di cose da fare per arrivare al 2050 con una situazione migliore dell’attuale. In primis bisognerebbe conservare la biodiversità con azioni a livello locale, aumentando le aree protette ed attuando azioni efficaci di conservazione, ripristinando su larga scala habitat degradati.

Contrastare la crisi climatica poi, è un obiettivo fondamentale da raggiungere anche, e non solo, per la tutela della biodiversità. Ridurre l’inquinamento poi sembra essere, anche in questo caso una conditio sine qua non. Anche l’alimentazione ha i suoi effetti quindi un cambiamento sembra essere necessario sia per quanto riguarda l’adozione di metodi agricoli diversi sia per quanto riguarda la produzione stessa dei beni.

Come abbiamo capito sono tutte azioni necessarie e collegate tra loro. Non esiste infatti un obiettivo perseguibile senza cambiare anche i nostri stili di vita. 

Era il 2010 quando i circa 200 Stati che compongono la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica avevano ideano il Piano strategico per la biodiversità 2011-2020. Nessuno di quegli obiettivi è stato ancora raggiunto

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